domenica 9 maggio 2010

UN MESE DOPO L'OCCUPAZIONE DI VIA ALLENDE


Siamo a circa un mese da che abbiano dato inizio alla ”occupazione” dello stabile di via Allende, precisando a destra e a manca le ragioni e il senso di questa azione, e i rapporti con i nostri interlocutori istituzionali, in particolare con l'assessore alle politiche sociali, sono congelati in una sorta di limbo, essendo noi nella metafora, i peccatori.
L'attesa che dovremmo scontare per riuscire a negoziare la soluzione abitativa di sei famiglie e successivamente per poter riprendere, forse, un confronto su tutta la questione delle abitazioni, dipenderebbe dall'aver occupato abusivamente lo stabile, dall'aver violato leggi e norme sulla proprietà. Non tratto con chi occupa, continua a tuonare l'assessore, se dipendesse da me vi avrei già sgomberati.

sabato 1 maggio 2010

LE FAMIGLIE CHE “OCCUPANO” LO STABILE DI VIA ALLENDE:


Ecco il nostro progetto casa:
Siamo sei capi famiglia, siamo le loro compagne, ci sono con noi i nostri figli, sono in tredici di ogni età, siamo cittadini consapevoli, militanti di associazioni di volontariato sociale, tutti crediamo che la dignità delle persone non possa essere negoziata, che la coesione delle famiglie non possa essere sacrificata alla speculazione immobiliare e ai profitti delle banche e delle assicurazioni;
Ci consideriamo la parte meno rassegnata di tutte le persone che in questo momento subiscono la negazione di un diritto, che ricevono le briciole della ricchezza sociale prodotta dal lavoro, soprattutto il nostro, negato, intermittente, mal pagato, clandestino, nero;

martedì 27 aprile 2010

UNA SIMPATICA CAROGNA

Via Fratelli Olivero 2, San Rocco, antico rione cittadino. Prima della industrializzazione sede di chiese, conventi, caserme, confraternite, case patrizie. Poi quartiere popolare, case/fabbriche, laboratori di sellai, fabbri e falegnami, residenze di operai. I primi lotti di alloggi iacp sono stati costruiti qui, quando la gescal (contributo su salari e stipendi, fino al 75) finanziava l'edilizia residenziale pubblica. Quegli alloggi sono stati quasi tutti venduti ai loro assegnatari, durante la prima ondata di privatizzazioni, negli anni settanta. Finiti nel marcato immobiliare, adesso possono essere di chiunque. Alcuni sono rimasti dell'atc (Agenzia Territoriale per la Casa).

domenica 25 aprile 2010

Si, siamo la lobby dell'uguaglianza e del libero pensiero.


Sono circolati in questi giorni giudizi che ci attribuiscono scelte e intenzioni che non sono le nostre. L'intento è quello di stravolgere il senso delle cose che facciamo, metterci in cattiva luce, impedire che gli esiti da noi auspicati si compiano.
Siamo stati descritti come una lobby che tutela gli interessi particolari dei suoi aderenti, dunque gli interessi delle sei famiglie che hanno “occupato” lo stabile di via Allende.

giovedì 15 aprile 2010

Il Consiglio Comunale di Asti

Ordine del giorno presentato in Consiglio Comunale dalla “minoranza”

Il Consiglio Comunale di Asti


confermando il giudizio dell'Anci che annovera il problema abitativo tra quelli di massima gravità in carico ai Comuni;
considerando che tale problema si presenta in città con l'aggravante di una emergenza sfratti che compromette il diritto all'abitare di decine di famiglie;
giudicando inoltre che la l'attuale disponibilità di alloggi a canone sociale sia lontanissima da quella necessaria per affrontare il problema con efficacia.


