mercoledì 27 gennaio 2010

PRIMO CONVEGNO PER IL DIRITTO ALLA CASA

I nostri abituali interlocutori istituzionali hanno disertato il Convegno senza neppure un cenno di scuse. Assenti Provincia, Comune, Asl, Atc, l'opposizione politica in Consiglio Comunale. Unica eccezione la Prefettura, che ci ha inviato una lettera con una espressione di rammarico a cui abbiamo ovviamente creduto. A riprova, nella serata di venerdì, erano presenti un viceprefetto, un vicequestore, e persino un ufficiale giudiziario. La circostanza abbiamo voluto annotarla subito perché descrive lo stato delle relazioni (ad Asti), tra Coordinamento delle associazioni e interlocutori istituzionali, di cui abbiamo fatto esperienza durante l'intero ultimo ciclo di azioni in difesa del diritto all'abitare (da luglio del 2009 ad oggi). La circostanza, che fino a ieri ci sembrava paradossale, è stata segnalata anche al Convegno da alcuni relatori venuti da realtà metropolitane molto più impegnative della nostra e costituisce dunque un problema che si aggiunge ai numerosi altri messi nell'agenda del Convegno.
Nella serata di venerdì, come da programma, la parola l'hanno avuta prevalentemente i militanti del movimento di lotta per il diritto alla casa convenuti da Roma, Torino, Alessandria, il portavoce del movimento “Stop al consumo di territorio”, nonché ovviamente i militanti del Coordinamento delle Associazioni di Asti, che hanno promosso il convegno. L'orientamento generale di questi ultimi, vale a dire il giudizio sulla gravità della crisi sociale e entro questa della gravità senza precedenti del problema della casa, nonché la necessità di dare più potenza all'azione sociale su tutto il territorio nazionale, sono state largamente condivise pur con specificazioni, importantissime perché dettate dall'esperienza, di cui diamo una sintesi nel seguito della presente nota.
Gli interventi di rappresentanti istituzionali chiamati a Convegno, svolti prevalentemente nella mattinata di sabato, sono stati interessantissimi non solo per gli approfondimenti sulla questione delle requisizioni e sui risultati, peraltro assai modesti, conseguiti attraverso le ormai tradizionali forme di dialogo con il movimento di lotta (tavoli, incontri pubblici ed altro). In più, è stata sottolineata, verrebbe da dire senza se e senza ma, la sostanziale impermeabilità delle istituzioni pubbliche, quelle in cui prende forma, la democrazia di questo paese, in questo particolare momento storico, alle istanze dei movimenti e di tutte le azioni di “cittadinanza attiva” nonché il prevalere di una cultura mercantile “naturalmente sorda” ad ogni valore o progetto che non si armonizzi a quella. Dunque, anche i rappresentanti istituzionali che hanno preso la parola (il Presidente del IX Municipio di Roma, un consigliere regionale della Liguria) hanno implicitamente ed esplicitamente sottolineato la necessità di dare più potenza, dunque più capacità di analisi e di intervento, all'azione sociale.
In quanto a quest'ultima, che è stata l'argomento principale delle due giornate di Convegno, l'approfondimento ha preso le mosse dalle esperienze di ogni realtà di lotta e di azione, passando all'esame ogni modalità di azione, di relazione tra i soggetti che l'hanno mossa, dei contesti sociali più o meno collaborativi, dei risultati conseguiti, non solo rispetto agli sfratti respinti, alle case occupate, agli alloggi sottratti alla speculazione immobiliare, a quelli contrattati con gli enti pubblici, ma anche rispetto alla necessità di accrescere la coesione, la densità e rappresentatività sociale, le capacità di relazione più ampia nel territorio di tutti i soggetti, individui o collettivi, che in questo momento agiscono in difesa del diritto alla casa di persone e famiglie in carne ed ossa.
Anche l'idea di una politica della casa, che opponga diritti alla filantropia, spesso venata di xenofobia, come il caso di Asti, degli assessorati ai Servizi Sociali e delle relative giunte, deve attraversare questo movimento se non vuole trasformarsi in chiacchiera elettorale, in discorso che passa vicino ai fatti senza vederli. Anche l'intervento del rappresentante di una associazione (Alisei), che progetta e accompagna progetti di auto-costruzione, in situazioni sociali più protette dalle estreme conseguenze della crisi sociale in atto, ha condiviso queste analisi e ha messo in evidenza la necessità di una risposta che accentui la responsabilizzazione, le capacità di autogestione e di relazione dei singoli all'interno dei collettivi, anche di una semplice cooperativa in cui i soci decidono di farsi la casa e di amministrarsela.
Il nesso tra speculazione immobiliare e sue forme, consumo di una risorsa scarsa come il territorio, azzeramento del diritto alla casa e di ogni forma di democrazia partecipata, ha avuto ovviamente spazio in tutta la parte analitica degli interventi, istituzionali o di movimento che fossero. Ma l'intervento del portavoce del movimento Stopo al consumo di territorio (il cui obiettivo principale sembra sia stato condiviso dalla Provincia di Torino, proprio durante le ore del Convegno) ha aperto lo scenario possibile, auspicabile, e in Asti appena sperimentato, di un intreccio delle esperienze di movimento.
Nella riunione conclusiva tutti questi aspetti della discussione non sono venuti ovviamente a sintesi, perché troppo complessi e soprattutto perché adesso vengono vissuti come domande aperte e come necessità di una interlocuzione e pratica sociale molto più ampie di quelle rappresentate al convegno di Asti. L'idea di una giornata nazionale di azione in difesa del diritto all'abitare, proposta dal Coordinamento delle associazioni di Asti, è stata rimandata ad una interlocuzione più ampia. Un primo momento in cui riproporla potrebbe essere il Convegno promosso dal movimento di lotta per la casa di Firenze per il 12-13-14 in quella città (rappresentanti peraltro impossibilitati, anche se invitati, a partecipare al Convegno di Asti).
L'idea di momenti di mutuo soccorso tra le realtà di movimento regionali (Asti, Alessandria, Torino), e di relazioni stabili tra le stesse, dovrà passare in breve tempo dalla teoria alla pratica, non solo per mantenere l'azione saldamente radicata al territorio e a forme di democrazia diretta e partecipata, ma anche per la specificità politica dei rappresentanti istituzionali del Piemonte (la Lega). Si dovrà tra l'altro fare un approfondimento della nuova legge regionale sull'erp (il testo di un emendamento presentato dalle opposizioni è stato letto al Convegno) che sostituisce la 46/95, scambiare esperienze sul lavoro agli sportelli (tutte le associazioni ne hanno aperto almeno uno) e riflessioni sul lavoro in generale.
Tutti i rappresentanti di movimento e istituzionali che hanno partecipato al convegno di Asti saranno al più presto in relazione attraverso una mailing-list. Per quanto riguarda Il Coordinamento delle Associazioni di Asti, sarà messa in discussione subito una forte azione pubblica, di denuncia e di proposta, resasi necessaria vista l'impossibilità di proseguire un dialogo truccato, come quello fin qui condotto dall'Assessorato ai Servizi, vista la necessità di bloccare gli sfratti già programmati compresi quelli delle convenzioni scadute e non rinnovate, vista infine la sterilità del confronto su altri tavoli con altri enti pubblici per l'uso sociale di edifici dismessi.
Vale la pena infine di annotare la funzionalità e utilità sociale della struttura che ha ospitato il Convegno. Il nome della struttura, Casa del Popolo, scelto non a caso dall'associazione che la gestisce (“A Sinistra”, una delle promotrici del Convegno), rimanda l'eco degli esordi del movimento popolare protagonista del secolo appena trascorso, e ne ripropone le ragioni e le passioni, nella pratica di un nuovo inizio. (Essendo questo testo composto durante una amabile conversazione, attorno ad un tavolo, proprio alla Casa del Popolo, alla ristorazione e al servizio, il particolare impegno di Luca, Oreste, Samuele, Egle, Kouci e consorte).

