martedì 12 luglio 2022

EMERGENZA SOCIALE ? NON SERVONO SOLO AZIONI DI RIDUZIONE DEL DANNO !

 

La Stampa’ di sabato 9 agosto raccoglie, in due pagine, l’orientamento dei nuovi eletti in Consiglio Comunale sul tema dell’emergenza casa. Una sorta di presentazione della nuova Assessora alle politiche sociali, la signora Zollo, nonché dei suoi più sperimentati sponsor, il signor Verrua e la signora Cotto. Quest’ultima dà il tono alla musica del nuovo governo cittadino, nonché alla composizione delle due pagine del giornale. La narrazione dell’ex Assessora non si discosta di una virgola dalle innumerevoli precedenti. Potremmo dire che attraversa, sempre uguale, intere fasi storiche e cicli geologici. Dalla crisi del 2008 dei subprime alla presente crisi sociale, passando dall’olocene all’antropocene, preciserebbe Mercalli.

Così, come si legge nella intervista, la “casa delle donne e dei bambini”, viene riaccreditata come una delle risposte all’emergenza di “casa e povertà”. In realtà, come già abbiamo detto in altre occasioni, si tratta di un provvedimento che procede per separazioni e disciplinamenti: donne e bambini da una parte e uomini in improbabili dormitori, autorizzati ad incontrare i loro familiari solo in certe ore del giorno. Se ne dovrebbe dedurre che la proprietà privata è sacra, la famiglia no.

Dunque è dal 2008 che la crisi sociale si aggrava, in un contesto nazionale che ne mette drammaticamente in luce le dinamiche sociali e culturali. C’è stata, tra il 2021 e il 2022, una esplosione senza precedenti delle disuguaglianze e delle povertà, documentata dall’Istat appena qualche giorno fa. Così pure, sono decenni che i bandi per le case popolari non danno il via a delle assegnazioni ma a delle scommesse: scommesse sulla modestia del reddito, sulla composizione del nucleo famigliare e, con un definitivo distacco dai valori costituzionali e dalle norme della legge 3/2010, anche sulla differenza etnica.

Una emergenza senza fine, tenuta sotto controllo per decenni facendo funzionare come dispositivi di assoggettamento i bandi, le graduatorie, le “azioni di riduzione del danno”, nonché la filantropia della “banca del dono” e della “mensa sociale”. Nel corso di questi decenni, il diritto all’abitare è stato consegnato alla retorica, cioè sottratto ad una pratica sociale conseguente insieme agli articoli della Costituzione che gli facevano da sottostante, vale a dire l’art. 2 (che garantisce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo sia come individuo associato), l’art. 3 (che impone alla Repubblica la rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitano di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini), l’art. 42 (che assicura la funzione sociale della proprietà pubblica e privata). Un costituzionalismo che l’attuale Papa richiama nei punti 116 e 117 della enciclica Fratelli tutti, sviluppandone le norme nel segno dei beni comuni e della uguaglianza di fatto.

 

A conferma di quanto detto, la annunciata riapertura del cantiere di via Ungaretti prevede un drastico ridimensionamento degli alloggi di Erp del progetto originario a favore dell’edilizia convenzionata. Una risposta di mercato al bisogno abitativo di un ceto medio in gran parte impoverito. Ci pare evidente l’intenzione di decimare, nel senso proprio del termine, le centinaia di aspiranti assegnatari della graduatoria Atc. Analogamente si procede con il progetto della Zona Enofila, in cui la già programmata riqualificazione energetica degli edifici non cancella i confini della povertà, dell’esclusione sociale, delle varie fragilità che lì vengono confinate. Da novecentesco welfare della fabbrica storica a ghetto. Questa è la trasformazione che è avvenuta lì e che nessuno degli intervistati disconferma.

Ma le immagini che corredano le due pagine evocano manifestazioni per il diritto all’abitare, svoltesi in più luoghi della città nel 2010. Più precisamente in Piazza. S. Secondo, e nella casa (di proprietà del demanio) di via Allende, allora sottratta all’abbandono con l’occupazione da parte di un collettivo di famiglie. Tali immagini rimandano ad una fase storica ormai consumata ed evocano i suoi protagonisti: un’associazione - Il Coordinamento Asti Est - e diversi collettivi di famiglie sfrattate e senza alternativa abitativa. Protagonisti condotti alla sconfitta con processi, delegittimazioni e azioni repressive sistematiche.

Anche i poteri politici e amministrativi non sono rimasti gli stessi. Dal 2010 sono passati ben 12 anni però quelli nuovi, il Sindaco Rasero e i suoi assessori, esattamente come quelli di allora, si tengono lontani da ogni pratica sociale partecipativa, accompagnando/favorendo/legittimando a colpi di varianti del PRG, i flussi del capitale finanziario. Vale a dire Whirlpool e Poltrone Sofà a gogò, con le annesse cessioni di sovranità cittadina e di territorio.

