Dall'andamento del processo a carico delle famiglie di Via Allende possiamo desumere che la tesi della condanna sia stata avvalorata con l'argomento che, al momento dell'occupazione, le famiglie disponevano di redditi sufficienti per affittare sul mercato delle locazioni. E' solo una ipotesi, essendo la certezza rimandata alla lettura delle motivazioni della sentenza. Sta di fatto che la misura dei redditi è stata al centro del dibattimento e tra i documenti più citati come prova ci sono stati gli estratti conto dell'inps di ogni singolo imputato.
lunedì 9 maggio 2011
FESTA IN VIA ALLENDE
Una festa per divertirsi, stare insieme e conoscersi meglio; in questo una festa normale, scandita da momenti di incontro, ristorazione e musica. Alle undici circa del mattino sono arrivati i partecipanti alla biciclettata ecologica. Volontari/attivisti hanno spiegato le ragioni dell'appuntamento. Perché quella tappa proprio lì, nel cortile della casa “occupata” e perché sono tornate d'attualità le questioni del nucleare e della privatizzazione dell'acqua. Questa volta si tratta di un colpo di mano contro i referendum e contro la volontà popolare; la spregiudicatezza di una maggioranza parlamentare guidata solo da interessi tribali. Non se ne può più !
PROCESSO ALLE FAMIGLIE
La modestia della pena (da 80 a 100 euro) non deve trarre in inganno, resta la gravità della sentenza di cui leggeremo le motivazioni tra quindici giorni. Gli argomenti per sostenere lo “stato di necessità” c'erano tutti, dall'orientamento prevalente nella giurisdizione, favorevole all'assoluzione, alle circostanze, ampiamente documentate, in cui le famiglie sono state private di qualunque alternativa allo sfratto esecutivo.
In punta di diritto
TRIBUNALE
DI ASTI
Il
Tribunale di Asti, in persona del dott. Perfetti,
nel
procedimento possessorio n.1073/011 RG, pendente tra
Ministero
della Difesa, difeso dall'Avvocatura dello Stato; RICORRENTE,
Poliante
Roberto+altri, tutti difesi dall'avv. Roberto Caranzano; RESISTENTI,
OSSERVATO
E RILEVATO CHE
Parte
ricorrente – agendo in riassunzione, a seguito della declaratoria
di incompetenza adottata dal Tribunale di Torino – lamenta che,
nella giornata del 6 aprile 2010, i resistenti ebbero ad introdursi
illegittimamente in immobile sito in Asti, alla via Allende –
adibito al soddisfacimento delle esigenze di servizio del personale
militare, sebbene al momento del fatto sgombero di persone, in virtù
di lavori di ristrutturazione in corso – ivi instaurandosi con le
proprie famiglie, senza averne titolo; chiede di conseguenza disporsi
la reintegrazione nel possesso del bene oggetto di usurpazione.
Si
costituivano i contraddittori, con comparsa di risposta in data
21.06.2011, nella quale veniva recepita la insussistenza di una
fattispecie di illecito possessorio, per avere essi agito in stato di
necessità, a seguito della perdita delle rispettive abitazioni
familiari – cifr all. 1 del fascicolo di parte resistente,
documentazione attinente alle procedure per convalida di sfratto
subite – e nella materiale impossibilità di accedere alla
strutture comunali adibite alle famiglie in stato di difficoltà
economica.
Chiedevano
rigettarsi il ricorso.
venerdì 6 maggio 2011
Foresteria ?
La
proposta del sindaco, annunciata durante il consiglio comunale
aperto, formalizzata con una delibera di giunta e con una lettera
inviata alle famiglie “occupanti” di via Orfanotrofio, è troppo
generica e carica di ambiguità per essere semplicemente accettata o
respinta. Se si tratta di un progetto di “centro di accoglienza
per famiglie”, oppure di “foresteria per famiglie”,
vale a dire se si tratta di un nuovo strumento di politica sociale,
allora lo si presenti come tale ad un tavolo partecipato, dove
soggetti sociali e istituzionali lo possano accogliere, condividere o
emendare con responsabilità. Sono anni che le Associazioni e i
Sindacati rivendicano un tale strumento e la richiesta ha
attraversato giunte di diverso colore politico.
La “foresteria” presso la Casa di Riposo e altro.
La
proposta del sindaco, annunciata durante il consiglio comunale
aperto, formalizzata con una delibera di giunta e con una lettera
inviata alle famiglie “occupanti” di via Orfanotrofio, è troppo
generica e carica di ambiguità per essere semplicemente accettata o
respinta. Se si tratta di un progetto di “centro di accoglienza
per famiglie”, oppure di “foresteria per famiglie”,
vale a dire se si tratta di un nuovo strumento di politica sociale,
allora lo si presenti come tale ad un tavolo partecipato, dove
soggetti sociali e istituzionali lo possano accogliere, condividere o
emendare con responsabilità. Sono anni che le Associazioni e i
Sindacati rivendicano un tale strumento e la richiesta ha
attraversato giunte di diverso colore politico.
giovedì 28 aprile 2011
LA PRESA DELLA TORRE
Fin dal mattino, nella piazza del Municipio, durante uno scambio di battute a cui si è sentito obbligato, per la semplice ragione che passava di lì, il Sindaco ha espresso le sue intenzioni. Le riassumiamo così:
interdire da qualsiasi “tavolo di confronto” la nostra associazione e i cittadini che la partecipano. Accreditare invece chiunque sia disposto a riti di conferma, a fare chiacchiere senza costrutto e soprattutto a sottoscrivere qualsiasi provvedimento, purché non tocchi la proprietà, gli interessi della possidenza cittadina, l'idea che il mercato sia l'essenza della democrazia
punire le famiglie che si sono rifiutate di barattare la loro dignità e la loro coesione con l'accettazione di sfratti senza alternativa abitativa, o al più con la separazione in centri di accoglienza dei genitori dai figli. Premiare invece con una filantropia pelosa, escludente e deresponsabilizzante chi, con la rassegnazione e il silenzio e l'ostilità verso chi sta peggio, conferma lo stato di cose presente e ne assolve i responsabili
La delega alla polizia e ai carabinieri di negoziare, pena lo sgombero violento, il rilascio della torre e l'annuncio che contro le famiglie di via Orfanotrofio sarà agita una ordinanza di inabitabilità dell'edificio della vecchia mutua, sono state le uniche scelte fatte dal Sindaco a conclusione della giornata e a conferma delle sue intenzioni.
Stando così le cose, l'appello ad alzare la testa, simbolicamente rappresentato sulla torre, è rivolto a tutti quelli che in questo momento subiscono la negazione di un diritto e di insopprimibili bisogni di vita. C'è dunque la necessità di coordinare, in un unico movimento, tutte le azioni di cittadinanza attiva, di critica pratica dei comportamenti dominanti, di tutela dei diritti costituzionali, che animano la società civile cittadina. Lo sciopero generale del 5 maggio è l'occasione giusta, è l'appuntamento che può essere preparato per dare più slancio ed efficacia a quelle azioni.
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