L'iniziativa è stata promossa dalle seguenti Associazioni:
Coordinamento Asti-Est, Associazione Amal, Varie&Eventuali, AISAP, Collettivo Sherwood, Associazione A Sinistra, Cobas Asti, Forum Sociale, Tempi di Fraternità, Psichiatria Democratica.

sabato 9 gennaio 2010

LA BOCCA DELLA VERITA'


Un appuntamento da rinnovare
La sera del 30 dicembre alla casa del Popolo c'è stato un appuntamento per una cena. Qualcuno si era dato da fare nel pomeriggio – Luca, Oreste, Egle - in modo che tutto fosse pronto per le 21, cibi e arredo dei tavoli. Se ne era parlato durante le ultime riunioni. Avevamo sentito il bisogno di vederci in modo più libero. Un po' di spensierata compagnia ci avrebbe fatto bene, fuori dai formalismi e dalle tensioni imposti dalla necessità di non perdere un colpo nel confronto/scontro con l'assessore ai Servizi Sociali. Alcuni non sono potuti venire, perché alle volte certi problemi non concedono nemmeno una pausa. E' stato così per Gianni, per Bouras e per altri. Peccato. Ci saranno la prossima volta.

Ma in occasioni come queste non basta dire vediamoci perché tutto fili via via liscio. E' necessario che certe condizioni siano rispettate, soprattutto se l'appuntamento è a tavola. Come tutti sanno, siamo anima e corpo, una unione straordinaria in cui normalmente è l'anima che comanda il corpo. Ma attorno ad una tavola imbandita il rapporto si inverte, anzi è necessario che il corpo si liberi da ogni sudditanza, liberi i propri cinque sensi. La tavola non è un luogo di severi moralisti, piuttosto di filosofi tolleranti o di preti rubizzi. Insomma la tavola è un luogo, al confine tra il reale e il surreale, di persone che sanno indagare con discrezione il mistero, l'ombra, l'incertezza, le presunte verità, vale a dire tutte le piacevoli e intriganti ambiguità del cibarsi. Per esempio, quando portiamo un buon cibo alla bocca non sappiamo mai con certezza se stiamo sfamando il corpo o la mente. Quel che è certo è che dalla bocca passano il cibo e le parole. Ebbene, quella sera non c'erano filosofi certificati – lo siamo un po' tutti – ma, le condizioni di cui dicevo sono state rispettate e massimamente una: la buona preparazione e la buona cottura dei cibi.
Devo dire che è stata una sorpresa per tutti. Per me è stato anche lo sciogliersi di un timore, che qualcuno, volenteroso ma non troppo esperto, improvvisasse. In cucina al massimo si sperimenta, ma bisogna già avere la patente. Kouci e moglie sono andati oltre ogni aspettativa. Qualcuno li ha visti all'opera fin dal mattino, dunque prima ancora di essere appagato nel gusto dai piatti portati a tavola, ed è stato impressionato dalla loro serietà – dicevano pochissime parole – dal loro impegno e dalla loro signorile modestia. Durante la cena non sono mancati gli applausi al loro indirizzo. Giustamente applauditi perché sono stati dei cuochi bravissimi e lo sono stati per il piacere si tutti.
Dunque la cena è da ripetere. Perché i cuochi ce l'abbiamo, perché la Casa del Popolo è quanto di più ospitale si possa disporre, perché l'amicizia è una bella cosa e infine perché un insieme di persone come noi deve coltivare l'affinità, cioè la capacità di sentire, fare e reagire all'unisono nelle situazioni di conflitto. Perché, si sa, ma non è mai stato vero come adesso, l'unione fa la forza.
Voglio aggiungere all'evento alcune altre considerazioni che mi sembrano importanti. Le cose acquistano più senso se sono mosse dal sentimento e dalla conoscenza. Allora, è bene sapere che nel nostro Paese, in questo momento storico, tra gli altri problemi c'è anche quello di una forte immigrazione dai paesi del nord-africa. Le persone è sempre meglio accoglierle che respingerle. Certo è una fatica, per molte ragioni. Una di queste una è la diversità dei modi di vita, dei costumi. Sostituire le reazioni di difesa con un atteggiamento di curiosità è faticoso ma bisogna farlo. In fin dei conti siamo tutti creature. Ebbene, un modo per farlo è sedersi insieme a tavola.
Avete visto quei piatti ? L'insalata di arance, il cous cous, quel piatto di carne condita con un sugo speciale di mandorle tostate e prugne secche, erano già belli a vedersi, sto dicendo le forme e i colori. Vi siete chiesti che nozione del tempo ci vuole per prepararli ? Alludo al fatto che la preparazione dura delle ore e dura delle ore la cottura a fuoco lento. Il sapore infine, avete provato a sentirlo ? Credo che ci voglia un gusto esercitato, credo che si debba sentire il piacere di stare a tavola. Non è come andare in fretta al bar o peggio ancora Mc Donald. Non è stata una bella esperienza ?
Mi rendo conto che parlando così, rischio di sminuire aspetti della cena meno condivisi ma altrettanto degni di nota. Come si sa, dopo una cena, bisogna mettere tutto a posto. Questa esigenza era stata giustamente sottolineata. In particolare la cucina, dove i coniugi Kouci avevano condotto la loro performance, attrezzatissima e verificatissima dall'asl (qualcuno dice fin troppo), andava riconsegnata nell'ordine e nella pulizia primitivi. Applicarsi era scontato, come ricambiare una cortesia, ma l'esito richiesto non lo era. Anche in questo compito ci vuole esercizio e una buona dose di sapienza. Ebbene, essendomi attardato a vedere, dopo la cena, come si metteva a posto, non ho potuto fare a meno di lodare dentro di me - se l'avessi fatto ad alta voce le signore mi avrebbero preso per il culo - la perizia e l'impegno di Rita e Gisella, soprattutto la disinvoltura con cui mettevano in sintonia gesti con discorsi totalmente incongrui a quelli. Insomma, ciappettare divertendosi e insieme pulire e lucidare con successo un lavandino o una stufa, è un'arte che appartiene a pochi. Ovviamente mi sono divertito anch'io.
Concludo questo commento ricordando che alla tavola dei califfi, del periodo degli Abbasidi (750-1258), sedevano insieme filosofi, dottori del “libro”, poeti. C'era anche un dietologo, esperto delle relazioni tra cibo e salute, che dava consigli ad ogni portata. Nelle occasioni più importanti, i poeti interpretavano in versi ogni piatto. I filosofi e i dottori del “libro” ne discutevano i simbolismi e le coerenze con questo o quel passo del Corano. Alla fine il piatto più apprezzato al gusto e all'intelletto veniva premiato.
Non è un invito a farsi musulmani, più semplicemente un invito a conoscerci meglio.

