domenica 14 gennaio 2018
APPELLO
Condannati a complessivi 40 anni di galera per aver sottratto un edificio all'ingiuria del tempo e all'incuria degli uomini (la ex Mutua), e ancora condannati al risarcimento di presunti danni morali e materiali (15+3 mila euro) per aver fatto di quell'edificio la dimora di 12 famiglie sfrattate e senza alternativa alloggiativa.
La sentenza del giudice e la scelta dei dirigenti dell'Asl di costituirsi parte civile contro i militanti del Coordinamento Asti-Est e le famiglie «occupanti», rappresentano, insieme, l'ennesimo atto di guerra contro i poveri cristi (altri se ne agiscono sul territorio nazionale) e l'ennesimo atto di complicità con la possidenza e il potere dominante.
Restare indifferenti è una conferma dell'ingiustizia e della disuguaglianza che tale potere impone alla società. Un modo concreto di opporvisi è rispondere all’appello finanziando un fondo di resistenza (CC iban :IT76S0608510322000000022429, annotando “solidarietà ex Mutua”) e partecipando alle iniziative di denuncia e di solidarietà lanciate nei giorni a venire da singoli e associazioni.
Coordinamento Asti-Est, le famiglie occupanti, singoli, associazioni e movimenti di base, in assemblea alla Casa del Popolo, il 5 dicembre 2017 .
giovedì 7 dicembre 2017
PROCESSO ALLA POVERTA' E PENE SURREALI
PROCESSO
ALLA POVERTA' E PENE SURREALI.
Considerando
l'entità delle pene (tutte oltre un anno di reclusione, fino a due
anni) è difficile non scorgere un accanimento del giudice, sia nei
confronti dei militanti dell'associazione, sia nei confronti delle
famiglie occupanti. Le azioni di di queste ultime sono state
giudicate in astratto, secondo il profilo dettato dalla norma del
c.p., dunque a prescindere dallo “stato di necessità” a cui le
stesse famiglie erano assoggettate. Come risulta da un suo recente
pronunciamento, persino la Suprema Corte, ammette che il bisogno di
alloggio può determinare uno “stato di necessità” e dunque
costituire una attenuante della pena. Il nostro giudice ha preferito
semplificare.
In
questo fin troppo discutibile indirizzo giudicante, cancellato lo
“stato di necessità” delle famiglie, sono venute di conseguenza
le condanne inflitte ai militanti dell'Associazione (maggiori di
quelle richieste dal pm). Nel giudizio, questi ultimi sono apparsi
nel ruolo di astratti promotori dei più vari reati. A dispetto
della istruttoria, che documentava un rapporto di solidarietà e di
mutuo soccorso, tra Associazione e famiglie in “emergenza
abitativa”, nonché un rapporto dialogico, che ha accompagnando il
conflitto, tra Associazione, Asl, Enti pubblici.
mercoledì 15 novembre 2017
BRANCACCIO FINE ?
L’aspetto
più inquietante dal punto di vista politico di chi, come me, si è
acceso di entusiasmo per il primo Brancaccio (Giugno), è stato
constatare a posteriori, dal documento firmato a quattro mani in in
avanti, il ruolo preponderante dei partiti sul ruolo marginale dei
cosiddetti civici (cittadini, associazioni, movimenti di base). Poco
importa, da questo punto di vista che Rifondazione abbia fatto dello
“entrismo” mentre gli altri tre abbiano preferito un percorso
parallelo a quello dei “civici”. In quanto ai civici, con o senza
tessera di partito in tasca, delle cento città - e qui posso
tralasciare i documenti e riferirmi alla breve esperienza astigiana -
non hanno nemmeno avuto il tempo di conoscersi e di confrontarsi tra
loro sui problemi dei rispettivi territori. Altro che percorso di
lunga lena, con la scadenza elettorale come tappa di minore
importanza ! sabato 4 novembre 2017
LA QUESTIONE ABITATIVA
L’articolo che linkiamo tra i «testi di un certo interesse», composto per il Manifesto da uno studioso della “questione abitativa” in Italia, anticipa i temi della nostra assemblea dell’8 novembre. In particolare (a) l’uso ideologico dei concetti di legalità e di emergenza, per nascondere i termini veri della “questione abitativa”; (b) lo strapotere del blocco sociale che fa capo alla rendita (il partito del mattone); (c) il valore sociale e politico (di contrasto dello strapotere di cui si è detto) delle “occupazioni” degli edifici dismessi e in abbandono.
mercoledì 27 settembre 2017
VALORI IMMOBILIARI O VALORI CIVICI
La risposta dell’Assessore Cotto all’interrogazione delle opposizioni, di cui il vostro giornale ha dato sommariamente conto, è la fotocopia di analoghe risposte date a suo tempo dell’Assessore Vercelli. Con qualche riflesso d’ordine in più.
L'assunto che ne ho tratto, avendola letta per intero, lo riassumerei così : “Tranquilli, è tutto sotto controllo. Abbiamo gli strumenti e i soldi per accompagnare alla normalità, senza conflitti, le persone/famiglie che subiscono problemi alloggiativi. L’emergenza abitativa è in via di risoluzione. Eliminando l’uso improprio degli alloggi Atc e confidando su un maggior apprezzamento dei privati per i contratti di locazione dalla nostra Agenzia Sociale (ASLO), l’anno prossimo andrà ancora meglio. In quanto alle “occupazioni”, poiché sono abusive e dunque illegali, e poiché aggravano l’emergenza abitativa, le sgombereremo tutte. Come abbiamo già fatto per quella di Salita al Fortino".
