sabato 15 marzo 2008

INTERVENTI AMMAZZAFAMIGLIE

1) AMERGENZA ABITATIVA LEKBIR

(lettera inviata all'assessorato Servizi Sociali)

La famiglia del signor Elbahry Lekbir si è affacciata allo sportello della nostra associazione nel mese di aprile del 2005 con una procedura di sfratto per morosità e senza alternative abitative. La procedura1,15cm ha fatto il suo corso e dopo numerosi rinvii, decisi dall'Ufficiale Giudiziario, confermati dall'avvocato della proprietà e diversamente motivati, lo sfratto è stato infine eseguito nel mese di ottobre del 2005 alla condizione che l'Ufficio Minori del Comune di Asti prendesse in carico l'intera famiglia e disponesse per la stessa di un domicilio provvisorio.

Come è noto, tale condizione è stata soddisfatta con un accordo tra il Comune di Asti e la Cooperativa Alce di Cavagnolo. Il termine di tre mesi previsto da quell'accordo non era certamente perentorio perché era chiaro fin dall'inizio che la soluzione definitiva del problema non poteva dipendere solo dalla volontà dei membri della famiglia ma dovevano concorrervi l'assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Asti, in primo luogo, nonché la stessa cooperativa Alce, pena il venir meno al loro ruolo. Va rilevato che la famiglia Lekbir è tuttora residente ad Asti ed è inserita nell'elenco delle “emergenze abitative” di questo Comune.

La famiglia, su cui hanno pesato la nascita di una bambina, nel mese di maggio del 2005 e poi lo stato di disoccupazione del capo famiglia nel novembre del 2005, nonché un domicilio troppo lontano dalla sede di lavoro del signor Lekbir e troppo esterno alla normale rete di relazioni della famiglia, è stata di fatto abbandonata e dimenticata dall'Ufficio Minori di Asti e malamente accompagnata dai responsabili della cooperativa Alce.

Questo è ovviamente il giudizio dei volontari della associazione che hanno accompagnato la famiglia per tutto questo tempo, attraverso le situazioni che di seguito brevemente riassumiamo.

La moglie del signor Lekbir, quando la famiglia si è affacciata allo sportello dell'associazione, era già incinta ed aveva subito un aborto nel mese di settembre del 2004. Le pessime condizioni igienico/sanitarie dell'alloggio non avevano certo tutelato la salute della signora. Un verbale dell'ASL locale ne aveva accertata la insostenibilità; la non conformità ai disposti dei D.M. 5/7/75 e del locale Regolamento di Igiene.

Il signor Lekbir aveva percepito nel 2003 un reddito di 6161 euro; e percepiva all'avvio della procedura di sfratto un reddito da busta paga attorno ai 900 euro/mese, ma con un contratto di bracciante agricolo che gli veniva rinnovato ogni due mesi. Questa circostanza unita al fatto che il posto di lavoro era itinerante e lontano centinaia di chilometri dal suo domicilio astigiano (i cantieri delle Olimpiadi attorno al Sestrère) configurava un rapporto di lavoro assai precario e difficile da sostenere.

Il signor Lekbir aveva sottoscritto nel dicembre del 2002 un contratto di locazione (“liberamente”, secondo l'avvocato della proprietà), che scadeva a novembre del 2006, con un canone di 280 euro/mese, per un alloggio di 41 mq; una topaia. Fino al mese di dicembre del 2004 il signor Lekbir aveva regolarmente soddisfatto il contratto di locazione, poi sono venute le sue difficoltà economiche. Ma si potrebbe dire che fino a quella data aveva pagato un pedaggio salato per l'uso di una topaia ad un proprietario che non aveva mai nascosto l'intenzione di liberarsi dei suoi inquilini per vendere lo stabile di sua proprietà.

Nel maggio del 2006 la Cooperativa Alce ha avviato presso il tribunale di Torino una procedura di sgombero, senza che nessuno richiamasse le responsabilità della stessa cooperativa e ancor più la responsabilità dell'assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Asti. Tale procedura si è conclusa il giorno 18/1/2007 ai danni della famiglia del signor Lekbir; la famiglia si è trovata letteralmente sulla strada. Lo stesso giorno, accompagnata dai volontari della nostra associazione ad un incontro con il Sindaco della nostra città, ha trovato ospitalità nei centri di accoglienza del Comune; la signora e la figlia in via Testa, il signor Lekbir in via Caducci.