UN PASSO AVANTI E DUE INDIETRO

UN PASSO AVANTI E DUE INDIETRO
Finalmente un minimo di confronto c'è stato e si può dire che questa prima riunione del “tavolo” si è chiusa con qualche risultato. Ma come vedremo siamo ancora lontanissimi dal poter soddisfare in tempi ragionevoli il bisogno abitativo delle famiglie già sfrattate o sgombrate e di quelle minacciate di sfratto. Semplicemente perché non ci sono alloggi popolari. In questo momento in disponibilità ce ne sono due, di una camera e servizi, hanno sottolineato l'assessore ai Servizi Sociali e i suoi impiegati e in più non ci sono disponibilità finanziarie.
Sono ormai sette mesi che le associazioni “in movimento” chiedono provvedimenti che rimuovano in qualche modo questi due vincoli. Con richieste che hanno cercato altri interlocutori oltre l'assessorato - le ferrovie dello stato, l'asl, la fondazione cassa di risparmio - enti che hanno disponibilità immobiliari e finanziarie non utilizzate. Ma su questi altri “tavoli” non si è ancora andati oltre i primi approcci e le associazioni hanno constatato un interesse più che modesto e preoccupazioni assai lontane dal dramma sociale delle famiglie in emergenza abitativa.
L'assessore non ha negato che in città ci sono migliaia di alloggi sfitti e altri se ne costruiscono, tutti irraggiungibili per un numero sempre maggiore di cittadini e famiglie. Nessun componente del “tavolo” si è sottratto alla percezione di questo paradosso mercantile. Persino il rappresentante della piccola proprietà immobiliare ha convenuto che qualcosa si dovrebbe fare. Tuttavia non si è usciti dalla routine, dall'ordinaria amministrazione, come se i due prossimi anni, che si annunciano senza un alloggio popolare di nuova costruzione e con una crisi sociale ancora più accentuata, fossero uguali a tutti gli altri trascorsi. Uno scenario che andrebbe affrontato con provvedimenti inusuali o eccezionali, è stato invece allontanato dalla discussione.
L'assessore, con un rispetto straordinario per la proprietà e per la coscienza dei proprietari, che in città non hanno mai mostrato un minimo di coscienza sociale, ha annunciato che farà il tentativo di ottenere da questi ultimi un certo numero di alloggi in affitto, da poter poi utilizzare come alloggi parcheggio per le emergenze abitative. Questo progetto sarà ovviamente condizionato dalla possibilità o disponibilità della Fondazione a investirvi dei soldi. Davvero troppo poco e il dramma sociale sempre sottotraccia.
Le associazioni hanno replicato che ci vorrebbe più determinazione e che in una situazione come questa non si dovrebbe escludere un provvedimento come la requisizione. Ci sono interi stabili in città vuoti da anni, capitale immobiliare in attesa di valorizzazione. Sarebbe assolutamente ragionevole sottrarli temporaneamente al possesso dei loro proprietari assenteisti e, con il corrispettivo di un indennizzo, destinarli ad alloggi parcheggio. Il provvedimento, già preso altrove, assolutamente a norma di legge, sarebbe operativo subito e potrebbe dare una risposta alle famiglie già sfrattate o sgombrate e a quelle che già da lunedì avranno di fronte solo l'alternativa dei centri d'accoglienza e dei dormitori.
L'assessore, senza alcun pudore, ha riaffermato la validità di un provvedimento che mina la coesione familiare e accresce il danno di una condizione sociale già difficile. E' stato osservato, per rendere ancora più irricevibile il provvedimento, che il centro di accoglienza della Caritas di Asti e il dormitorio di via Carducci hanno i posti esauriti. Il che può significare per una famiglia accettare che il padre vada a dormire a Genova o Alessandria e il resto della famiglia sia ospitato a Frinco.
L'assessore ha invece accettato, dopo averlo di fatto abrogato all'inizio del suo mandato, il ripristino del “tavolo delle emergenze”. Vale a dire una procedura che riconosca l'emergenza abitativa, con criteri certi, e la formalizzi in un elenco (o graduatoria) di persone o famiglie il cui bisogno abitativo dovrà essere soddisfatto con le assegnazioni fuori graduatoria, previste dalla legge regionale. Ma anche su questa complessa problematica della gestione delle emergenze il confronto è solo all'inizio. Siano solo alla discussione dei criteri proposti dal viceprefetto, su cui in linea di massima c'è l'accordo di tutti i componenti il tavolo.
Per le associazioni si devono semplicemente riattivare le procedure previste dalla legge regionale, in particolare la norma che attribuisce ai Comuni la facoltà di destinare alle emergenze fino al 70 % degli alloggi popolari disponibili (due su tre). Per l'assessore si tratta di adottare dei criteri molto selettivi, in modo da rendere eccezionale il ricorso alle assegnazioni fuori graduatoria. Per le associazioni si tratta di mettere in luce la dimensione reale del problema. Per l'assessore si tratta di non suscitare aspettative che andranno deluse.
Vedremo alla prossima riunione. Ma resta forte l'impressione di aver fatto un passo avanti e due indietro. Resta forte il rischio che l'unico risultato sia quello di legittimare il ruolo dei componenti il tavolo. Vale a dire, ancora istruttorie senza fine, di nuovo un luogo di parole anziché di fatti.
Asti 08/01/10


