Ho
appena finito di leggere la lettera che Paolo Berdini ha inviato al
“Fatto” (integralmente sul sito del Coordinamento Asi-Est:
http://coordinamentoasti-est.blogspot.it/).
L’assessore all’Urbanistica argomenta i provvedimenti presi, a
sua firma, dalla giunta comunale di Roma. Alcuni si giustificano da
sé, come la costruzione di 3000 alloggi popolari (la
sottolineatura è mia), il ripristino delle regole per
l’affidamento degli appalti pubblici, il finanziamento di piani di
riqualificazione urbana di due periferie. Gli altri, i più discussi,
sono provvedimenti oppositivi di progetti di
trasformazione del territorio urbano, già certificati dalle giunte
precedenti o semplicemente annunciati, ma non ancora arrivati alla
fase esecutiva.
Un
esame, sia pure sommario, di tali progetti è sufficiente per avere
in totale trasparenza, sia il profilo dei committenti, sia le
finalità perseguite. Si tratta, dalla parte dei committenti, del
partito del mattone tra i più potenti del Paese. Una consorteria
di costruttori, finanzieri, proprietari fondiari, politici e
giornalisti di primo piano che, pur trovando nel corso dei decenni
dei fieri antagonisti, i sindaci Petroselli e Argan per esempio,
tiene tutt’ora in mano il diritto ad edificare la città. Si
tratta, dalla parte delle finalità, di un agire predatorio, che non
risparmia beni comuni e interessi pubblici.