Nel momento in cui scriviamo la famiglia in questione non ha ancora risolto il suo problema abitativo e subisce una divisione sempre più insostenibile; un risarcimento davvero singolare per le brutture di tutta la storia.

A nostro giudizio, si dovrebbe aggiornare il punteggio del signor Lekbir nella graduatoria delle emergenze abitative (attualmente 17° con 6 punti) e, perdurando lo stato di disoccupazione del signor Lekbir, si dovrebbe trovare una soluzione del problema nell'ambito della edilizia residenziale pubblica.


2) EMERGENZA ABITATIVA ATZENI

(relazione inviata alla corte d'appello dio Torino, Sezione minori)


La nostra associazione “accompagna” da molti anni persone e famiglie che hanno problemi abitativi e subiscono le asprezze del mercato delle locazioni. Vantiamo, se così si può dire, una fortissima esperienza di relazioni con l'atc e gli assessorati, in particolare, per ovvie ragioni, quello dei Servizi Sociali.

Possiamo dire a ragion veduta di conoscere i termini generali del problema, così come lo riconoscono, gravissimo, agenzie nazionali, sindacati, l'associazione dei Comuni (che lo segnala come una delle sue prime emergenze).

Le risposte al problema sono, come è noto, modestissime. C'è una offerta di alloggi a canone sociale (case popolari ed altro di simile) lontanissima dalla domanda, che invece cresce per l'effetto combinato della precarietà di moltissimi redditi e del costo relativamente altissimo delle locazioni.

Oggi in qualunque agenzia immobiliare non si sottoscrivono contratti di locazione se il richiedente non fornisce le seguenti garanzie: un contratto di lavoro a tempo indeterminato, una fideiussione bancaria, ed un avvio alla locazione onerosissimo (il canone d'affitto corrente, più due canoni di anticipo, più un canone per l'agenzia che favorisce il contratto).

La signora Atzeni, che noi seguiamo dall'inizio di questa sgradevole vicenda, non ha mai potuto, suo malgrado, fornire queste garanzie, pur disponendo di redditi per pagare un canone di 300, 350 euro/mese. In alcune Agenzie, accompagnata dai volontari dell'associazione, i titolari le hanno negato un contratto appena hanno appreso che l'avvio alla locazione sarebbe stato pagato dall'Assessorato dei Servizi Sociali. Questo contributo “pubblico” viene evidentemente considerato in quelle sedi come l'annuncio di incertezze insostenibili. In assessorato ne sono al corrente.

Le cose poi sono complicate, anzi complicatissime, perché la signora non è sola; con tre figli minori, due in età scolare, è una famiglia.

In casi come questo c'è un contesto denso di relazioni, che condizionano il problema, di cui si deve tenere conto se si vuole, come si dice, ridurre il danno. Una buona norma in generale, se non ci sono maltrattamenti, rifiuti o conflitti insostenibili, suggerisce di tutelare queste relazioni.

Anticipiamo allora il nostro giudizio, prima ancora di precisare il nostro ruolo in alcuni passaggi di questa bruttissima vicenda.

L'intervento dell'Assessorato ai Servizi Sociali, dalle assistenti sociali ai responsabili delle emergenze abitative, non ha fatto altro che accrescere il danno, trasformando implacabilmente un problema abitativo in un problema di relazione.

Vediamo come:

  1. la signora Atzeni ha segnalato la sua presenza in città ai Servizi Sociali nel mese di ottobre del 2006, non aveva ancora un problema abitativo e ha richiesto: un contributo alla locazione (negato), l'iscrizione del figlio più piccolo alla scuola materna (rimandato per mancanza di posti), il buono mensa (gli è stato concesso nel mese di marzo del 2007);

  2. il tre di marzo 2007 la signora Atzeni occupa abusivamente un alloggio vuoto dell'atc e si rivolge alla nostra associazione;