ritiene


  1. che debba essere al più presto accertata e sollecitata l'intenzione di enti pubblici e privati, banche, assicurazioni e immobiliari, di disporre un uso sociale del patrimonio edilizio di loro proprietà, attualmente in dismissione;
  2. che tale uso possa essere regolato con criteri non esclusivamente mercantili, valorizzando l'attività di associazioni e di altri soggetti sociali che agiscono senza fini di lucro;
  3. che l'occupazione dello stabile di edilizia residenziale di via Allende, di proprietà del demanio, vuoto da anni e abbandonato all'incuria, sia un atto illegale e pertanto non confermabile nella sua dimensione giuridica, ma sia anche un atto dovuto alle famiglie il cui diritto all'abitare è violato dalle vicissitudini della crisi sociale presente, nonché un atto dovuto ad una morale pubblica, per fortuna ancora viva, che non accetta lo sperpero di risorse in disponibilità di tutti i cittadini, come quelle appunto del demanio.
pertanto invita la giunta a


convocare un consiglio comunale aperto per discutere pubblicamente questi problemi;
confermare l'interesse all'ipotesi, circolata in queste settimane, di una intesa tra Il Comune, Il Ministero della Difesa e l'atc per un uso sociale dello stabile di via Allende, attualmente “occupato” da sei famiglie;
verificare da subito la possibilità di una cessione temporanea al Comune del suddetto stabile, a titolo di anticipazione della ipotesi di cui si parla;
convocare il tavolo delle emergenze per ritessere il filo del dialogo con le associazioni che da mesi conducono azioni in difesa del diritto all'abitare.


ODG presentato in Consiglio Comunale da alcuni consiglieri dell'opposizione Asti aprile 2010

sabato 10 aprile 2010

MANIFESTAZIONE/CORTEO DEL 10 APRILE

Il Coordinamento delle associazioni per il diritto alla casa. (Coordinamento Asti-Est, Associazione Amal, Varie&Eventuali, AISAP, Collettivo Sherwood, Associazione A Sinistra, Cobas Asti, Forum Sociale, Tempi di Fraternità, Psichiatria democratica), ha promosso (dal mese di luglio dell'anno scorso ad oggi) decine di azioni pubbliche (presidi, assemblee e contrasti degli sfratti) in difesa del diritto all'abitare di famiglie sfrattate o già minacciate da sfratto o con condizioni abitative inaccettabili (violazione di norme edilizie e igienico/sanitarie).
In città il bisogno abitativo insoddisfatto non si manifesta solo in queste forme estreme ma accresce il malessere di centinaia di altre famiglie colpite dagli effetti più negativi della presente crisi sociale. Questo bisogno si può riassumere sommariamente nei numeri seguenti: 40 circa famiglie in emergenza abitativa, minacciate da sfratto oppure già sfrattate e in condizioni abitative assai precarie; circa 600 famiglie in graduatoria atc in attesa di una casa popolare. Una attesa, è bene non dimenticarlo fatta di coabitazioni, sovraffollamenti, abitazioni improprie, impossibilità di comporre nuove famiglie o di accompagnare senza ulteriore danno gravi problemi di handicap o di relazione.
Le ragioni di questo bisogno nascono prevalentemente dalla precarietà o modestia dei redditi delle famiglie, condizioni di reddito che sono andate peggiorando in questo ultimo decennio e non cessano di peggiorare, nel venir meno di posti di lavoro e di ammortizzatori sociali. Questo bisogno, inoltre incontra un mercato immobiliare altamente speculativo e perciò escludente per soglie di reddito continuativo inferiori a 1000 euro, ed incontra una offerta di alloggi popolari che fino al 2012 è ridotta ai cosiddetti alloggi di risulta, vale a dire alloggi popolari rilasciati dagli inquilini per ragioni varie. I primi alloggi popolari di nuova costruzione (programma casa della Regione Piemonte) saranno disponibili verso la prima metà del 2012.
Questo buco nero di indisponibilità di alloggi popolari o a canone sociale non può essere riempito dall'ordinaria amministrazione di un assessorato ridotto al lumicino delle risorse, ancora meno da provvedimenti che accrescono il danno delle famiglie come quelli agiti finora dall'assessore ai servizi sociali (scissione delle famiglie, inviti al fai da te, modestissimi interventi economici) o annunciati (le case popolari ai piemontesi, la rotazione delle emergenze nelle cosiddette case parcheggio).
Questo buco nero non può neppure essere riempito dal moltiplicarsi delle azioni di contrasto delle Associazioni. Le azioni di contrasto della esecuzione degli sfratti sono state almeno una quarantina dal mese di luglio del 2009. Sono state un investimento massiccio di partecipazione, assunzione di responsabilità, presa di coscienza del problema e solidarietà, ma hanno costretto le Associazioni anche ad un ruolo improprio, di supplenza dell'assessorato ai servizi sociali (erogazione di contributi per ottenere il rinvio degli sfratti esecutivi o per permettere la sottoscrizione di un contratto di locazione).
Ma la percezione di questo gravissimo problema abitativo, risulta assolutamente falsata, (il problema ricondotto alle difficoltà di ogni singola famiglia), se non tocca l'assetto della proprietà edilizia in città. I suoi protagonisti, chi sono, con quali regole e valori hanno fatto dell'edilizia residenziale una pura questione di mercato, cosicché al presente ci siano in città migliaia di alloggi sfitti, di proprietà immobiliari pubbliche e private, lasciati all'incuria, edifici il cui valore d'uso sarebbe preziosissimo per le persone in carne ed ossa, sfrattate o minacciate da sfratto, che invece viene cancellato da una astratta attesa di “valorizzazione”.
Di questi monumenti all'ingiustizia c'è pieno in città. Cliniche ed ospedali, edifici dismessi di enti pubblici o privati, persino edifici di edilizia residenziale, vuoti da anni, tutti in attesa di un acquirente, ovviamente a prezzi di mercato.