Il Coordinamento Asti-Est che di quella fase, con centinaia di famiglie sfrattate e sotto sfratto, è stato uno dei protagonisti, è oggi una componente della cittadinanza attiva di Asti. In questo ruolo non ripropone se stesso ma si riconosce in quell’insieme di pratiche sociali che portano in sé l’annuncio e la speranza di una società liberata dal dominio della merce, composta da individui cooperanti e solidali. “Dalla società del profitto alla società della cura”, c’è scritto infatti nel logo dell’Associazione. Non ci facciamo arruolare come “risorsa” delle politiche di “riduzione del danno”. Pur non sottraendoci al confronto e alla discussione, restiamo fedeli al nostro atto costitutivo, ci consideriamo risorsa di una buona politica sociale e di una non astratta cultura dei diritti.

Il Prefetto e il Viceprefetto, qualche giorno fa, ne hanno preso atto. Una sintesi del nostro orientamento, lo stesso che anima centinaia di iniziative sul tema dell’emergenza casa su tutto il territorio nazionale, è rimasta sul suo tavolo. Abbiamo sollecitato ovviamente la costituzione di una “cabina di regia” per l'esecuzione degli sgomberi e degli sfratti, con le graduazioni e le azioni supplementari necessarie per garantire “il passaggio da casa a casa”. Come è noto, a partire dal 1° luglio sono riprese le esecuzioni degli sfratti, in applicazione delle sentenze emesse fino al 29 febbraio 2020. Inoltre, per le sentenze emesse oltre quella data, le esecuzioni sono riprese con le scadenze del 30 settembre 2021 e del 31 dicembre 2021.

Ma quelle immagini riportate da ‘La Stampa’ mostrano, forse involontariamente, una percezione del tempo non cronologica. E’ quella di Salvador Dalì, con gli orologi che si liquefanno, quella di Ernst Bloch quando argomenta che la storia “non è un catalogo e neppure una fila indiana”. La storia può conservare le tracce di un futuro possibile. Dalle sue macerie, può sorgere inaspettatamente una esperienza “con i colori dell’alba di un nuovo giorno” (Ernst Bloch “Filosofia del Rinascimento). Quel genere di esperienza descritta da John Reed ne “I dieci giorni che sconvolsero il mondo”. Oppure quella libertaria e autogestionaria della Comune di Parigi, analizzata con straordinario acume intellettuale da Carlo Marx (Karl Marx “La guerra civile in Francia 1870-71”).

Siamo sicuri che anche nel capitalismo delle piattaforme, dei flussi del capitale finanziario, sia possibile cogliere le tracce di un futuro possibile. Nella tecnologia degli algoritmi e delle identità digitali, nella cooperazione che implica l’uso delle “piattaforme”. E’ dentro quel capitalismo, dentro le sue attuali opacità, dentro le disuguaglianze che ha moltiplicato con la pandemia e la guerra, che ci ostiniamo, con la nostra narrazione e i nostri legami sociali, a cercare le tracce di un futuro possibile. Accompagnati dallo sguardo utopico di Ernst Bloch e dall’acume intellettuale di Carlo Marx, dalla stima e dall’affetto delle persone con le quali ci siamo accompagnati e che ci accompagnano.

Asti, 13 luglio 2022

COORDINAMENTO ASTI EST

venerdì 29 aprile 2022

NON ARMI SI NEGOZIATO-FERMARE LA GUERRA


25 aprile 2022: un appuntamento importante per tutti coloro che vogliono far sentire la voce della pace, della condanna della guerra, dell'alternativa a un mondo fondato sulle armi e la sopraffazione.

Uniamo i nostri propositi a quelli che in questo momento si stanno esprimendo su tutto il territorio nazionale (Gkn di Campi Bisenzio, Anpi, la Cgil, i promotori della Perugia Assisi, le vie crucis promosse dal Papa e una vasta area di associazionismo laico, cattolico, femminista) per la condanna della guerra e l’attivazione di un negoziato tra le parti in conflitto. Esprimiamo solidarietà alla popolazione ucraina sconvolta da una guerra di aggressione e ai pacifisti russi incarcerati dal regime di Putin.

Come esprimiamo solidarietà al popolo curdo, nuovamente sotto l’attacco delle bombe di Erdogan, al popolo palestinese, ristretto in enclave soffocanti e assassine e a tutti i popoli che stanno soffrendo gli attacchi militari di eserciti che si muovono ai margini di una diffusa diplomazia imperialista.

Al tempo stesso ci ostiniamo nella ricerca di un negoziato e di una soluzione politica alla guerra, convinti che tale soluzione sia l’unica possibile per mettere fine ai drammi, alle sofferenze, alle disumane privazioni, delle popolazioni civili dell’Ucraina. La via principe, riteniamo sia quella dell’uscita dalla NATO, al più presto, senza SE e senza MA, auspicandone lo scioglimento.