  3. qualche giorno dopo la nostra associazione agisce due azioni di routine: a) segnala il fatto all'atc chiedendo che non si avvii subito una procedura di sgombero per avere il tempo di costruire una soluzione al problema; b) presenta in assessorato un richiesta di inserimento della famiglia nella graduatoria delle emergenze abitative;

  4. per tutti i mesi di marzo e di aprile nessun operatore del comune ha sentito il bisogno di fare una visita alla famiglia della signora Atzeni che, peraltro, ha condotto in quell'alloggio una vita assolutamente normale. La figlia Irene ha potuto frequentare l'Istituto Alberghiero di Agliano, il figlio Stefano ha potuto frequentare l'Istituo d'Arte in città, la signora poteva fare il suo lavoro nelle ore in cui i figli più grandi erano a casa a badare al più piccolo;

  5. nei primissimi giorni di maggio la famiglia viene sgomberata (sono presenti un funzionario dell'atc e due poliziotti) non oppone resistenza e si rifugia nella cantina dello stesso stabile. Scatta una rete di solidarietà, qualche amico, una parente, non tutti dormono in cantina. Il figlio più piccolo però è attaccatissimo alla madre e la molla solo se sono presenti i figli più grandi;

  6. lo stesso giorno o il giorno dopo i volontari dell'associazione, con la signora Atzeni, si presentano alla responsabile del centro di accoglienza di via Testa, accertano la possibilità di un inserimento della signora e del piccolo, prendono contatti per telefono con i dirigenti del centro e con il vicesindaco; nessuno smentisce quella possibilità ma tutti dicono che se manca un progetto di inserimento la signora e il piccolo non possono stare li;

  7. il “tavolo delle emergenze” si riunisce e respinge la richiesta di inserimento della signora Atzeni nella graduatoria delle emergenze. Le motivazioni sono: a) la signora è residente in città da meno di un anno; b) la signora dispone di un alloggio a Villadeati. I volontari dell'associazione chiariscono che il requisito di un anno non è chiesto dal regolamento in modo perentorio ma può andare in deroga su richiesta delle assistenti sociali, inoltre, gli stessi volontari documentano con un servizio fotografico inoppugnabile che l'alloggio di Villadeati può essere abitato solo dopo un massiccio intervento di manutenzione sull'edificio, sugli impianti di illuminazione e di riscaldamento.

  8. la signora Atzeni ha segnalato la sua presenza in città ai Servizi Sociali nel mese di ottobre del 2006, non aveva ancora un problema abitativo e ha richiesto: un contributo alla locazione (negato), l'iscrizione del figlio più piccolo alla scuola materna (rimandato per mancanza di posti), il buono mensa (gli è stato concesso nel mese di marzo del 2007);

  9. il tre di marzo 2007 la signora Atzeni occupa abusivamente un alloggio vuoto dell'atc e si rivolge alla nostra associazione;

  10. qualche giorno dopo la nostra associazione agisce due azioni di routine: a) segnala il fatto all'atc chiedendo che non si avvii subito una procedura di sgombero per avere il tempo di costruire una soluzione al problema; b) presenta in assessorato un richiesta di inserimento della famiglia nella graduatoria delle emergenze abitative;

  11. per tutti i mesi di marzo e di aprile nessun operatore del comune ha sentito il bisogno di fare una visita alla famiglia della signora Atzeni che, peraltro, ha condotto in quell'alloggio una vita assolutamente normale. La figlia Irene ha potuto frequentare l'Istituto Alberghiero di Agliano, il figlio Stefano ha potuto frequentare l'Istituo d'Arte in città, la signora poteva fare il suo lavoro nelle ore in cui i figli più grandi erano a casa a badare al più piccolo;

  12. nei primissimi giorni di maggio la famiglia viene sgomberata (sono presenti un funzionario dell'atc e due poliziotti) non oppone resistenza e si rifugia nella cantina dello stesso stabile. Scatta una rete di solidarietà, qualche amico, una parente, non tutti dormono in cantina. Il figlio più piccolo però è attaccatissimo alla madre e la molla solo se sono presenti i figli più grandi;