Per tutte queste ragioni, che vengono condensate in poche richieste

  1. acquisizione temporanea (fino al 2012) per usi sociali di alloggi di proprietà pubblica o privata, vuoti da anni;
  2. il ripristino di una procedura trasparente dell'emergenza (criteri, priorità, ecc.);
  3. la convocazione immediata del tavolo delle emergenze abitative.

le associazioni che hanno promosso in questi ultimi mesi iniziative in difesa del diritto all'abitare, annunciano che il giorno di sabato, 10 aprile 2010, terranno una manifestazione/corteo per la casa, il lavoro e il reddito. Invitano pertanto alla partecipazione sindacati degli inquilini e di fabbrica, e altre associazioni o partiti che ritengano di condividerne il senso.

La manifestazione/corteo avrà il seguente svolgimento:

  • concentramento in piazza S.Secondo alle ore 14,30;
  • partenza del corteo alle ore 15,00;
  • percorso: Via Garibaldi, P. Alfieri lato prefettura, Corso alla Vittoria, Viale Rosselli, Corso Galileo Ferraris, Corso Pietro Chiesa;
  • conclusione Circolo Way Assauto.


Il Coordinamento delle associazioni per il diritto alla casa.

Coordinamento Asti-Est, Associazione Amal, Varie&Eventuali, AISAP, Collettivo Sherwood, Associazione A Sinistra, Cobas Asti,Forum Sociale, Tempi di Fraternità, Psichiatria democratica , Collettivo Pecore Nere