Siamo in un Paese già messo in ginocchio economicamente e socialmente dalla pandemia ed ora, l’economia di guerra imposta dal governo, con le sanzioni alla Federazione Russa e l’invio di armi all’esercito ucraino, annuncia l’inasprirsi delle ingiustizie e delle disuguaglianze. Aumenteranno i disoccupati ed aumenteranno tutti coloro che, pur lavorando, hanno già adesso uno stipendio da fame. Per questa parte di popolazione costituirà un problema pagare le bollette della luce e del gas, conservare la propria abitazione, avere un servizio sanitario pubblico appena decente. Così pure si aggraveranno le condizioni del personale della scuola pubblica e degli studenti-esse che già adesso, subiscono gli effetti di un sapere mediato da tecnologia e pretese di efficientismo educativo.

Ignorando questa realtà, un Parlamento sempre più orientato dalla governance neo-liberale, senza alcuna considerazione per l’assemblea delle Nazioni Unite in cui i Paesi più popolosi del pianeta non hanno votato le sanzioni auspicando una soluzione politica del conflitto ucraino, ha votato un aumento delle spese militari che passerà da 25 miliardi a 38 miliardi di euro entro il 2024 con un aumento del 50%, cifra che equivale ad una spesa di 104 milioni di euro al giorno.

Una folle deriva bellicista che va contrastata rendendo visibile nelle strade, nelle piazze e nei conflitti che già si aprono lungo la filiera della economia neo-liberale, una opposizione finora rimasta sottotraccia, dispersa in mille rivoli, priva di potere politico.

 Coordinamento Asti-Est 

Associazione in movimento per il diritto all’abitare

"Noi le case le vogliamo veder costruite/ristrutturate e abitate, non distrutte dalle bombe degli eserciti"

domenica 17 ottobre 2021

RIMUOVERE POVERTÀ E DISUGUAGLIANZE

In Italia sono 5,6 milioni le persone in povertà assoluta. Sono 8 milioni le persone che vivono in povertà relativa. 1 persona su 3 è a rischio esclusione sociale. Sono i dati che fornisce la rete che promuove questa iniziativa ed è accertato che la loro distribuzione sul territorio nazionale si condensa nelle città grandi e medie. Asti è tra queste ultime e la popolazione a rischio di esclusione sociale si condensa soprattutto nelle periferie, attorno agli insediamenti di edilizia residenziale pubblica.

I dati forniti dagli enti, Comune ed Atc, vale a dire 647 famiglie in lista d’attesa nella graduatoria Atc e un patrimonio di edilizia residenziale pubblica di 1600 alloggi in gran parte vetusto, con decine di alloggi inutilizzati e altre decine utilizzati male, sono dati più che sufficienti per descrivere la situazione, ma non ne colgono le dinamiche. 

martedì 31 agosto 2021

DESTINATARI DI AZIONI ALTRUI

 

Frequento il bar di via Monti dal 95, ultimamente con qualche esitazione, perché ogni volta che varco quella soglia mi si apre un tunnel temporale su una realtà sociale assai diversa dalla presente. I rapporti che prima avevo intensissimi, nella sede del Coordinamento con gruppi di assegnatari o aspiranti assegnatari o, in tempi più recenti, era il 2008, nelle sedi della “programmazione partecipata” del Piano di Recupero Urbano (Centro sociale, Circoscrizione, scuola Gramsci), si sono ridotti al “ciao pascià”, o qualche altro nomignolo identificativo di una antica consuetudine, indirizzato a qualcuno spaparanzato ad un tavolino, seguito dal classico “chi non muore si rivede”.

Ciò che è sparito nel quartiere, non certo per mano divina, sono le forme di soggettività vissute in fabbrica e nel sindacato, scandite dai momenti dell’assemblea e del conflitto. Negli anni 90 ancora vi perduravano sebbene estenuate, più memoria di una generazione che già andava popolando la categoria dei pensionati, che motore della economia reale. Insomma, nel quartiere c’erano ancora brandelli di “autogestione”; c’era ancora un “noi” che escludeva derive piccolo borghesi, come le stigmatizzavamo allora, che conducevano “ognuno raccolto nel suo povero piccolo io”, ad una solitudine, somma di sentimenti negativi.

L’ASSEDIO

La discussione sul ventennale del G8, promossa da alcuni protagonisti di quell’evento, proprio nel luogo fisico, il Diavolo Rosso, dove nel corso di quel lontano 2001 i “movimenti” astigiani posero i preliminari delle loro drammatiche giornate di Luglio, è stata molto più celebrativa di quanto gli stessi promotori avessero voluto.

