L’articolo che linkiamo tra i «testi di un certo interesse», composto per il Manifesto da uno studioso della “questione abitativa” in Italia, anticipa i temi della nostra assemblea dell’8 novembre. In particolare (a) l’uso ideologico dei concetti di legalità e di emergenza, per nascondere i termini veri della “questione abitativa”; (b) lo strapotere del blocco sociale che fa capo alla rendita (il partito del mattone); (c) il valore sociale e politico (di contrasto dello strapotere di cui si è detto) delle “occupazioni” degli edifici dismessi e in abbandono.
sabato 4 novembre 2017
mercoledì 27 settembre 2017
VALORI IMMOBILIARI O VALORI CIVICI
La risposta dell’Assessore Cotto all’interrogazione delle opposizioni, di cui il vostro giornale ha dato sommariamente conto, è la fotocopia di analoghe risposte date a suo tempo dell’Assessore Vercelli. Con qualche riflesso d’ordine in più.
L'assunto che ne ho tratto, avendola letta per intero, lo riassumerei così : “Tranquilli, è tutto sotto controllo. Abbiamo gli strumenti e i soldi per accompagnare alla normalità, senza conflitti, le persone/famiglie che subiscono problemi alloggiativi. L’emergenza abitativa è in via di risoluzione. Eliminando l’uso improprio degli alloggi Atc e confidando su un maggior apprezzamento dei privati per i contratti di locazione dalla nostra Agenzia Sociale (ASLO), l’anno prossimo andrà ancora meglio. In quanto alle “occupazioni”, poiché sono abusive e dunque illegali, e poiché aggravano l’emergenza abitativa, le sgombereremo tutte. Come abbiamo già fatto per quella di Salita al Fortino".
Tutti i dati i dati forniti dall’Assessore (sull’andamento degli sfratti, sulla disponibilità di case popolari, sull’emergenza), sembrano confermare questo assunto. Invece è solo l’apparenza, che si ottiene separando questi dati dal loro contesto regionale e nazionale. Con lo stesso artificio, la questione abitativa, che si aggrava irrisolta dal 2006, è stata declassata ad “emergenza”. Analogamente, le “occupazioni”, separate dalla loro storia e dal loro “movimento”, sono state ridotte ad abusivismo, i loro protagonisti a comparse, socialmente irrilevanti.
L'assunto che ne ho tratto, avendola letta per intero, lo riassumerei così : “Tranquilli, è tutto sotto controllo. Abbiamo gli strumenti e i soldi per accompagnare alla normalità, senza conflitti, le persone/famiglie che subiscono problemi alloggiativi. L’emergenza abitativa è in via di risoluzione. Eliminando l’uso improprio degli alloggi Atc e confidando su un maggior apprezzamento dei privati per i contratti di locazione dalla nostra Agenzia Sociale (ASLO), l’anno prossimo andrà ancora meglio. In quanto alle “occupazioni”, poiché sono abusive e dunque illegali, e poiché aggravano l’emergenza abitativa, le sgombereremo tutte. Come abbiamo già fatto per quella di Salita al Fortino".
Tutti i dati i dati forniti dall’Assessore (sull’andamento degli sfratti, sulla disponibilità di case popolari, sull’emergenza), sembrano confermare questo assunto. Invece è solo l’apparenza, che si ottiene separando questi dati dal loro contesto regionale e nazionale. Con lo stesso artificio, la questione abitativa, che si aggrava irrisolta dal 2006, è stata declassata ad “emergenza”. Analogamente, le “occupazioni”, separate dalla loro storia e dal loro “movimento”, sono state ridotte ad abusivismo, i loro protagonisti a comparse, socialmente irrilevanti.
giovedì 10 agosto 2017
I SENTIMENTI DELLA CRISI
Ha
torto ad indispettirsi la funzionaria dei Servizi Sociali, quando il
suo interlocutore le fa osservare che il secchiello con cui dovrebbe
prosciugare il mare del malessere sociale cittadino è pieno di
buchi. Non solo contraddice la sua avvenenza, ma mostra di non sapere
che funzionari ben pagati, di enti sovraordinati al suo, confermano
questa metafora. La Regione Piemonte per esempio, attraverso il sito
web dello “Osservatorio regionale della condizione abitativa”, fa
sapere che nel 2014 solo 8 aspiranti assegnatari su 100 in
graduatoria dell'Atc hanno ottenuto una casa popolare. Non deve
essere andata molto meglio negli anni precedenti e in quelli seguenti
chissà, visto che le rilevazioni si fermano al 2014. Sarà che la
legge 80/2014, quella che ha messo fine alla Erp e criminalizzato la
povertà, avrà anche sospeso le attività dello “Osservatorio”.