sabato 27 marzo 2010

Via Nevizzano e tavolo delle emergenze

Questa mattina i volontari sono andati a cuor leggero all'appuntamento con l'ufficiale giudiziario. Una soluzione, sia pure provvisoria, al problema abitativo delle due famiglie era stata annunciata al “tavolo delle emergenze” convocato due giorni prima. Per la famiglia più numerosa, tre minori, la disponibilità entro breve di un alloggio popolare, per l'altra famiglia un rinvio e poi una assegnazione, a distanza di due mesi circa (che sembra essere la scadenza, imposta dall'assessore, delle riunioni del tavolo delle emergenze).
Ma lì sotto casa, al freddo, con il gruppo di volontari infoltito dalle figurine d'occasione, l'avvocato della proprietà, l'amministratore, quattro poliziotti della digos e l'ufficiale giudiziario, i giornalisti e i fotografi, il rinvio, il settimo, dello sfratto della famiglia al momento esclusa dall'assegnazione, ha riaperto la discussione. L'avvocato ha fatto sapere che la proprietà non era disposta a concedere un altro rinvio delle sfratto, e ha invitato l'ufficiale giudiziario a procedere con lo sgombero.
Questo vero e proprio esercizio di violenza per conto della proprietà è stato evitato solo per ragioni “tecniche” vale a dire la mancanza del numero di poliziotti necessario per garantire l'efficacia dell'azione, contro la famiglia e venti volontari, tutti decisi ad opporsi.
Non si è trattato della solita routine, di contrasti degli sfratti ne sono stati fatti almeno trenta, da che è iniziato in città il movimento per la difesa del diritto all'abitare. E' stata invece l'ennesima prova della decisione dell'assessorato di trattare l'emergenza come se ogni singolo episodio riguardasse esclusivamente le sorti di questa o quella famiglia e come se qualsiasi provvedimento fosse un azzardo morale.
Se non sono furbi o pelandroni sono extracomunitari, non sono mai persone o famiglie che perdono, loro malgrado, un diritto. Le decine di emergenze abitative, lo stillicidio degli sfratti, l'attesa di 600 persone/famiglia in una inesauribile graduatoria atc, la disponibilità di alloggi popolari ridotta praticamente a zero, sono per l'assessore chiacchiere, non costituiscono mai un problema sociale, con delle cause che devono essere affrontate e delle soluzioni che devono essere accompagnate. Per le associazioni invece, ma era chiaro fin dall'inizio, queste non sono chiacchiere ma le questioni dell'agenda del “tavolo”.
Il “tavolo delle emergenze” convocato due giorni prima, per mettere alla prova una procedura condivisa di assegnazione “in emergenza”, di cui era stato fatto l'annuncio nei “tavoli” precedenti, si è rapidamente trasformato in una tribuna per l'assessore che ha sciorinato il suo irricevibile catechismo. Primo, chi ha occupato non può avere una casa popolare, secondo non si possono assegnare alle emergenze più di un quarto degli alloggi disponibili, terzo negli “alloggi parcheggio” le emergenze devono ruotare, quarto il tavolo viene convocato ogni due mesi ma solo perché lo ha sollecitato la Prefettura. Questa giustificazione viene taciuta ma è evidente in ogni atto mosso dall'assessore, non c'è nulla nelle convocazioni del tavolo che possa suscitare il reale interesse degli altri interlocutori ne una agenda, ne una proposta, meno che mai la sollecitazione di un giudizio, di un approfondimento. Insomma il “tavolo” viene convocato “per le comunicazioni dell'assessore”.
Non è possibile andare avanti in questo modo. Le associazioni sollecitano un chiarimento e per ottenerlo ripropongono per l'ennesima volta le loro richieste minime:


  1. Sospendere le assegnazioni in graduatoria salvo i casi di famiglie di cui si riconosce lo stato di emergenza abitativa;

  2. Sospendere le procedure di revoca delle assegnazioni in erp, salvo i casi di indubbia violazione delle norme;

  3. Rinnovare le convenzioni a tempo e protrarne i termini, se permangono le condizioni di debolezza sociale delle famiglie interessate;

  4. Procedere alla realizzazioni dei cambi consensuali già richiesti, quando mettono fine a situazioni di sottoutilizzazione degli alloggi, anche in presenza di morosità;

  5. Fare una verifica rapida della disponibilità dell'asl a cedere in uso locali per un domicilio temporaneo di eventuali famiglie sfrattate;

  6. Comporre una lista delle emergenze che abbia come criteri esclusivi la condizione di effettiva debolezza sociale delle famiglie e di effettiva insostenibile condizione abitativa, senza escludere le famiglie che vengono da una occupazione di erp.

