mercoledì 27 gennaio 2010

PRIMO CONVEGNO PER IL DIRITTO ALLA CASA

I nostri abituali interlocutori istituzionali hanno disertato il Convegno senza neppure un cenno di scuse. Assenti Provincia, Comune, Asl, Atc, l'opposizione politica in Consiglio Comunale. Unica eccezione la Prefettura, che ci ha inviato una lettera con una espressione di rammarico a cui abbiamo ovviamente creduto. A riprova, nella serata di venerdì, erano presenti un viceprefetto, un vicequestore, e persino un ufficiale giudiziario. La circostanza abbiamo voluto annotarla subito perché descrive lo stato delle relazioni (ad Asti), tra Coordinamento delle associazioni e interlocutori istituzionali, di cui abbiamo fatto esperienza durante l'intero ultimo ciclo di azioni in difesa del diritto all'abitare (da luglio del 2009 ad oggi). La circostanza, che fino a ieri ci sembrava paradossale, è stata segnalata anche al Convegno da alcuni relatori venuti da realtà metropolitane molto più impegnative della nostra e costituisce dunque un problema che si aggiunge ai numerosi altri messi nell'agenda del Convegno.
Nella serata di venerdì, come da programma, la parola l'hanno avuta prevalentemente i militanti del movimento di lotta per il diritto alla casa convenuti da Roma, Torino, Alessandria, il portavoce del movimento “Stop al consumo di territorio”, nonché ovviamente i militanti del Coordinamento delle Associazioni di Asti, che hanno promosso il convegno. L'orientamento generale di questi ultimi, vale a dire il giudizio sulla gravità della crisi sociale e entro questa della gravità senza precedenti del problema della casa, nonché la necessità di dare più potenza all'azione sociale su tutto il territorio nazionale, sono state largamente condivise pur con specificazioni, importantissime perché dettate dall'esperienza, di cui diamo una sintesi nel seguito della presente nota.
Gli interventi di rappresentanti istituzionali chiamati a Convegno, svolti prevalentemente nella mattinata di sabato, sono stati interessantissimi non solo per gli approfondimenti sulla questione delle requisizioni e sui risultati, peraltro assai modesti, conseguiti attraverso le ormai tradizionali forme di dialogo con il movimento di lotta (tavoli, incontri pubblici ed altro). In più, è stata sottolineata, verrebbe da dire senza se e senza ma, la sostanziale impermeabilità delle istituzioni pubbliche, quelle in cui prende forma, la democrazia di questo paese, in questo particolare momento storico, alle istanze dei movimenti e di tutte le azioni di “cittadinanza attiva” nonché il prevalere di una cultura mercantile “naturalmente sorda” ad ogni valore o progetto che non si armonizzi a quella. Dunque, anche i rappresentanti istituzionali che hanno preso la parola (il Presidente del IX Municipio di Roma, un consigliere regionale della Liguria) hanno implicitamente ed esplicitamente sottolineato la necessità di dare più potenza, dunque più capacità di analisi e di intervento, all'azione sociale.
In quanto a quest'ultima, che è stata l'argomento principale delle due giornate di Convegno, l'approfondimento ha preso le mosse dalle esperienze di ogni realtà di lotta e di azione, passando all'esame ogni modalità di azione, di relazione tra i soggetti che l'hanno mossa, dei contesti sociali più o meno collaborativi, dei risultati conseguiti, non solo rispetto agli sfratti respinti, alle case occupate, agli alloggi sottratti alla speculazione immobiliare, a quelli contrattati con gli enti pubblici, ma anche rispetto alla necessità di accrescere la coesione, la densità e rappresentatività sociale, le capacità di relazione più ampia nel territorio di tutti i soggetti, individui o collettivi, che in questo momento agiscono in difesa del diritto alla casa di persone e famiglie in carne ed ossa.