I volontari presenti alla riunione

domenica 27 dicembre 2009

A CHE PUNTO SIAMO - UNA AGENDA PER IL TAVOLO

NOI. Possiamo parlare al plurale, ed è già un risultato. Di questi tempi di egoismo sociale e di individualismo spesso disperato, crescere insieme un kollettivo di persone consapevoli e responsabili è davvero un risultato. C'è un problema sociale gravissimo, c'è un tentativo di affrontarlo con una nuova consapevolezza. Insieme si può fare, insieme si può vincere, non da soli.
Insieme, cioè esercitando direttamente le regole della democrazia, come stiamo facendo, come stiamo improvvisando, senza delegare, senza affidare ad altri ciò che noi possiamo fare, senza consegnare ad altri i nostri bisogni, i nostri sentimenti. Ovviamente il merito è di tutti e tutti possiamo dunque fregiarci di questo titolo, NOI, e festeggiarci (come faremo la sera del 30).
Come siamo arrivati a questo risultato ? Portando in strada le nostre speranze, la nostra richiesta di una vita dignitosa. Siamo cresciuti come kollettivo nel corso di molte azioni pubbliche, i contrasti degli sfratti in primo luogo, e poi le riunioni, le assemblee. Abbiamo così messo d'accordo parole e fatti, noi per primi, ottenendo risultati piccoli, piccolissimi, ma ricchi di senso, ovviamente per noi che sentivamo di aver fatto la cosa giusta.
Per il resto è tutto in alto mare, nonostante i ripetuti tentativi di dare un ordine alle cose a noi favorevole. Abbiamo messo alla prova i nostri interlocutori, più volte nel corso degli ultimi cinque mesi. Non uno ha finora mostrato un reale interesse per le le nostre parole e le nostre azioni. Quello principale, l'assessore ai Servizi Sociali, continua a sottrarsi al confronto e risponde ai nostri garbati (fin troppo) inviti declinando a suo modo l'ormai stranoto ritornello “tranquilli, la crisi non c'è”.
Tranquilli, nessuno verrà lasciato per strada”, dice lui. Intanto molte famiglie sono già per strada, disperse in centri di accoglienza, dormitori, domicili di amici e parenti; intanto altre famiglie sono minacciate di sfratto senza che si intravveda una qualche seria alternativa abitativa.
Anche la Caritas si è accorta della gravità della situazione, C'è nella società un nuovo malessere. Si affacciano alla soglia della povertà famiglie che fino a ieri se ne erano tenute lontane. I “naufraghi dello sviluppo”, di un assetto sociale scosso da contraddizioni difficilmente riassorbibili con ricette tradizionali, si affacciano sempre più numerosi ai “centri di ascolto” delle parrocchie. Anche lì, non solo agli sportelli delle nostre associazioni, i volontari cominciano a pensare che la filantropia non basta più, che la solita routine è priva di efficacia.
NOI è dall'inizio della nostra campagna che ci affatichiamo con questa convinzione. Abbiamo tentato di aprire altri “tavoli” per affrontare le cause dell'emergenza abitativa. Abbiano fatto delle richieste, qualche interlocutore si è fatto vivo. L'idea di destinare ad uso sociale alcuni degli edifici dismessi dagli enti, senza soggiacere agli spiriti animali del mercato, qualche ascolto lo ha trovato. Ma l'idea di “requisire”, cioè di sottrarre temporaneamente alle immobiliari e alle banche il possesso (si badi bene, non la proprietà) di alcuni immobili o alloggi per dare risposte al gigantesco bisogno abitativo insoddisfatto, continua a sollevare scandalo presso i nostri interlocutori. Eppure bisognerà pure venire a capo di una situazione in cui migliaia di alloggi privati sono sfitti – se ne costruiscono ancora - e migliaia di famiglie non riescono a soddisfare il loro bisogno abitativo.
L'intenzione di riaprire la procedura prevista dalla legge regionale per le “assegnazioni fuori graduatoria” e di riprendere in mano gli strumenti fino ad ora accantonati (tavolo delle emergenze, regolamento, graduatoria delle emergenze) è arrivata a NOI per via indiretta (la Prefettura), dopo una riunione “esplorativa” a cui non abbiamo partecipato. E' una intenzione positiva ma tutta da verificare e ne avremo occasione nel corso del “tavolo” convocato per il giorno 8 gennaio con tutti i crismi.
Per evitare di essere coinvolti per l'ennesima volta in un confronto ridotto ad una serie di “comunicazioni dell'assessore” abbiamo suggerito la seguente “agenda”. La comunicheremo a tutti gli interlocutori del “tavolo”. Con alcuni di loro, i sindacati, cercheremo di discuterla prima.