La posizione delle associazioni è sempre stata di dialogo, con argomentazione di ogni problema e proposte motivate e possibili. Di ultimativo e di perentorio nel nostro dialogare non c'è assolutamente nulla, comprese le richieste su elencate. Ma un atteggiamento dei nostri interlocutori, in particolare dell'assessore, inafferrabile, dilatorio e in definitiva irresponsabile verso di noi e cinico verso le persone e le famiglie che noi accompagniamo, non possiamo più tollerarlo.

La questione del contenzioso
In regione si sta discutendo una revisione generale della legge che dal 1995 che detta le “norme per le assegnazioni e per la determinazione dei canoni degli alloggi di edilizia residenziale pubblica”. Invece di discutere delle ragioni e delle finalità di questa revisione ci si sofferma su aspetti del tutto marginali ma che possono essere usati nel dibattito politico. E' il caso del cosiddetto “canone sanzionatorio”. Il canone che viene inflitto agli inquilini di una casa popolare quando non lasciano questo domicilio dopo aver subito la “decadenza” dell'assegnazione. In altre parole, dopo che il contratto di locazione è stato rescisso dal proprietario. Tralasciamo le violazioni indiscutibili del contratto (chi subaffitta, chi usa l'alloggio per attività illecite, chi supera il cosiddetto “reddito di permanenza”, ecc.), e consideriamo la situazione, più frequente, degli inquilini morosi “colpevoli”, vale a dire degli inquilini giudicati “fraudolenti”, dall'Assessorato ai Servizi Sociali, perché non pagano un canone che invece potrebbero pagare. Cosa accade nella realtà. Quelli realmente “fraudolenti” se ne vanno, gli altri e sono la grandissima maggioranza rimangono. A rigore, dovrebbero essere sgomberati. Vengono invece lasciati lì ma sollecitati a pagare il canone sanzionatorio sotto la minaccia continua dello sgombero. Alcuni non pagano e in questo caso la norma di legge attribuisce al Comune l'onere di pagare il canone all'atc, molti invece pagano e per farlo ricorrono alla solidarietà familiare e degli amici e ai prestiti presso le banche, insomma si indebitano sempre di più non avendo altra alternativa alla casa popolare. Dunque questo “canone sanzionatorio” non pesa solo sul Comune e può trasformarsi in contenzioso con l'atc (come è accaduto ad Asti), pesa soprattutto sugli inquilini “morosi colpevoli” che lo pagano. Il meccanismo di legge è infernale e tra l'altro è stato introdotto con una revisione di legge del 2001 (in regione il centro destra) e visti i risultati si può dire che tradisca lo spirito solidaristico e di tutela della stessa legge. Torniamo a questo punto al dibattito politico. Prima osservazione si discute del contenzioso del Comune con l'atc, non si fa nessun cenno alle sorti degli inquilini che pagano il canone sanzionatorio. Seconda osservazione non si discute delle ragioni e delle finalità della presente revisione della legge e si conferma il sospetto che si voglia fare una legge ancor meno solidale e di tutela della precedente. In questo scenario, l'intervento della consigliera regionale Angela Motta, contro l'abolizione del “canone sanzionatorio”, è uno dei tanti esempi di come la politica e il relativo dibattito siano lontani dalla vita reale, non abbiano più alcun nesso con le condizioni di malessere sociale e di impoverimento di una parte sempre più ampia della popolazione. La consigliera, di centro sinistra, ha motivato la sua opposizione dicendo di non voler fare un regalo al Comune di Asti, di centro destra. E' la riprova di quanto andiamo dicendo, maggioranza e opposizione, è solo un gioco delle parti sulla pelle di chi non riesce, suo malgrado, a campare con dignità.






  FONDO DI RESISTENZA   con i pregiudicati della ex Mutua SOMMA VERSATA A TUTT'OGGI     7300 e...