Anche l'idea di una politica della casa, che opponga diritti alla filantropia, spesso venata di xenofobia, come il caso di Asti, degli assessorati ai Servizi Sociali e delle relative giunte, deve attraversare questo movimento se non vuole trasformarsi in chiacchiera elettorale, in discorso che passa vicino ai fatti senza vederli. Anche l'intervento del rappresentante di una associazione (Alisei), che progetta e accompagna progetti di auto-costruzione, in situazioni sociali più protette dalle estreme conseguenze della crisi sociale in atto, ha condiviso queste analisi e ha messo in evidenza la necessità di una risposta che accentui la responsabilizzazione, le capacità di autogestione e di relazione dei singoli all'interno dei collettivi, anche di una semplice cooperativa in cui i soci decidono di farsi la casa e di amministrarsela.
Il nesso tra speculazione immobiliare e sue forme, consumo di una risorsa scarsa come il territorio, azzeramento del diritto alla casa e di ogni forma di democrazia partecipata, ha avuto ovviamente spazio in tutta la parte analitica degli interventi, istituzionali o di movimento che fossero. Ma l'intervento del portavoce del movimento Stopo al consumo di territorio (il cui obiettivo principale sembra sia stato condiviso dalla Provincia di Torino, proprio durante le ore del Convegno) ha aperto lo scenario possibile, auspicabile, e in Asti appena sperimentato, di un intreccio delle esperienze di movimento.
Nella riunione conclusiva tutti questi aspetti della discussione non sono venuti ovviamente a sintesi, perché troppo complessi e soprattutto perché adesso vengono vissuti come domande aperte e come necessità di una interlocuzione e pratica sociale molto più ampie di quelle rappresentate al convegno di Asti. L'idea di una giornata nazionale di azione in difesa del diritto all'abitare, proposta dal Coordinamento delle associazioni di Asti, è stata rimandata ad una interlocuzione più ampia. Un primo momento in cui riproporla potrebbe essere il Convegno promosso dal movimento di lotta per la casa di Firenze per il 12-13-14 in quella città (rappresentanti peraltro impossibilitati, anche se invitati, a partecipare al Convegno di Asti).
L'idea di momenti di mutuo soccorso tra le realtà di movimento regionali (Asti, Alessandria, Torino), e di relazioni stabili tra le stesse, dovrà passare in breve tempo dalla teoria alla pratica, non solo per mantenere l'azione saldamente radicata al territorio e a forme di democrazia diretta e partecipata, ma anche per la specificità politica dei rappresentanti istituzionali del Piemonte (la Lega). Si dovrà tra l'altro fare un approfondimento della nuova legge regionale sull'erp (il testo di un emendamento presentato dalle opposizioni è stato letto al Convegno) che sostituisce la 46/95, scambiare esperienze sul lavoro agli sportelli (tutte le associazioni ne hanno aperto almeno uno) e riflessioni sul lavoro in generale.
Tutti i rappresentanti di movimento e istituzionali che hanno partecipato al convegno di Asti saranno al più presto in relazione attraverso una mailing-list. Per quanto riguarda Il Coordinamento delle Associazioni di Asti, sarà messa in discussione subito una forte azione pubblica, di denuncia e di proposta, resasi necessaria vista l'impossibilità di proseguire un dialogo truccato, come quello fin qui condotto dall'Assessorato ai Servizi, vista la necessità di bloccare gli sfratti già programmati compresi quelli delle convenzioni scadute e non rinnovate, vista infine la sterilità del confronto su altri tavoli con altri enti pubblici per l'uso sociale di edifici dismessi.
Vale la pena infine di annotare la funzionalità e utilità sociale della struttura che ha ospitato il Convegno. Il nome della struttura, Casa del Popolo, scelto non a caso dall'associazione che la gestisce (“A Sinistra”, una delle promotrici del Convegno), rimanda l'eco degli esordi del movimento popolare protagonista del secolo appena trascorso, e ne ripropone le ragioni e le passioni, nella pratica di un nuovo inizio. (Essendo questo testo composto durante una amabile conversazione, attorno ad un tavolo, proprio alla Casa del Popolo, alla ristorazione e al servizio, il particolare impegno di Luca, Oreste, Samuele, Egle, Kouci e consorte).