Nella ricostruzione degli scenari di Genova e dintorni, che via via gli interventi componevano si è smarrita oppure è rimasta sullo sfondo senza particolare significato, la sfida radicale ai poteri della globalizzazione neoliberista condotta in quei giorni dal “movimento dei movimenti”; da quel soggetto collettivo che, dal Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre, con straordinaria ricchezza di pratiche sociali e di conoscenze, andava tracciando il futuro di “un altro mondo possibile”.

Più precisamente sono rimaste sullo sfondo le azioni dei “gruppi tematici” che nella giornata del 20 luglio, la stessa dell’assassinio di Carlo Giuliani, muovendosi da punti diversi della città, si sono diretti all’assedio della linea rossa, violandone più o meno simbolicamente le barriere. Dagli eredi della Comune di Parigi, a quelli della Riforma, dai militanti di Casarini, alle suore digiunanti del Cristo “campesino”, ciascuno in relazione alla propria esperienza e cultura, tutti hanno sperimentato la relazione “violenta”, implicita nel proposito di porre l’assedio alla cittadella dei ricchi. Dalla parte dei manifestanti, non una passeggiata ma contrasti, superamento di confini, presidi, occupazioni, ripiegamenti, ostruzionismo, sabotaggio nonché la fuga. Tutte le forme della resistenza attiva, agita con i corpi e infine sopraffatta dall’attacco violento delle varie polizie.

mercoledì 18 novembre 2020

LA SOCIETÀ DELLA CURA

 

L’epidemia da Covid 19 ha messo drammaticamente in luce il carattere predatorio, di natura e umanità, del presente sistema neo-liberale. La gran parte della cittadinanza attiva della città ha mostrato di averne consapevolezza organizzando, nel corso dei mesi da marzo ad oggi, iniziative di difesa dei valori civici e dei diritti costituzionali e confermando il carattere fondativo di tutte le pratiche sociali a quelli conformi. Con le stesse sensibilità e gli stessi orientamenti, più recentemente, oltre 220 realtà associative e di movimento e oltre 800 persone attive individualmente, hanno dato avvio ad un percorso di convergenza, dichiarando l’insostenibilità di una società basata sull’economia del profitto e proponendo l’orizzonte alternativo di una società della cura. In un appello diffuso il 7 novembre, (Mobilitiamoci, nessuno deve essere lasciato indietro: https://societadellacura.blogspot.com/), rilanciando i contenuti del loro dibattito e della loro piattaforma, propongono un momento nazionale di approfondimento e di mobilitazione, in piazze reali o virtuali, per il 21 di novembre.

venerdì 9 ottobre 2020

PALAZZINA DI VIA ALLENDE. UNA ESPERIENZA PARTECIPATIVA CHE SI RIPROPONE IN TUTTO IL SUO VALORE

La richiesta di un uso sociale della palazzina di via Allende, opposta a scelte di abbandono e propositi di vendita, è stata pubblicamente argomentata, da parte della nostra Associazione, in più occasioni. Il fatto di appartenere al demanio, dunque alla categoria dei beni pubblici, dovrebbe rafforzare ancora oggi questa richiesta. Ora, apprendiamo che il governo cittadino ha intenzione di disporne per contrastare l’emergenza abitativa. Bene, l’ipotesi peggiore, circolata in questi giorni, cioè la vendita, sembra essere scongiurata.

Ma sarà proprio così ? Nel corso degli ultimi dieci anni, non c’è stato governo cittadino che non abbia manifestato la stessa intenzione. Eppure la palazzina è ancora lì, con gli ingressi sigillati per la ennesima volta: nell’ottobre del 2019, quando l’ultima famiglia degli occupanti aveva trovato domicilio altrove; in seguito, quando uno o più ignoti senza tetto, violando i primi sigilli, ne avevano fatto il loro domicilio di fortuna.

Guai ai poveri, vien da dire. Infatti, a ben vedere, anche nella ipotesi migliore, quella appena formulata dal governo cittadino, l’insieme dei problemi sociali che hanno fatto da contesto alla occupazione di quella palazzina, si riproporrebbe, assai più impegnativo di prima, per ammissione degli stessi assessori competenti. Vediamo dunque con chiarezza, ripercorrendo, per sommi capi, la vicenda decennale che ha preso corpo (e anima), nella palazzina e dintorni. 

venerdì 11 settembre 2020

ACQUISIRE PER USO SOCIALE IMMOBILE DI PROPRIETÀ DEL DEMANIO MILITARE


Noi cittadini/e e associazioni, attivi/e nella città di Asti, richiediamo che l'Amministrazione Comunale ponga in essere sollecitamente le necessarie procedure per acquisire l'immobile sito in Asti, Via Allende n. 13.