(calendarizzare subito gli incontri successivi)
Primo movimento
Formare un elenco, applicando un criterio condiviso da enti e associazioni, di persone/famiglie in “emergenza abitativa”che:
  1. hanno già subito uno sfratto o uno sgombero;
  2. sono “disperse” nei dormitori, nei centri di accoglienza, o presso amici o parenti;
  3. sono in graduatoria con punteggio elevato ma escluse di fatto da una assegnazione per la indisponibilità di alloggi popolari idonei;
  4. subiscono una procedura di sfratto con esecuzione forzata già annunciata.
Secondo movimento
Convenire sul criterio per la formazione dell'elenco valutando l'ipotesi seguente:
una accertata condizione di debolezza sociale vale a dire l'impossibilità di soddisfare il bisogno abitativo nel mercato delle locazioni, con o senza gli incentivi, contributi e garanzie previsti a vario modo dall'Assessorato ai Servizi Sociali”
Terzo movimento
Agire i seguenti provvedimenti, In relazione all'elenco delle persone/famiglie e con il proposito di soddisfarne il bisogno abitativo in tempi ragionevolmente brevi:
  1. sospendere ogni altra assegnazione che non corrisponda al bisogno delle famiglie in emergenza abitativa
  2. mettere in una unica mano (l'Assessorato ai Servizi Sociali) la gestione delle assegnazioni e della mobilità
  3. attuare un programma di mobilità forzosa per “l'eliminazione delle condizioni di sottoutilizzazione e sovraffollamento degli alloggi pubblici”
  4. sottrarre la parentela di 1° grado dal vincolo della ospitalità in relazione alla richiesta di residenza in alloggio atc
  5. autorizzare cambi consensuali anche in presenza di morosità dei richiedenti
Quarto movimento
Far fronte alla presumibile mancanza di alloggi popolari agendo i seguenti provvedimenti:
  1. censire il n° degli alloggi sfitti delle banche e delle assicurazione e degli enti
  2. censire il n° degli alloggi sfitti da almeno tre anni di proprietà delle immobiliari
  3. requisire, vale a dire sottrarre temporaneamente al possesso indennizzando, il numero di alloggi necessario per rispondere all'emergenza.

RICHIESTA DATI

Asti 12/12/09
La trasparenza delle procedure amministrative e l'intelligibilità dei processi sociali richiedono la disponibilità di dati di inchiesta e di analisi. Questi ultimi non mancano, valga ad esempio la pubblicazione annuale a cura della Regione Piemonte sullo “stato dell'edilizia residenziale pubblica”. Per disporre di questa pubblicazione è necessario richiederla alla Regione, il che costituisce già un ostacolo alla conoscenza del problema.
Non esiste inoltre una analoga pubblicazione da cui attingere dati di inchiesta e di analisi relativi al territorio del Comune o della Provincia, il che rende ancora più difficile la conoscenza del problema. L'ambito del territorio favorirebbe inoltre l'interazione tra enti e associazioni e renderebbe il lavoro di inchiesta e analisi meno burocratico, più legato alla realtà del problema, più efficace.
E' con questo spirito e con il proposito di rendere più trasparente possibile la relazione con voi, quando affrontiamo questioni di comune interesse, che vi chiediamo di fornirci i dati seguenti. Per evidenziarne le dinamiche vi chiediamo di riferirli ad un periodo di tempo corrispondente grosso modo alla durata di due bandi atc (4 o 5 anni addietro fino ad oggi).
AL 250:
Contributo di sostegno alle locazioni” (legge nazionale, con ripartizioni regionali degli oneri)
  • Il n° delle domande di accesso;
  • il n° delle domande accettate;
  • la percentuale di copertura (dei canoni annuali).
Contributo di avvio alla locazione” (normativa comunale, finanziata dal fondo ottenuto con il 20 % delle alienazioni di edifici di proprietà del Comune)
  • Il n° dei contributi erogati;
  • Il n° dei contributi “a fondo perduto”;
  • diversamente, il n° dei rientri
  • la dotazione del fondo e relative fonti comunali e regionali;
  • quanto di questo fondo finanzia l'agenzia CASA del Comune.
Fondo Sociale” a favore dei “morosi non colpevoli” (Legge Regionale 46/95)
  • il n° degli iscritti al “fondo” (“morosi non colpevoli”);
  • la percentuale di copertura (delle morosità)
  • il n° dei “morosi colpevoli”
  • il n° delle procedure di sfratto avviate per “recuperare” le morosità
  • Il totale della morosità recuperata
  • Il costo della parte di “morosità non colpevole” coperto dal Comune
Gestione delle assegnazioni, annullamenti, decadenze
  • Il n° delle assegnazioni con convenzione a tempo
  • Il totale delle assegnazioni nel biennio
  • Il totale delle assegnazioni “fuori graduatoria”
  • il n° totale degli sfratti o sgomberi per morosità colpevole
  • Il n° degli sfratti o sgomberi per un “uso improprio degli alloggi”
  • l'ordine delle assegnazioni nella graduatoria vigente
  • il n° dei “rifiuti” per non gradimento ambientale
Agenzia CASA del Comune”
  • il n° degli accrediti alla firma di un contratto di locazione (requisiti verificati)
  • il n° dei contratti sottoscritti
ALL'ATC:
  • Il n° delle domande di accesso ai bandi
  • Il n° delle domande senza i requisiti respinte dalla commissione
  • Il n° degli aspiranti assegnatari nella graduatoria definitiva
  • La % delle domande fatte dagli extracomunitari
  • La % degli extracomunitari in graduatoria
  • La % degli extracomunitari nei primi 50 posti della graduatoria
  • Il n° delle famiglie costituite da madre+figlio/figli in graduatoria
  • Il n° delle assegnazioni con convenzione a tempo
  • La % degli assegnatari in fascia A
  • Il n° degli alloggi “sottoutilizzati”
  • Il n° degli sfratti o sgomberi per un “uso improprio degli alloggi”
  • Il totale degli alloggi di erp (sovvenzionata) gestiti dall'Agenzia in Asti e Provincia
  • Le previsioni delle prossime nuove costruzioni (date, cantieramenti, finanziamenti, strumenti urbanistici usati)
  • Il costo delle aree in Comune di asti e in Provincia
  • Il n° dei programmi di manutenzione straordinaria avviati;
  • il n° degli alloggi venduti
Precisiamo che l'associazione di volontariato sociale Coordinamento Asti Est è regolarmente registrata all'albo delle associazioni (legge 266). E' pertanto da annoverare tra i “portatori di interessi diffusi” (art.9 legge 241/90), e in quanto tale ha i titoli per richiedere l'accesso (art. 22 e 28 legge citata) ai documenti amministrativi. Ricordiamo infine che “decorsi inutilmente trenta giorni dalla richiesta, questa si intende respinta” (art.25 legge citata) pertanto l'associazione può procedere a norma di legge a tutela del proprio ruolo.