L'iniziativa è stata promossa dalle seguenti Associazioni:
Coordinamento Asti-Est, Associazione Amal, Varie&Eventuali, AISAP, Collettivo Sherwood, Associazione A Sinistra, Cobas Asti, Forum Sociale, Tempi di Fraternità, Psichiatria Democratica.

sabato 9 gennaio 2010

LA BOCCA DELLA VERITA'


Un appuntamento da rinnovare
La sera del 30 dicembre alla casa del Popolo c'è stato un appuntamento per una cena. Qualcuno si era dato da fare nel pomeriggio – Luca, Oreste, Egle - in modo che tutto fosse pronto per le 21, cibi e arredo dei tavoli. Se ne era parlato durante le ultime riunioni. Avevamo sentito il bisogno di vederci in modo più libero. Un po' di spensierata compagnia ci avrebbe fatto bene, fuori dai formalismi e dalle tensioni imposti dalla necessità di non perdere un colpo nel confronto/scontro con l'assessore ai Servizi Sociali. Alcuni non sono potuti venire, perché alle volte certi problemi non concedono nemmeno una pausa. E' stato così per Gianni, per Bouras e per altri. Peccato. Ci saranno la prossima volta.

Ma in occasioni come queste non basta dire vediamoci perché tutto fili via via liscio. E' necessario che certe condizioni siano rispettate, soprattutto se l'appuntamento è a tavola. Come tutti sanno, siamo anima e corpo, una unione straordinaria in cui normalmente è l'anima che comanda il corpo. Ma attorno ad una tavola imbandita il rapporto si inverte, anzi è necessario che il corpo si liberi da ogni sudditanza, liberi i propri cinque sensi. La tavola non è un luogo di severi moralisti, piuttosto di filosofi tolleranti o di preti rubizzi. Insomma la tavola è un luogo, al confine tra il reale e il surreale, di persone che sanno indagare con discrezione il mistero, l'ombra, l'incertezza, le presunte verità, vale a dire tutte le piacevoli e intriganti ambiguità del cibarsi. Per esempio, quando portiamo un buon cibo alla bocca non sappiamo mai con certezza se stiamo sfamando il corpo o la mente. Quel che è certo è che dalla bocca passano il cibo e le parole. Ebbene, quella sera non c'erano filosofi certificati – lo siamo un po' tutti – ma, le condizioni di cui dicevo sono state rispettate e massimamente una: la buona preparazione e la buona cottura dei cibi.
Devo dire che è stata una sorpresa per tutti. Per me è stato anche lo sciogliersi di un timore, che qualcuno, volenteroso ma non troppo esperto, improvvisasse. In cucina al massimo si sperimenta, ma bisogna già avere la patente. Kouci e moglie sono andati oltre ogni aspettativa. Qualcuno li ha visti all'opera fin dal mattino, dunque prima ancora di essere appagato nel gusto dai piatti portati a tavola, ed è stato impressionato dalla loro serietà – dicevano pochissime parole – dal loro impegno e dalla loro signorile modestia. Durante la cena non sono mancati gli applausi al loro indirizzo. Giustamente applauditi perché sono stati dei cuochi bravissimi e lo sono stati per il piacere si tutti.
Dunque la cena è da ripetere. Perché i cuochi ce l'abbiamo, perché la Casa del Popolo è quanto di più ospitale si possa disporre, perché l'amicizia è una bella cosa e infine perché un insieme di persone come noi deve coltivare l'affinità, cioè la capacità di sentire, fare e reagire all'unisono nelle situazioni di conflitto. Perché, si sa, ma non è mai stato vero come adesso, l'unione fa la forza.