Il suddetto immobile, di proprietà del Demanio Militare e da tale struttura non più utilizzato, per alcuni anni è stato abitato da 6 nuclei familiari, con minori, sfrattati e senza possibilità di reperire sul mercato idonea abitazione, causa assenza reddito o reddito bassissimo.

Si è trattato senza dubbio di occupazione senza titolo. Al di là di quello che ognuno/a ne possa pensare, è un fatto che nella nostra città esista un drammatico bisogno abitativo non soddisfatto. Per singoli/e e nuclei familiari a basso - o zero - reddito, il libero e costoso mercato immobiliare non è una soluzione praticabile, e l'edilizia residenziale pubblica è stata progressivamente abbandonata ad una residualità evidente, con liste d'attesa lunghissime e, di fatto, assolutamente inefficaci a dare le risposte che servirebbero. 

venerdì 29 maggio 2020

Casa del Popolo “Bene Comune”. Ricontrattare il mutuo.

Molte esperienze aggregative, ispirate ai valori e alle promesse della Costituzione del 48, hanno attraversato questi spazi, talora domiciliandovi. Non a caso. Qui si respira una storia di famiglia, di quelle che legano sentimentalmente le generazioni. Il nome ben in vista sotto l’arcata di ingresso “Santa Libera”, rimanda ad una vicenda di dissidenza comunista del 900, quando la dissidenza non era mai l’impennata di qualche singolo, ma l’accreditarsi consapevole di una comunità di “liberi ed eguali”, vale a dire l’accesso alla Politica, quella della sovranità popolare. In quel caso, l’episodio ha arricchito, con altri, un confronto politico sottotraccia, che è giunto fino a noi ed ha alimentato la letteratura accademica e militante che va sotto il titolo, la “Resistenza tradita”.

Una storia che è finita, diciamocelo. Come la grande storia del “secolo breve”, in cui è inclusa. Ma quella del secolo non è finitaa tavolino”, nel corso di un confronto più o meno aspro nei toni, bensì in un processo politico e sociale, aspro di conflitti, meno aspro nei compromessi e infine concluso con la vittoria, senza fare prigionieri, di chi ha sempre sostenuto le “ragioni” del capitale, che è quel particolare rapporto sociale, e storico, in cui vengono messi “a valore” il lavoro e adesso, se possibile, la vita biologica stessa.

Quella storia del secolo, nel 2006, anno di apertura della Casa del Popolo, era già agonizzante. Però, come tutte le storie vere, ha lasciato memoria di sé, rimpianti, ferite, conti aperti. Ha lasciato delle tracce e da quelle, nel ribollire dell’immanenza e delle infinite possibilità del reale, come direbbe Filippo, filosofo errante della Casa, ha ripreso un nuovo corso. 

mercoledì 24 luglio 2019

La “ferocia degli sgomberi” negli sguardi dei bambini.


La mattina del 15 luglio scorso, nel quartiere di Primavalle a Roma, dopo un assedio durato tutta la notte, un imponente apparato di forze dell’ordine (centinaia di agenti, diciotto blindati della polizia, sei camionette, sei defender, due idranti e un elicottero), ha effettuato lo sgombero di alcune decine di famiglie italiane e straniere (con circa 80 minori), che abitavano dal 2003 in un edificio di via Capranica. Inutili i tentativi di “dialogo” portati avanti nel corso della notte: “Si è trattato di una trattativa fasulla, l’ordine era quello di sgomberare sin dal principio e di farlo in maniera plateale”.
L’assessorato ai servizi sociali di Roma, dopo aver dichiarato la ricerca di soluzioni abitative dignitose senza dividere le famiglie, ha poi proceduto al ricollocamento temporaneo di parte delle persone (sradicate dai loro contesti sociali, scolastici, e di vita senza alcuna prospettiva futura), in dormitori, centri di accoglienza a bassa soglia e servizi non meglio identificati sparsi per il territorio.

venerdì 24 maggio 2019

UNO SPIRAGLIO DI LUCE SUL DIRITTO ALL'ABITARE

Nella tarda serata di sabato 11 maggio a Roma, Konrad Krajewski, il Cardinale elemosiniere del Vaticano, si è calato in un tombino, ha strappato i sigilli della cabina elettrica e ha restituito luce, dignità e sicurezza alle 450 persone (170 nuclei familiari con 98 bambini) occupanti lo Spin Time (uno stabile pubblico da anni in disuso e abbandonato), che erano costrette, ormai da una settimana, a vivere nel buio, senza acqua calda e nell’impossibilità di poter utilizzare qualsiasi apparecchiatura elettrica (da frigo e cucina, a strumentazioni mediche).
“Un gesto disperato”, “Un gesto di umanità”, con queste parole il Cardinale e il Vaticano hanno, nei giorni successivi, rivendicato l’azione (sulla quale la procura ha avviato un'inchiesta).
“Un gesto di verità”, si potrebbe anche dire, che apre uno spiraglio di luce sui reali presupposti delle azioni di molte famiglie, di attivisti e volontari per il diritto all’abitare, che sono, troppo spesso, derubricate esclusivamente ad azioni illegali e arbitrarie.