Per il Coordinamento Asti-Est

I FRATELLI DELLA COSTA

Con il declassamento da interlocutori a “presenze indesiderate”, dei volontari delle associazioni e delle famiglie presenti alla assemblea autoconvocata in Comune il primo dicembre, si è chiusa una fase del movimento di lotta per la casa e, insieme, è venuta a mancare ogni possibilità di confronto con l' assessore ai servizi sociali Piefranco Verrua.
E' stato il sindaco a dichiarare formalmente questa chiusura, consegnando il Comune alla “forza pubblica”, esattamente come fa il padrone di casa che vuole liberarsi dei suoi inquilini insolventi. Anche la semplice cortesia avrebbe potuto suggerigli un comportamento più confacente alle sue prerogative di sindaco di tutti i cittadini. Ha scelto di fare il sindaco dei cittadini più ricchi, più cinici ed opportunisti.
Ha preferito considerare l'assemblea autoconvocata come un gesto violento, seguito in questo suo immaginario dai consiglieri lì presenti, uno dei quali ha tentato di strappare uno striscione delle associazioni mentre altri indirizzavano invettive e improperi all'indirizzo dei volontari e delle famiglie.
Anche l'assenza dei consiglieri dell'opposizione politica ha fatto la differenza. Non uno ha pensato ad un gesto di solidarietà. Sarebbe bastato che qualcuno di loro si sedesse al tavolo delle associazioni per rendere meno surreale la situazione. Tutti insieme evidentemente, consiglieri di maggioranza e di opposizione, condividono l'ipocrisia e l'irresponsabilità di considerare gli sfratti e gli sgomberi delle famiglie, la violazione dei diritti fondamentali della persona (per usare le parole della Corte Costituzionale), non una violenza ma un fatto necessario o di normale amministrazione.
Sono stati così indirettamente confermati il liberismo e il razzismo dell'assessore ai servizi sociali. Proprio questi orientamenti di cultura politica, più ancora che la limitatezza delle risorse, ispirano interventi di nulla o modesta efficacia (L'Agenzia per la Casa) o interventi che accrescono il danno sociale anziché ridurlo (quelli sanzionatori delle morosità oppure quelli che minano la coesione delle famiglie come le ospitalità dimezzate nella rete dei dormitori e dei centri di accoglienza).
Le associazioni e le famiglie in emergenza abitativa non si sono limitate a “protestare” senza criterio. Durante quattro mesi, ogni volta che hanno preso pubblicamente la voce, hanno offerto analisi e proposte su ogni aspetto del complesso problema. Come gestire l'emergenza e come affrontarne le cause, in una situazione di grave crisi sociale; come far parlare un elementare sentimento di giustizia in una comunità cittadina attraversata da gravissime disuguaglianze.
Tutti aspetti del problema che le associazioni e le famiglie hanno frequentato nei loro discorsi pubblici e privati, nel disperato tentativo (dopo quel che è successo l'altra sera, si può usare questo attributo) di trovare dalla parte degli enti pubblici degli interlocutori responsabili e coscienti della gravità della situazione e dunque della necessità di agire anche provvedimenti inusuali (requisizione compresa).
Se si tolgono i rappresentanti della Questura e della Prefettura, che hanno mostrato in ogni occasione volontà di dialogo ed hanno sollecitato in ogni occasione un atteggiamento dialogante degli enti, da parte degli interlocutori pubblici è venuta spesso una azione delegittimante, il rifiuto di riconoscere le associazioni e le famiglie come interlocutori, in parole povere “il manovratore non ha mai voluto essere disturbato”.
Le associazioni e le famiglie non hanno incontrato ostacoli solo nella volontà degli amministratori pubblici di negarsi ad un confronto nel merito dei problemi. Le stesse modalità del confronto richiesto hanno infastidito, soprattutto perchè non conformi ai normali e tranquillizzanti schemi della democrazia delegata alle consorterie della politica e degli affari. Persino il numero degli interlocutori è stato messo in discussione. Due si possono manipolare, cinque sono già un pericolo, una assemblea viene vissuta come un pericoloso assembramento. Dunque c'è stato e c'è un limite nella più generale temperie culturale, nella coscienza di se e delle situazioni che hanno gli stessi cittadini presso cui negli ultimi anni si è diffuso un gravissimo malessere sociale.
Le associazioni e le famiglie, oltre che insistere nelle azioni di contrasto degli sfratti e in tutte le azioni che servono per testimoniare pubblicamente le ingiustizie che vengono ormai quotidianamente consumate, oltre che sviluppare il confronto aperto su altri tavoli per definire progetti di uso sociale di alcuni manufatti dismessi dagli enti, accentueranno il loro impegno pubblico per contrastare la cultura e il senso comune dominanti. L'idea di “occupare” con azioni disubbidienti gli alloggi liberi di immobiliari, banche e assicurazioni sarà accompagnata da inchieste su quanti e dove e di quale proprietà. Le richieste che le associazioni e le famiglie hanno distillato dal loro dibattito in questi quattro mesi saranno sistematizzate meglio e offerte a interlocutori più ricettivi dell'assessore e del sindaco. Tutte le forme di comunicazione che possono fare opinione pubblica saranno frequentate.
Asti 10 Dicembre 2009