Voglio aggiungere all'evento alcune altre considerazioni che mi sembrano importanti. Le cose acquistano più senso se sono mosse dal sentimento e dalla conoscenza. Allora, è bene sapere che nel nostro Paese, in questo momento storico, tra gli altri problemi c'è anche quello di una forte immigrazione dai paesi del nord-africa. Le persone è sempre meglio accoglierle che respingerle. Certo è una fatica, per molte ragioni. Una di queste una è la diversità dei modi di vita, dei costumi. Sostituire le reazioni di difesa con un atteggiamento di curiosità è faticoso ma bisogna farlo. In fin dei conti siamo tutti creature. Ebbene, un modo per farlo è sedersi insieme a tavola.
Avete visto quei piatti ? L'insalata di arance, il cous cous, quel piatto di carne condita con un sugo speciale di mandorle tostate e prugne secche, erano già belli a vedersi, sto dicendo le forme e i colori. Vi siete chiesti che nozione del tempo ci vuole per prepararli ? Alludo al fatto che la preparazione dura delle ore e dura delle ore la cottura a fuoco lento. Il sapore infine, avete provato a sentirlo ? Credo che ci voglia un gusto esercitato, credo che si debba sentire il piacere di stare a tavola. Non è come andare in fretta al bar o peggio ancora Mc Donald. Non è stata una bella esperienza ?
Mi rendo conto che parlando così, rischio di sminuire aspetti della cena meno condivisi ma altrettanto degni di nota. Come si sa, dopo una cena, bisogna mettere tutto a posto. Questa esigenza era stata giustamente sottolineata. In particolare la cucina, dove i coniugi Kouci avevano condotto la loro performance, attrezzatissima e verificatissima dall'asl (qualcuno dice fin troppo), andava riconsegnata nell'ordine e nella pulizia primitivi. Applicarsi era scontato, come ricambiare una cortesia, ma l'esito richiesto non lo era. Anche in questo compito ci vuole esercizio e una buona dose di sapienza. Ebbene, essendomi attardato a vedere, dopo la cena, come si metteva a posto, non ho potuto fare a meno di lodare dentro di me - se l'avessi fatto ad alta voce le signore mi avrebbero preso per il culo - la perizia e l'impegno di Rita e Gisella, soprattutto la disinvoltura con cui mettevano in sintonia gesti con discorsi totalmente incongrui a quelli. Insomma, ciappettare divertendosi e insieme pulire e lucidare con successo un lavandino o una stufa, è un'arte che appartiene a pochi. Ovviamente mi sono divertito anch'io.
Concludo questo commento ricordando che alla tavola dei califfi, del periodo degli Abbasidi (750-1258), sedevano insieme filosofi, dottori del “libro”, poeti. C'era anche un dietologo, esperto delle relazioni tra cibo e salute, che dava consigli ad ogni portata. Nelle occasioni più importanti, i poeti interpretavano in versi ogni piatto. I filosofi e i dottori del “libro” ne discutevano i simbolismi e le coerenze con questo o quel passo del Corano. Alla fine il piatto più apprezzato al gusto e all'intelletto veniva premiato.
Non è un invito a farsi musulmani, più semplicemente un invito a conoscerci meglio.