Potrebbe essere utile, in tal senso, provare a ripercorrere le ore precedenti al gesto dell’eminente porporato, riscoprirne la genesi e le motivazioni: l’incontro con le famiglie e i loro bisogni, l’indignazione per i potenziali rischi dell’oscurità cui erano da giorni costrette, la ricerca di soluzioni urgenti con gli enti preposti, il non rassegnarsi all’impassibile silenzio istituzionale che seguiva e la discesa nell’oscurità del tombino per strappare i sigilli di un legalitarismo sempre più sordo e cieco alle tragedie umane e, infine, il riportare un po’ di luce non solo a quelle persone ma anche su quel principio di umanità e su quei valori costituzionali di solidarietà e giustizia sociale, che sembrano essere sempre più immersi nelle tenebre dell’indifferenza.

di Domenico Massano

mercoledì 20 marzo 2019

PER IL CLIMA, CONTRO LE GRANDI OPERE



1________________________________________________
Lasciare sottoterra tutti i giacimenti di fossili non ancora sfruttati e ridurre rapidamente a zero i prelievi da quelli operativi: niente Tap e Eastmed; niente nuove trivelle e rinnovo delle concessioni scadute. Incentivi finanziari, ma soprattutto sostegno normativo e organizzativo, alle fonti rinnovabili, alle comunità energetiche, all’efficienza in tutte le utenze, alla riduzione dei consumi superflui.
2_______________________________________________
Riorganizzazione radicale della mobilità: potenziamento del trasporto di massa e a domanda, soppressione in tempi rapidi della “vacca sacra” (Mumford) delle nostre società: l’accoppiata auto-petrolio. Ma il passaggio all’elettrico non basta. L’auto privata non è solo un veicolo; è un sistema che esige la moltiplicazione di strade, parcheggi e congestione; e che alimenta consumi, dispersione (sprawl) urbana e grandi centri commerciali a spese della vita di vicinato. Abbandonarlo per una mobilità flessibile e condivisa richiede cambiamenti radicali degli stili di vita che non possono essere imposti: devono venir resi accettabili con politiche ad hoc nel trasporto pubblico, in campo commerciale, nell’edilizia.

giovedì 28 febbraio 2019

CONTRO-NARRAZIONE

Il Coordinamento Asti-Est, associazione di volontariato costituita nel 1995, ha ormai una storia. Come tutte le storie divide il suo tempo in cicli. L’ultimo ciclo dal 2008 al 2018 si è chiuso con la violenza degli sgomberi, i processi e gli effetti di lungo periodo degli interventi di “riduzione del danno” (di politiche sociali predatorie) del Comune. A vederli bene nella loro ambivalenza, oltre le loro dichiarate finalità, questi ultimi hanno funzionato come dispositivi di controllo e assoggettamento, più dei tribunali, più della questura, contribuendo così massicciamente a spegnere le esperienze più cariche di futuro di quel ciclo.
E’ dunque venuto il momento di fare la storia del Coordinamento Asti-Est affinché quel carico di futuro, in particolare le azioni che abbiamo vissuto con “vocazione costituente” (soprattutto le “occupazioni”), non vada perduto. Dunque non una semplice documentazione ma una più impegnativa, perché vivente nella memoria dei protagonisti, contro narrazione. Ciò che ci spinge a comporla, soprattutto in testi, questa contro-narrazione, è la constatazione che i problemi sociali che la sottendono e che noi abbiamo spesso riassunto nello slogan “casa, reddito, dignità”, sono tutt’altro che risolti, anzi si ripresentano in altre forme, ancora più gravi, nel sottostante del decreto Salvini.