TAVOLO DI LAVORO: PROVE DI DIALOGO SENZA COSTRUTTO

I componenti del vecchio “tavolo delle emergenze” c'erano tutti, dal Prefetto alla dott.sa dell'asl, dal presidente dell'atc ai rappresentanti di associazioni e sindacati. Ma non è stata una rimpatriata, piuttosto l'ennesima presa d'atto di una situazione sociale niente affatto tranquillizzante. Questa volta in agenda c'era il bisogno abitativo insoddisfatto, altissimo in città, accompagnato da una l'impennata degli sfratti per morosità che si annuncia ancora più turbolenta nei prossimi mesi. Una situazione che richiederebbe l'uscita dalla routine, l'assunzione di provvedimenti inusuali, l'abbandono di una filantropia ipocrita che accresce il malessere delle famiglie.
Dopo il fermo del “tavolo delle emergenze”, voluto dall'assessore al momento del suo insediamento, questo riavvio è stato dunque imposto dalle circostanze prima ancora che dall'ostinazione delle Associazioni. Queste ultime, per quattro mesi, hanno provato a mettere le azioni di contrasto degli sfratti in sintonia con la ricerca di soluzioni che andassero oltre l'emergenza. Il tentativo avrebbe dovuto trovare dalla parte del Comune qualche serio interlocutore. Di incontri ne sono avvenuti molti, è stato composto un insieme di richieste ragionevoli ma, per quattro mesi, da quella parte, è arrivato solo l'invito a “lasciare guidare il manovratore”, sono arrivate vere e proprie delegittimazioni del ruolo delle Associazioni nonché risposte irricevibili per le famiglie.
Questa prima riunione ha cambiato qualcosa ? Possiamo sintetizzarne l'esito, dopo tre ore di confronto, dicendo che è stata una prova di dialogo senza nessun impegno concreto da parte dell'assessore, salvo la proposta di un aggiornamento a due settimane. L'appello del prefetto a verificare subito la possibilità di dare delle risposte alle famiglie in emergenza abitativa è sostanzialmente caduto nel vuoto. Non sono mancate le modeste concessioni verbali, l'annuncio di parziali correzioni di una condotta difesa fino ad oggi con irremovibile determinazione. Così si è appreso di una disponibilità, finora negata, di fare assegnazioni di alloggi popolari fuori graduatoria con convenzioni a tempo (ma nelle more della discussione sono tornate, ovviamente da parte dell'assessore, le vecchie restrizioni, vale a dire solo nel caso di presenze nella famiglia di handicapp), si è preso atto della decisione di sospendere (salvo pochi casi palesemente fraudolenti) le procedure di revoca delle assegnazioni per morosità “colpevole”.
Non è risultato estraneo alle parole dell'assessore il proposito di affidare a successive riunioni del “tavolo” la definizione di nuove regole, la revisione di vecchie e soprattutto la richiesta, particolarmente caldeggiata dalla Associazioni, di porre un vincolo di “uso sociale” ad una parte dell'enorme patrimonio edilizio pubblico e privato, dismesso e/o inutilizzato. Queste concessioni, compresa una considerazione un po' meno sanzionatoria e vessatoria del fenomeno delle “occupazioni”, avrebbero avuto un valore se fossero servite a fermare lo stillicidio degli sfratti e a dare prime riposte concrete alle famiglie sfrattate o sgombrate, i cui componenti sono dispersi presso parenti ed amici.
Per il passaggio dalle concessioni verbali all'azione pratica si doveva disporre al “tavolo” di un elenco delle famiglie in emergenza abitativa (quelle censite dall'assessorato e quelle censite dalle associazioni), di un elenco degli alloggi atc liberi nonché dalla condivisione di uno più criteri di verifica. Le associazioni si sono presentate al “tavolo”, come annunciato, con i loro elenchi di famiglie (12) e di alloggi (15) e con un criterio di verifica sintetizzabile così: “sono in condizioni di debolezza sociale tutte le famiglie sfrattate, sgombrate o minacciate di sfratto, escluse per ragioni di reddito dall'accesso al mercato privato delle locazioni e all'agenzia casa del Comune. Insomma, tutte le famiglie che possono soddisfare il loro bisogno abitativo con una casa popolare o con un alloggio a canone sociale, comunque avuto in uso”.
L'atc si è presentata con un elenco di alloggi liberi che confermava grosso modo l'elenco delle associazioni, con alcuni alloggi consegnati al Comune nel 2008.
L'assessorato non ha presentato nessun elenco. Non ha suggerito nessun criterio che non fosse quello “complesso” e dunque non verificabile elaborato di volta in volta dagli operatori del Comune mettendo le famiglie “in osservazione”. Nel corso di tre ore di discussione l'assessore non ha mai concesso, neppure per un caso dei 12 presentati dalla Associazioni, che la “complessità” fosse ricondotta in qualche modo alla assegnazione di un alloggio o alla disponibilità di un domicilio in cui tutelare o ricomporre l'unità delle famiglie. Insomma, stretto al nodo delle questioni e sollecitato ad azioni conseguenti, l'assessore ha irresponsabilmente svicolato, costringendo le Associazioni a mettere fine a prove di dialogo inconcludenti. Nessuno degli altri interlocutori presenti si è opposto a tale conclusione.
Se si esclude l'appello del Prefetto, portato al “tavolo” dal dott. Agresta, non sono venuti, da parte degli altri interlocutori presenti, contributi alla discussione di particolare rilievo. D'altra parte, l'incontro è stato annunciato per lettera, all'ultimo momento, e con i caratteri della “comunicazione” dell'assessore ai destinatari annotati in calce. Solo le Associazioni hanno fatto circolare una nota qualche giorno prima. Insomma, nessuno ha potuto rompere l'attesa che si era creata, soprattutto con le azioni poubbliche delle associazioni, di un qualche provvedimento o iniziativa che uscisse da una routine ormai priva di efficacia. L'approccio ai problemi tentato dalle Associazioni al “tavolo”, e forse condiviso dagli interlocutori presenti, è finito lì. Purtroppo, per le ragioni già dette, non si è potuti andare oltre il generale riconoscimento della gravità della situazione e della sua tendenza a peggiorare. La disoccupazione non accenna a diminuire e i pochi ammortizzaori sociali attivi ne contengono per ora gli effetti, ma i quattro sfratti al giorno, il dato è stato annunciato al tavolo dall'Assessorato ai Servizi Sociali, sono già l'annuncio del peggio.
La complessità dei problemi, la necessità di distinguere tra emergenza e sue cause più generali, la necessità di trovare, e poi graduare e differenziare le risposte, impedendo che le parole passino accanto ai silenzi alle solitudini e ai drammi delle persone e delle famiglie, senza vederli, sono tutte circostanze che richiedono un dialogo vero, che richiedono il tempo dell'approfondimento, della scelta e soprattutto della partecipazione responsabile. Questa condizione non è assolutamente data e al momento la responsabilità maggiore ricade sull'assessore, ma ricadrebbe anche su tutti gli interlocutori del “tavolo” se non si affacciassero ai problemi con un di più di protagonismo.
In questo contesto i discorsi fatti dalle Associazioni, su altri “tavoli”, per affrontare le cause dell'emergenza, vale a dire in primo luogo una irrisoria disponibilità di alloggi popolari o a canone sociale, rischiano di cadere nel nulla. Vale la pena pertanto di ripercorrerli per sommi capi con l'auspicio che trovino uno sviluppo positivo. Ma prima pensiamo sia necessario sintetizzare alcune riflessioni, che in altra sede ovviamente da tempo si fanno, sulla qualità del rapporto tra cittadini, associazioni in cui gli stessi esercitano la loro responsabilità sociale e personale, e le amministrazioni pubbliche dove si esercita o si ha l'impressione che si eserciti, una qualche forma di potere. Già è paradossale che questo rapporto debba essere rappresentato, come in questa nota, in forma di conflitto piuttosto che di collaborazione ma è ancora peggio sperimentarlo come delegittimante di ogni altro punto di vista, approccio pratico, modo di relazionarsi, che non sia quello dei funzionari delle suddette amministrazioni. Non si vuol fare di tutta l'erba un fascio ma per quanto riguarda le politiche sociali ciò che si vede e sperimenta è proprio questo. E' come se alle porte dell'assessorato fosse scritto il seguente catalogo: a) non disturbate il manovratore (rivolto soprattutto alle Associazioni); b) non c'è nessun diritto da esigere; c) chi è povero è colpa sua; d) la vostra dignità non è un problema nostro anzi siete tutti sospettati di fraudolenza; e) il nostro compito è quello di tenervi lontani da ogni azzardo morale.
La tentazione è avviamente di tenersi uori dal gioco il che, in termini pratici, significa agire come se quelle amministrazioni non esistessero o come se fosse irrimediabilmente dalla parte dei problemi che, responsabilmente, si vogliono affrontare. Da quella parte non credono che possano esserci cittadini e associazioni che non hanno rinunciato ad esercitare una morale pubblica e ad agire secondo una razionalità diversa da quella dei mercanti, ad osservare quanto c'è di escludente e di ingiusto (una disuguaglianza tra ricchi e poveri enorme e scandalosa) nello stato di cose presente. E' mai possibile, tanto per non uscire dal seminato, che ci sia in città un alloggio ogni 1,8 abitanti e al tempo stesso ci siano centinaia di famiglie che subiscono sfratti, sgomberi, condizioni abitative isostenibili ed è mai possibile che su questa relatà sociale nessuno si faccia delle domande e nessuno si assuma delle responsabilità ?
Detto questo ripercorriamo ora i discorsi fatti dalle Associazioni, su altri “tavoli”.
In più di un confronto con un dirigente delle Ferrovie e in ultimo, alla presenza di due assessori e dei dirigenti dell'atc, si è abbozzata una ipotesi di “uso sociale” del Ferrotel e di altre volumetrie comprese nelle aree (circa 50.000 m2) di proprietà delle Ferrovie, ancora destinate dal PRG a “servizi”. Il nodo di questa ipotesi è ovviamente (dati i tempi e la temperie culturale) l'interesse alla valorizzazione mercantile di aree e volumetrie ormai “dismesse” dalla loro primitiva funzione. Questo interesse delle Ferrovie, potrebbe muovere uno scambio “di reciproca convenienza”, in cui le Ferrovie otterrebbero alcune lottizzazioni (aree edificabili) e il Comune la proprietà di una quota di aree e volumetrie. Resterebbe da decidere come e con quali finanziamenti trasformare le une e le altre in un “centro di accoglienza per famiglie”. E' una ipotesi che le Associazioni non caldeggiano perchè riproporrebbe l'ennesimo episodio di quella “urbanistica contrattata”, responabile del sacco del territorio e delle relative patologie sociali ed ambientali, attualmente sotto processo da parte del movimento “stop al consumo di territorio”.
In due confronti con il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio si è percorsa la possibilità di un finanziamento delle Fondazioni Piemontesi attualmente consociate, fatto ovviemente “senza scopo di lucro”, per un progetto astigiano di social housing o altro progetto con medesime finalità sociali che, senza negare l'interesse mercantile delle Ferrovie, potrebbe trasformare “ad uso sociale” le aree e le volumetrie del Ferrotel. Oltre questa ipotesi sommaria ma realistica se ne potrebbe costruire un'altra in cui l'uso sociale e l'interesse pubblico potrebbero dare il senso ad un progetto di trasformazione urbana su tutta l'area, attualmente a “servizi”, in cui sono compresi il Ferrotel e altre strutture di proprietà delle Ferrovie. Oltre che ad un “centro di accoglienza per famiglie” si potrebbe realizzare un parcheggio scambiatore direttamente collegato, per via di un sottopassaggio pedonale, alle stazioni Ferroviarie e degli autobus. Questo progetto di trasformazione urbana potrebbe impegnare, con un concorso di idee o simile, i giovani laurenandi in architettura della città.


