martedì 28 agosto 2018

TOLTO L’ABITO non RESTA UN MONACO


Nasceva circa 4 anni fa, nel 2014, l’ associazione “L’Abito -Associazione per il diritto all’abitare ed alla dignità”. Nasceva dalla volontà di un pugno di persone di riproporre le pratiche di solidarietà e attivismo apprese in tutta Italia anche qui nella nostra cittadina che, seppure in proporzione, si trova ad affrontare gli stessi problemi. Nasceva dalle ceneri del collettivo “il collettivo”, che aveva cercato di riproporre a Bra l’esperienza di quelli che nel resto d’Italia sono i collettivi studenteschi, gli antagonisti, i centri sociali. Nasceva soprattutto dalla collaborazione con i movimenti per la casa di varie città e dalla partecipazione alla lotta contro la tav in val di Susa.
Oggi l’associazione è ufficialmente sciolta.
Non troviamo più il tempo da dedicare a pratiche che, purtroppo, non hanno portato ai risultati in cui speravamo. Per più di 3 anni siamo stati tutti i mercoledì mattina dalle 9 alle 12 con il gazebo al mercato in piazza XX settembre. Era un punto informativo, uno sportello casa, la nostra sede. In questo periodo abbiamo affiancato più volte persone che si trovavano ad affrontare situazioni di disagio legate a emergenze abitative e sociali. Abbiamo informato persone impaurite e talvolta disperate, tranquillizzandole, spiegando per bene quali sono i passaggi giuridici che intercorrono dalla minaccia di sfratto al dover abbandonare realmente l’abitazione. Abbiamo accompagnato o indirizzato persone agli sportelli dei servizi socio-assistenziali, cercando per quanto possibile di mediare. Abbiamo presenziato, in gruppo o singolarmente, a visite dell’ufficiale giudiziario, cercando di far rinviare e prorogare il più possibile vari sfratti.
Abbiamo sventolato tutti i mercoledì mattina per più di 3 anni al mercato di Bra la bandiera Antifascista, quella No Tav, quella in ricordo di Dax, quella per i combattenti dello YPG, distribuendo volantini contro le grandi opere nazionali e locali, contro lo sperpero di risorse che andrebbero dedicate a lenire il disagio sociale, distribuendo manuali di resistenza allo sfratto e materiale informativo su varie tematiche.
Abbiamo organizzato più di un’iniziativa antifascista, contestando chi concedeva le autorizzazioni, arrivando a far blindare tutta piazza Carlo Alberto da 3 camionette di celere in antisommossa a causa della nostra contestazione per la presenza di un banchetto del partito neo fascista Forza Nuova.
Abbiamo volantinato, attacchinato, spammato, organizzato iniziative ludiche di auto finanziamento e avremmo voluto fare varie altre cose, oltre a far meglio quelle che abbiamo fatto, ma non le facciamo ne faremo più.
Come già detto non siamo riusciti nel nostro intento di creare a livello locale una rete di solidarietà attiva e abbiamo più volte cercato di analizzare il motivo, ma senza evidentemente essere riusciti a giungere ad una conclusione. La mancanza di una sede sicuramente ha contribuito alla non riuscita, ma non potendo affittare abbiamo scelto di non usufruire di una stanza comunale, destinata a tutte le associazioni, prenotando qualche ora, in quanto non necessario al tipo di attività da noi svolte, che avrebbero necessitato di un luogo fisso, in cui trovare materiale informativo e un punto stabile di ascolto popolare e generatore di solidarietà.
Forse non siamo stati abbastanza associazione per come qualcuno la intende. Non siamo la facciata di qualcuno che ci manovra. Non siamo stati creati appositamente per partecipare a dei bandi o accedere a finanziamenti. Non proponevamo CIO che le istituzioni e associazioni a loro connesse impongano sia il volontariato.
Non sentiranno in molti la nostra mancanza, ma ci rimane il rammarico per tutte quelle persone che continueranno a non riuscire a vivere dignitosamente, anche se da alcune di queste stesse persone siamo stati noi stessi discriminati, perché non davamo soldi, case, cibo, perché difendevamo gli stranieri, perché eravamo “strani”.
Oggi nessuno si deve più preoccupare di noi in quanto attivisti. Perché se per molti cittadini non siamo mai nemmeno esistiti, per alcune istituzioni eravamo persone su cui era necessario aprire fascicoli e tenersi informati sulle nostre attività. Attività che non abbiamo mai nascosto, mettendoci la faccia, alla luce del sole.
Cogliamo l’occasione per ringraziare il Coordinamento Asti-est, cronologicamente prima realtà di questo tipo in Piemonte ad occuparsi del problema degli sfratti, da cui abbiamo imparato buona parte delle pratiche di attivismo anche dal punto di vista burocratico e del rapporto con le istituzioni.
In attesa delle elezioni comunali, che creeranno fermento, movimentini ed attivisti, cogliamo l’occasione per ringraziare chi ha avuto la pazienza di leggere questo comunicato. Ricordando ancora volta che per noi la dignità di una persona, di una famiglia, viene prima di qualsiasi legge, autorità, potere finanziario o divinità. Nel mondo civilizzato non ci deve più essere chi crepa di fame, perde la casa, non ha i soldi per curarsi e istruirsi, non può uscire da sola o vestirsi come vuole, o chi deve fare attenzione a uscire quando fa buio, o a chi gli entra in casa di notte, o chissà quanti altri esempi di inciviltà. Un pensiero alla nostra cittadina, in cui non si nasce più, in cui si vanno a creare e solidificare ghetti, in cui per quanto piccola non manca niente, dai fricchettoni al business dell’accoglienza, dai fascisti ai leghisti, dai rafanielli ai sinistronzi aristocratici, dal benessere del centro al degrado della periferia, dallo sperpero di risorse per opere ed eventi inutili ai buchi nelle strade che circondano il luccicante centro, a mille altre cose che rendono Bra e i suoi 30.000 abitanti un esempio dell’Italia odierna che affronta il cambiamento del mondo nel suo aspetto geopolitico, sociale e climatico.
In questo contesto continuiamo a pensare che realtà di volontariato e di attivismo rappresentino una boccata di aria fresca, un espressione di umanità e prospettiva per il futuro, e con rammarico quindi deponiamo il megafono e i volantini, sperando che queste poche righe e gli eventi della vita possano portare altre persone anche qui a sperare attivamente in un mondo migliore.
Per l’ennesima volta cogliamo l’occasione per ringraziarvi dell’attenzione, della partecipazione e per porgervi i nostri più cordiali e sentiti saluti.
Il direttivo

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