venerdì 8 febbraio 2019

INVESTIRE IN SOLIDARIETÀ

In questi tempi di morali incerte e di moralismi a gogò, investire pubblicamente in solidarietà sembra essere la scelta meno manipolabile; una assunzione di responsabilità associata ad un aiuto concreto, utile per le persone a cui è destinato. Ma questa scelta è anche espressione di una relazione autentica, tra persone in carne ed ossa, insomma, è una condivisione.
Questo sono state le iniziative che hanno accompagnato i sodali del Coordinamento Asti-Est, subito dopo la conclusione del processo per la “occupazione” di via Orfanotrofio. Condanne pesanti: 18 mila euro di risarcimento danni e reclusioni fino a complessivi 40 anni. Come già detto, le condanne penali, con l’appello, andranno presumibilmente in prescrizione, la richiesta di risarcimento resta invece una minaccia nelle mani dell’Azienda Sanitaria.
Ma non vogliamo in questa sede riproporre i nostri giudizi sulla vicenda e riaprire la discussione. Ribadiamo ciò che abbiamo già detto: è stato un processo alla povertà e le azioni fin lì condotte dall’Associazione non hanno perso, con la condanna, la loro vocazione “costituente”, vale a dire , di rispetto degli art. 3 e 42 della Costituzione (…..E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…….La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale….).
Facciamo rilevare che adesso, a pochi mesi da quella sentenza, le stesse azioni vengono interpretate, in alcuni tribunali, come “reati associativi” (sovversione dell’ordinamento della Repubblica, banda armata) e chi le agisce viene costretto agli arresti domiciliari (Milano, Roma, Salerno).
Della condivisione invece vogliamo ancora parlare, quel valore che sostiene ogni buona azione civica e ne determina gli esiti. In questo momento, per ragioni più che evidenti – le disuguaglianze sempre più ribollenti di bisogni e diritti negati e di poteri e privilegi usurpati – la condivisione delle attività di associazioni come la nostra (nodo nella Rete dei Numeri Pari), non riconducibili alla mera filantropia, è una scelta impegnativa, che ha bisogno di passione politica, nel senso nobile del termine, di ciò che è bene per la polis, la comunità dei cittadini.
Oggi, quando poteri variamente mercantili e poteri sovraordinati ad ogni forma di sovranità popolare, puntano, a dispetto della Costituzione, a predeterminare ogni scelta della vita collettiva e personale, c’è più che mai bisogno di quella passione, ce n’è più bisogno di prima. Allora, mentre rinnoviamo i ringraziamenti a tutti coloro che hanno versato somme nel nostro “fondo di solidarietà”, nonché l’impegno a garantirne il buon uso, chiediamo a tutte le persone che in vario modo ci hanno manifestato la loro simpatia, di considerare l’Associazione come una delle sedi della loro passione politica.
Dunque scriveteci (coordinamentoastiest@tiscali.it; https://coordinamentoasti-est.blogspot.com/ ), venite a trovarci, la nostra sede di via Monti, per le visite e le riunioni, è aperta tutti i martedì mattina dalle 10, 30 in poi.



I componenti il Comitato Direttivo dell’Associazione
Michele Clemente, Carlo Sottile, Massano Domenico, Sergio Signorelli, Brunella Testoni, Matra Negro, Stennardo Santina, Ivana Dellapiana, Samuele Gullino, Kouci Echafargui.

venerdì 16 novembre 2018

#NOSALVINI


Articolo 5 del Decreto Lupi del 2014, Decreto Minniti del 2017 sulla sicurezza urbana, decreto Salvini del 28 Settembre 2018.


Tre provvedimenti che sono parte di un unico disegno, con interpreti diversi, che ha il duplice obiettivo di colpire qualunque autonomia sociale e di costruire popolazioni nemiche o da assistere, lasciando intatto il quadro strutturale dei problemi e delle disuguaglianze, di accesso alla casa e delle politiche sociali e abitative assenti. L’ossessione per la sicurezza e la tutela della proprietà privata a prescindere produce paura e povertà, non ha confini né di razza né di colore e non risolve alcun problema. Una volta aperta la diga dell’ordine pubblico, del decoro, della pulizia sociale, della legalità formale, si sa da dove si comincia a colpire (immigrati, neri, rom), ma non si sa dove si finisce. Prima o poi, anche altre parti della popolazione diventeranno oggetto di quelle politiche di repressione, in cui a prevalere è una sola idea: pulire la città e sterilizzare lo spazio pubblico da tutte quelle presenze ed attività considerate indecorose, allontanando la ‘brutta gente’, gli appartenenti alle rinnovate classi pericolose. Persone senza tetto, ambulanti, parcheggiatori senza permesso, artisti di strada, persone che chiedono l’elemosina, occupanti di abitazioni, immigrati presenti nello spazio pubblico o ospiti del sistema di accoglienza sono stati costruiti come soggetti problematici per l’ordine pubblico, da controllare.

martedì 28 agosto 2018

BIOPOLITICA A BRA


Non l’abbiamo appresa come una buona notizia, anche se il loro residuo di cassa l’hanno versato alla nostra Associazione. In questa fase di chiusura di un ciclo di lotte per il diritto alla casa, abbiamo attraversato le stesse difficoltà, ci siamo fatti le stesse domande: perché e come le istituzioni (il potere) e le loro corti (la stampa, l’opinione pubblica, la possidenza e i fautori del neoliberismo) hanno sconfitto il nostro progetto; come far si che la nostra esperienza e il senso che le abbiamo attribuito non vadano perduti, ma siano il tratto forte della contro-narrazione a cui ci siamo già applicati.