Tutti i dati i dati forniti dall’Assessore (sull’andamento degli sfratti, sulla disponibilità di case popolari, sull’emergenza), sembrano confermare questo assunto. Invece è solo l’apparenza, che si ottiene separando questi dati dal loro contesto regionale e nazionale. Con lo stesso artificio, la questione abitativa, che si aggrava irrisolta dal 2006, è stata declassata ad “emergenza”. Analogamente, le “occupazioni”, separate dalla loro storia e dal loro “movimento”, sono state ridotte ad abusivismo, i loro protagonisti a comparse, socialmente irrilevanti.
L'assunto che ne ho tratto, avendola letta per intero, lo riassumerei così : “Tranquilli, è tutto sotto controllo. Abbiamo gli strumenti e i soldi per accompagnare alla normalità, senza conflitti, le persone/famiglie che subiscono problemi alloggiativi. L’emergenza abitativa è in via di risoluzione. Eliminando l’uso improprio degli alloggi Atc e confidando su un maggior apprezzamento dei privati per i contratti di locazione dalla nostra Agenzia Sociale (ASLO), l’anno prossimo andrà ancora meglio. In quanto alle “occupazioni”, poiché sono abusive e dunque illegali, e poiché aggravano l’emergenza abitativa, le sgombereremo tutte. Come abbiamo già fatto per quella di Salita al Fortino".
Tutti i dati i dati forniti dall’Assessore (sull’andamento degli sfratti, sulla disponibilità di case popolari, sull’emergenza), sembrano confermare questo assunto. Invece è solo l’apparenza, che si ottiene separando questi dati dal loro contesto regionale e nazionale. Con lo stesso artificio, la questione abitativa, che si aggrava irrisolta dal 2006, è stata declassata ad “emergenza”. Analogamente, le “occupazioni”, separate dalla loro storia e dal loro “movimento”, sono state ridotte ad abusivismo, i loro protagonisti a comparse, socialmente irrilevanti.
giovedì 10 agosto 2017
I SENTIMENTI DELLA CRISI
Ha
torto ad indispettirsi la funzionaria dei Servizi Sociali, quando il
suo interlocutore le fa osservare che il secchiello con cui dovrebbe
prosciugare il mare del malessere sociale cittadino è pieno di
buchi. Non solo contraddice la sua avvenenza, ma mostra di non sapere
che funzionari ben pagati, di enti sovraordinati al suo, confermano
questa metafora. La Regione Piemonte per esempio, attraverso il sito
web dello “Osservatorio regionale della condizione abitativa”, fa
sapere che nel 2014 solo 8 aspiranti assegnatari su 100 in
graduatoria dell'Atc hanno ottenuto una casa popolare. Non deve
essere andata molto meglio negli anni precedenti e in quelli seguenti
chissà, visto che le rilevazioni si fermano al 2014. Sarà che la
legge 80/2014, quella che ha messo fine alla Erp e criminalizzato la
povertà, avrà anche sospeso le attività dello “Osservatorio”.
Comunque, per gli anni antecedenti il 2014 lo stesso “Osservatorio”
mostra a grafico sia le richieste di esecuzione degli sfratti, sia le
domande di casa popolare insoddisfatte. Le prime sono salite
vertiginosamente dalle 3700 del 2006, alle 8000 del 2014. Le seconde
sono salite con lo stesso impeto, dalle 16500 del 2006 alle 23000
circa del 2014. Cancellata dunque ogni illusione. E' dal 2006 che il
“bisogno abitativo insoddisfatto” cresce su se stesso,
annotandosi come “emergenza” nella parte di popolazione già
“fuori mercato” e come “disagio abitativo” nella parte di
popolazione che paga “al mercato” locazioni pari al 40 % del
reddito familiare. Il fatto che le due parti scivolino una nell'altra
e progressivamente si ingrossino, non è mai troppo rimarcato perché
sarebbe un segno inequivocabile di un fallimento e di una “questione
abitativa” non risolta.
sabato 29 luglio 2017
UN COMMENTO FUORI DALLA CRONACA
Lo
sgombero delle tre famiglie dallo stabile occupato di Salita al
Fortino è stato uno sgombero violento. L'apparato militare messo in
campo avrebbe travolto qualsiasi resistenza. Se la resistenza non c'è
stata il merito non va alle famiglie, di cui è stata ipocritamente
lodata la mitezza, ma alla triade – proprietari, assessorato,
questura – che ha fatto terra bruciata attorno al “soggetto
sociale” che dal 2010 e d'intorni ha tentato di ricondurre il
bisogno abitativo all'esercizio di un diritto. Hanno avuto quel senso
tutte le sue azioni pubbliche, contrasto degli sfratti, occupazioni
(quattro in città), cortei e assemblee. Era composto da famiglie
sfrattate, sotto sfratto e dai generosi militanti di una
associazione.
Ora
quel “soggetto sociale” appare esausto, quasi dissolto. Si era
messo “in movimento” con altri omologhi su tutto il territorio
nazionale, aprendosi un effimero spazio politico con la
manifestazione di Roma dell'ottobre 2013. Casa, reddito, dignità è
stata la parola d'ordine di un corteo di decine di migliaia di
persone e famiglie. La risposta del governo e delle amministrazioni
pubbliche non si è fatta attendere. Militanti arrestati, militanti
agli arresti domiciliari, centinaia di persone processate e le
richieste “non conformi” alle leggi della possidenza –
espropri, requisizioni, comodati d'uso di edifici vuoti o abbandonati
– quasi ovunque respinte.
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