Infine in una serie di confronti ancora informali con il Direttore dell'asl si è prospettato un “uso sociale” delle volumetrie degli edifici dismessi di via orfanotrofio. L'ipotesi potrebbe essere l'affitto al Comune e quindi l'utilizzo per dimore temporanee di famiglie colpite da sfratto esecutivo e senza alternativa abitativa.
Le associazioni, per quanto è in loro potere, non lasceranno cadere nessuna di queste ipotesi ma risulta evidente che qualunque approccio positivo sarebbe impedito dal protrarsi della situazione presente.
Ce da aggiungere che ci sono stati apprezzabili interventi di analisi, dati che hanno confermato il giudizio sulla gravità della situazione sociale presente, previsioni che hanno fatto intravvedere un futuro meno incerto alle centinaia di aspiranti assegnatari che affolleranno la prossima graduatoria atc. Parole che, in mancanza di risposte concrete ai bisogni delle famiglie, sono rimaste una astrazione, le tracce inutili di una istruttoria senza fine. Cosa fare adesso ? Cosa aggiungere alle azioni di contrasto degli sfratti ? Le associazioni solleciteranno il prefetto a promuovere lui stesso e in fretta, un “tavolo”. Intanto faranno un bilancio dell'azione fin qui svolta con una assemblea per martedì 24 novembre, alle ore 21, presso la “Casa del Popolo” di via Brofferio 127.
Asti 19 Novembre 2009

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