TOLTO L’ABITO non RESTA UN MONACO


Nasceva circa 4 anni fa, nel 2014, l’ associazione “L’Abito -Associazione per il diritto all’abitare ed alla dignità”. Nasceva dalla volontà di un pugno di persone di riproporre le pratiche di solidarietà e attivismo apprese in tutta Italia anche qui nella nostra cittadina che, seppure in proporzione, si trova ad affrontare gli stessi problemi. Nasceva dalle ceneri del collettivo “il collettivo”, che aveva cercato di riproporre a Bra l’esperienza di quelli che nel resto d’Italia sono i collettivi studenteschi, gli antagonisti, i centri sociali. Nasceva soprattutto dalla collaborazione con i movimenti per la casa di varie città e dalla partecipazione alla lotta contro la tav in val di Susa.
Oggi l’associazione è ufficialmente sciolta.

martedì 30 gennaio 2018

LOTTE SOCIALI

Tarda serata di domenica 28, al Diavolo Rosso. Presenza di compagni che hanno fatto una esperienza di lotta sociale con i miliziani curdi  del YPG (Unità di Protezione Popolare). Una bella (e difficile) lezione di storia (e geografia), di un popolo (e di una regione) a cavallo dei confini di tre Stati (Turchia, Siria, Iraq). Una condizione di oppressione che è il lascito, ancora carico di conflitti e di questioni nazionali non risolte, dell’imperialismo dei secoli scorsi e di quello presente.
La necessità di passare da un medioevo segnato dalla dominazione araba e musulmana, ad una modernità sottratta a quella cultura, e a quella, sovraordinata, del più recente dominio imperialista. Ha tutti gli aspetti di una impresa impossibile. Come quella di prendersi un caffè in casa dei miliziani, pensando di ritrovare lì il cameratismo che c’è tra uomini e donne sul campo di battaglia. Sorpresa ! Nella vita domestica le donne continuano a servire e ad appartarsi.

domenica 14 gennaio 2018

FONDO DI RESISTENZA


 

FONDO DI RESISTENZA
 

con i pregiudicati della ex Mutua

SOMMA VERSATA A TUTT'OGGI
 

  7300 euro


vedere gli aggiornamenti su:
http://coordinamentoasti-est.blogspot.it/

Condannati a complessivi 40 anni di galera per aver sottratto un edificio all'ingiuria del tempo e all'incuria degli uomini (la ex Mutua), e ancora condannati al risarcimento di presunti danni morali e materiali (15+3 mila euro) per aver fatto di quell'edificio la dimora di 12 famiglie sfrattate e senza alternativa alloggiativa.

La sentenza del giudice e la scelta dei dirigenti dell'Asl di costituirsi parte civile contro i militanti del Coordinamento Asti-Est e le famiglie «occupanti», rappresentano, insieme, l'ennesimo atto di guerra contro i poveri cristie.

FINANZIATE IL FONDO DI RESISTENZA
CC iban: IT76S0608510322000000022429
(annotando nella causale “elargizione liberale per fondo di resistenza”)

Prossime iniziative di solidarietà e raccolta fondi:
CASA DEL POPOLO , 25 GENNAIO ORE 21, Cena di solidarietà
DIAVOLO ROSSO, 28 GENNAIO ORE 21, Cena con i miliziani curdi del YPG

Coordinamento Asti-Est, le famiglie occupanti, singoli, associazioni e movimenti di base.

APPELLO



Condannati a complessivi 40 anni di galera per aver sottratto un edificio all'ingiuria del tempo e all'incuria degli uomini (la ex Mutua), e ancora condannati al risarcimento di presunti danni morali e materiali (15+3 mila euro) per aver fatto di quell'edificio la dimora di 12 famiglie sfrattate e senza alternativa alloggiativa.

La sentenza del giudice e la scelta dei dirigenti dell'Asl di costituirsi parte civile contro i militanti del Coordinamento Asti-Est e le famiglie «occupanti», rappresentano, insieme, l'ennesimo atto di guerra contro i poveri cristi (altri se ne agiscono sul territorio nazionale) e l'ennesimo atto di complicità con la possidenza e il potere dominante.

Restare indifferenti è una conferma dell'ingiustizia e della disuguaglianza che tale potere impone alla società. Un modo concreto di opporvisi è rispondere all’appello finanziando un fondo di resistenza (CC iban :IT76S0608510322000000022429, annotando “solidarietà ex Mutua”) e partecipando alle iniziative di denuncia e di solidarietà lanciate nei giorni a venire da singoli e associazioni.

Coordinamento Asti-Est, le famiglie occupanti, singoli, associazioni e movimenti di base, in assemblea alla Casa del Popolo, il 5 dicembre 2017 .

  FONDO DI RESISTENZA   con i pregiudicati della ex Mutua SOMMA VERSATA A TUTT'OGGI     7300 e...