  13. lo stesso giorno o il giorno dopo i volontari dell'associazione, con la signora Atzeni, si presentano alla responsabile del centro di accoglienza di via Testa, accertano la possibilità di un inserimento della signora e del piccolo, prendono contatti per telefono con i dirigenti del centro e con il vicesindaco; nessuno smentisce quella possibilità ma tutti dicono che se manca un progetto di inserimento la signora e il piccolo non possono stare li;

  14. il “tavolo delle emergenze” si riunisce e respinge la richiesta di inserimento della signora Atzeni nella graduatoria delle emergenze. Le motivazioni sono: a) la signora è residente in città da meno di un anno; b) la signora dispone di un alloggio a Villadeati. I volontari dell'associazione chiariscono che il requisito di un anno non è chiesto dal regolamento in modo perentorio ma può andare in deroga su richiesta delle assistenti sociali, inoltre, gli stessi volontari documentano con un servizio fotografico inoppugnabile che l'alloggio di Villadeati può essere abitato solo dopo un massiccio intervento di manutenzione sull'edificio, sugli impianti di illuminazione e di riscaldamento.

  15. da quel momento in poi è stato chiaro, almeno a noi, che un problema abitativo era stato trasformato in un problema di relazione e che tutte le proposte fatte dal servizio minori muovevano dal timore di una accusa di omissione di atti in ufficio. Una riduzione inaccettabile del problema, fatta prevalentemente a tavolino. C'è una madre che per volontà sua mantiene la famiglia in condizioni di emergenza abitativa, c'è un minore esposto a conseguenze gravi, dunque si chieda l'intervento del giudice tutelare. Un vero e proprio pregiudizio.

  16. la richiesta di intervento del tribunale, che noi abbiamo potuto visionare presso l'ufficio dell'avvocato, è stata composta con questo pregiudizio; contiene gravi inesattezze, copre una straordinaria superficialità, non fa nemmeno cenno ad alcune pesanti difficoltà obiettive. Totalmente priva di una seria inchiesta sul campo, questa richiesta di intervento del tribunale ignora che la densità dei rapporti familiari può essere tutelata anche in una cantina, come di fatto è avvenuto nella vicenda di cui stiamo parlando.



In conclusione, noi non abbiamo idea di come possa essere fermata la macchina messa in moto con tanta irresponsabilità, confidiamo di poter trovare un domicilio dignitoso per la famiglia entro breve termine, attivando la nostra rete di solidarietà oltre i limiti previsti dallo Statuo della nostra Associazione e ci auguriamo infine che il nostro impegno possa contribuire ad un esito positivo della vicenda.



Con molto rispetto



Il Presidente dell'associazione Coordinamento Asti-Est


3) EMERGENZA ABITATIVA LLESHI ARTIN AABARI


Le due famiglie sono così composte:


  1. LLESHI ARTIN con moglie casalinga e tre minori di un anno e mezzo, residente in abitazione privata in C. Casale 132; in graduatoria ATC con 4 punti; regolare contratto di locazione sottoscritto nel 2002 e sempre soddisfatto fino a novembre del 2006 (550 euro/mese, canone+spese); capo famiglia con contratti a tempo determinato (l'ultimo chiuso il 21/12/2007 e non ancora rinnovato) alternati con pause di disoccupazione o mobilità; salario di circa 1800 euro/mese

  2. AABARI TAARABTE con moglie casalinga e due minori uno di sei mesi e l'altro di tredici anni, residente in corso alla Vittoria 50; domanda di accesso al bando ATC respinta per mancanza di requisiti; regolare contratto di locazione sottoscritto a dicembre del 2005 e sempre soddisfatto fino ad aprile del 2007 (380 euro/mese + spese); capo famiglia attualmente disoccupato e alla ricerca di un lavoro.


Le due famiglie, di cui descriveremo per sommi capi le condizioni abitative e le vicende che le hanno condotte a quelle condizioni, rappresentano per la nostra associazione due casi tipici della presente situazione sociale. Entrambe subiscono un procedimento di sfratto per morosità, per una (famiglia del signor AABARI) il procedimento è già in fase esecutiva (la data fissata per l'esecuzione è il 18 gennaio 2008), in entrambe c'è la presenza di minori, sono famiglie di migranti con un percorso di “normale” integrazione, per entrambe le famiglie le difficoltà sono sopravvenute allorché la precarietà dei redditi si è fatta insostenibile. Per una famiglia (famiglia del signor LLESHI) si è trattato di una impennata delle spese per una particolare ricerca di una maternità e conseguente parto trigemino nonché di una spropositata (per i redditi dell'inquilino) richiesta di aumento delle spese per la locazione, per l'altra famiglia (famiglia del signor AABARI) si è trattato di un fallimento dell'impresa (una carrozzeria d'auto) in cui il componente principale era impegnato.