UN PASSO AVANTI E DUE INDIETRO

UN PASSO AVANTI E DUE INDIETRO
Finalmente un minimo di confronto c'è stato e si può dire che questa prima riunione del “tavolo” si è chiusa con qualche risultato. Ma come vedremo siamo ancora lontanissimi dal poter soddisfare in tempi ragionevoli il bisogno abitativo delle famiglie già sfrattate o sgombrate e di quelle minacciate di sfratto. Semplicemente perché non ci sono alloggi popolari. In questo momento in disponibilità ce ne sono due, di una camera e servizi, hanno sottolineato l'assessore ai Servizi Sociali e i suoi impiegati e in più non ci sono disponibilità finanziarie.
Sono ormai sette mesi che le associazioni “in movimento” chiedono provvedimenti che rimuovano in qualche modo questi due vincoli. Con richieste che hanno cercato altri interlocutori oltre l'assessorato - le ferrovie dello stato, l'asl, la fondazione cassa di risparmio - enti che hanno disponibilità immobiliari e finanziarie non utilizzate. Ma su questi altri “tavoli” non si è ancora andati oltre i primi approcci e le associazioni hanno constatato un interesse più che modesto e preoccupazioni assai lontane dal dramma sociale delle famiglie in emergenza abitativa.
L'assessore non ha negato che in città ci sono migliaia di alloggi sfitti e altri se ne costruiscono, tutti irraggiungibili per un numero sempre maggiore di cittadini e famiglie. Nessun componente del “tavolo” si è sottratto alla percezione di questo paradosso mercantile. Persino il rappresentante della piccola proprietà immobiliare ha convenuto che qualcosa si dovrebbe fare. Tuttavia non si è usciti dalla routine, dall'ordinaria amministrazione, come se i due prossimi anni, che si annunciano senza un alloggio popolare di nuova costruzione e con una crisi sociale ancora più accentuata, fossero uguali a tutti gli altri trascorsi. Uno scenario che andrebbe affrontato con provvedimenti inusuali o eccezionali, è stato invece allontanato dalla discussione.
L'assessore, con un rispetto straordinario per la proprietà e per la coscienza dei proprietari, che in città non hanno mai mostrato un minimo di coscienza sociale, ha annunciato che farà il tentativo di ottenere da questi ultimi un certo numero di alloggi in affitto, da poter poi utilizzare come alloggi parcheggio per le emergenze abitative. Questo progetto sarà ovviamente condizionato dalla possibilità o disponibilità della Fondazione a investirvi dei soldi. Davvero troppo poco e il dramma sociale sempre sottotraccia.
Le associazioni hanno replicato che ci vorrebbe più determinazione e che in una situazione come questa non si dovrebbe escludere un provvedimento come la requisizione. Ci sono interi stabili in città vuoti da anni, capitale immobiliare in attesa di valorizzazione. Sarebbe assolutamente ragionevole sottrarli temporaneamente al possesso dei loro proprietari assenteisti e, con il corrispettivo di un indennizzo, destinarli ad alloggi parcheggio. Il provvedimento, già preso altrove, assolutamente a norma di legge, sarebbe operativo subito e potrebbe dare una risposta alle famiglie già sfrattate o sgombrate e a quelle che già da lunedì avranno di fronte solo l'alternativa dei centri d'accoglienza e dei dormitori.
L'assessore, senza alcun pudore, ha riaffermato la validità di un provvedimento che mina la coesione familiare e accresce il danno di una condizione sociale già difficile. E' stato osservato, per rendere ancora più irricevibile il provvedimento, che il centro di accoglienza della Caritas di Asti e il dormitorio di via Carducci hanno i posti esauriti. Il che può significare per una famiglia accettare che il padre vada a dormire a Genova o Alessandria e il resto della famiglia sia ospitato a Frinco.
L'assessore ha invece accettato, dopo averlo di fatto abrogato all'inizio del suo mandato, il ripristino del “tavolo delle emergenze”. Vale a dire una procedura che riconosca l'emergenza abitativa, con criteri certi, e la formalizzi in un elenco (o graduatoria) di persone o famiglie il cui bisogno abitativo dovrà essere soddisfatto con le assegnazioni fuori graduatoria, previste dalla legge regionale. Ma anche su questa complessa problematica della gestione delle emergenze il confronto è solo all'inizio. Siano solo alla discussione dei criteri proposti dal viceprefetto, su cui in linea di massima c'è l'accordo di tutti i componenti il tavolo.
Per le associazioni si devono semplicemente riattivare le procedure previste dalla legge regionale, in particolare la norma che attribuisce ai Comuni la facoltà di destinare alle emergenze fino al 70 % degli alloggi popolari disponibili (due su tre). Per l'assessore si tratta di adottare dei criteri molto selettivi, in modo da rendere eccezionale il ricorso alle assegnazioni fuori graduatoria. Per le associazioni si tratta di mettere in luce la dimensione reale del problema. Per l'assessore si tratta di non suscitare aspettative che andranno deluse.
Vedremo alla prossima riunione. Ma resta forte l'impressione di aver fatto un passo avanti e due indietro. Resta forte il rischio che l'unico risultato sia quello di legittimare il ruolo dei componenti il tavolo. Vale a dire, ancora istruttorie senza fine, di nuovo un luogo di parole anziché di fatti.
Asti 08/01/10


I volontari presenti alla riunione

  FONDO DI RESISTENZA   con i pregiudicati della ex Mutua SOMMA VERSATA A TUTT'OGGI     7300 e...