Noi ovviamente chiediamo che per le due famiglie sia riconosciuta la condizione di “emergenza abitativa” (quindi i loro casi siano esaminati al tavolo delle emergenze), chiediamo che siano “accompagnate” in un percorso di rientro nella normalità con l'utilizzo di tutti gli strumenti disponibili per garantire il presente domicilio o un passaggio “da casa a casa” (assegnazione di alloggio popolare o di un alloggio a canone sociale, contributo di avvio alla locazione, contributo straordinario per facilitare il rinvio dello sfratto o per un piano di rientro dal debito) e se necessario anche con lo strumento straordinario della requisizione di alloggi sfitti di proprietà delle immobiliari.

Chiediamo ovviamente che sia rispettata e tutelata l'unità della famiglia.

Poiché ci rendiamo conto della complessità dei problemi posti, per evitare che al danno si aggiunga altro danno e che alla fine si facciano valere approcci esclusivamente normativi, vorremmo che fossero chiare due circostanze.

  1. La prima è la precarietà dei redditi imposta dal sistema sociale da cui sono al riparo solo le famiglie ricche mentre le famiglie di cui si parla possono, per eventi imprevisti, essere poste di fronte a problemi di sopravvivenza (pagare l'affitto o pagare alimentari e medicine).

  2. La seconda è il problema di residenzialità dell'intera famiglia, non di uno o due dei suoi componenti, che caratterizza prioritariamente la condizione di emergenza abitativa.



Entrambe le circostanze sono già state negate dagli operatori dei Servizi Sociali ad altre famiglie. E' in particolare la negazione della seconda circostanza da parte dell'Ufficio minori che può condurre a risultati assai discutibili, di rottura delle relazioni familiari al limite della denuncia, di totale ignoranza che “alla sfera dei beni primari collegati alla personalità, deve essere compreso il diritto all'abitazione in quanto l'esigenza di un alloggio rientra fra i bisogni primari della persona” (i giudici della Corte di Cassazione).

Ad una delle famiglie di cui parliamo (quella del signor AABARI) l'assessorato ai Servizi Sociali ha già proposto una ospitalità, solo per la madre e i minori, presso il centro di accoglienza di via Testa. L'ospitalità, avviata e poi giustamente interrotta dalla madre dei minori, è avvenuta in queste condizioni: coabitazione in una sola stanza di quattro persone, la madre e i minori nonché una signora già ospitata in precedenza; comprensibili e prevedibili problemi di relazione tra la madre di un minore (di sei mesi) che si sveglia di notte e piange e la signora che lavora di giorno, di notte vorrebbe dormire e al crepuscolo fumarsi anche una sigaretta con la finestra aperta (tutto questo è avvenuto).

Il nostro giudizio assolutamente negativo è scontato ed è di grande allarme perché questo modo di procedere ha già fatto delle vittime (la famiglia della signora Atzeni è il caso più recente); il nostro atteggiamento è come sempre collaborativo ma ci consideriamo ovviamente liberi di esercitare tutte azioni pubbliche e private che ritenessimo necessarie, sia per tutelare il diritto all'abitazione delle famiglie di cui parliamo, sia per denunciare pubblicamente la drammaticità di un problema sociale ancora troppo malamente affrontato.

La nostra associazione chiede inoltre che siano convocate le associazioni e gli enti che compongono il “tavolo delle emergenze” per una disamina della recente legislazione nazionale e regionale in materia di diritto alla casa (in particolare il “Programma straordinario di edilizia residenziale pubblica di cui all'art.21 del DL 10/10/2007 n°159 convertito con modificazioni dalla legge 29/11/2007 n°222. Individuazione degli interventi prioritari e immediatamente realizzabili e riparto della disponibilità finanziaria”)

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