Comunque, per gli anni antecedenti il 2014 lo stesso “Osservatorio”
mostra a grafico sia le richieste di esecuzione degli sfratti, sia le
domande di casa popolare insoddisfatte. Le prime sono salite
vertiginosamente dalle 3700 del 2006, alle 8000 del 2014. Le seconde
sono salite con lo stesso impeto, dalle 16500 del 2006 alle 23000
circa del 2014. Cancellata dunque ogni illusione. E' dal 2006 che il
“bisogno abitativo insoddisfatto” cresce su se stesso,
annotandosi come “emergenza” nella parte di popolazione già
“fuori mercato” e come “disagio abitativo” nella parte di
popolazione che paga “al mercato” locazioni pari al 40 % del
reddito familiare. Il fatto che le due parti scivolino una nell'altra
e progressivamente si ingrossino, non è mai troppo rimarcato perché
sarebbe un segno inequivocabile di un fallimento e di una “questione
abitativa” non risolta.
sabato 29 luglio 2017
UN COMMENTO FUORI DALLA CRONACA
Lo
sgombero delle tre famiglie dallo stabile occupato di Salita al
Fortino è stato uno sgombero violento. L'apparato militare messo in
campo avrebbe travolto qualsiasi resistenza. Se la resistenza non c'è
stata il merito non va alle famiglie, di cui è stata ipocritamente
lodata la mitezza, ma alla triade – proprietari, assessorato,
questura – che ha fatto terra bruciata attorno al “soggetto
sociale” che dal 2010 e d'intorni ha tentato di ricondurre il
bisogno abitativo all'esercizio di un diritto. Hanno avuto quel senso
tutte le sue azioni pubbliche, contrasto degli sfratti, occupazioni
(quattro in città), cortei e assemblee. Era composto da famiglie
sfrattate, sotto sfratto e dai generosi militanti di una
associazione.
Ora
quel “soggetto sociale” appare esausto, quasi dissolto. Si era
messo “in movimento” con altri omologhi su tutto il territorio
nazionale, aprendosi un effimero spazio politico con la
manifestazione di Roma dell'ottobre 2013. Casa, reddito, dignità è
stata la parola d'ordine di un corteo di decine di migliaia di
persone e famiglie. La risposta del governo e delle amministrazioni
pubbliche non si è fatta attendere. Militanti arrestati, militanti
agli arresti domiciliari, centinaia di persone processate e le
richieste “non conformi” alle leggi della possidenza –
espropri, requisizioni, comodati d'uso di edifici vuoti o abbandonati
– quasi ovunque respinte.
giovedì 20 luglio 2017
CONTRORIFORMA
Lo sgombero violento (non importa che l'apparato militare non abbia incontrato oppositori) di tre famiglie dallo stabile “occupato” di Salita al Fortino, ha riproposto nel modo peggiore la “questione abitativa” in città. Una questione che viene descritta come una “emergenza”, per nasconderne il carattere strutturale, il fatto di essere determinata dalla politica e dalla cultura dominanti. Dunque una emergenza ogni anno uguale a se stessa, dal 2006: stillicidio di sfratti per morosità incolpevole, graduatorie per la casa popolare affollate e inesauribili, mercato delle locazioni inaccessibile per famiglie con redditi precari.
domenica 5 marzo 2017
LA CITTÀ È DI CHI L’ABITA. CASA, REDDITO, DIGNITÀ.
L'idea
di resuscitare il centrosinistra cittadino, per esorcizzare i
fantasmi di una vittoria elettorale dei 5 stelle e della destra,
mettendo insieme un ceto politico che va dagli agenti dei poteri
forti, ai cascami del social/forum, passando per i se/dicenti
comunisti e riformisti, è quanto di più contraddittorio e
inverosimile si possa immaginare. Ciononostante i tentativi, qui come
altrove, si sprecano, accompagnati da una sconfortante, per non dire
inevitabile, sterilità di risultati. Tre o quattro leader che
competono tra loro, chi agitando una sorta di galateo del buon
politico, chi brandendo la propria personalità come una mazza, senza
fornire agli elettori una qualsiasi proposta di governo, uno straccio
di analisi, una agenda dei problemi da affrontare. D’altra parte,
come potrebbero, continuando ad occultare i caratteri, e sopratutto i
registi, di una crisi che non accenna a finire e di cui è vittima
ormai una larga parte della popolazione ? Viene in mente la commedia
di Fo e Rame “Tutti uniti ! Tutti insieme ! Ma scusa, quello non è
il padrone ?”
Purtroppo
non si tratta solo del profilo d’antan di questo o di quel leader,
sul quale adesso gli interessati, operano gli opportuni ritocchi, con
lo stesso disinvolto trasformismo dei loro referenti nazionali. Sono
le politiche neo-liberiste e dell'austerità, che vanno rovesciate o
almeno contrastate. E a ciò non servono mutamenti di scena tutti al
presente e un agire che ignora la forza costituente di tali
politiche. Il fatto da rimuovere, e con esso il ceto politico che ne
è stato il protagonista, è che, nell’ultimo decennio, nei
parlamenti nazionali e locali, le politiche neo-liberiste si sono
fatte legislazione, vincolo, costume, dispositivo di assoggettamento.
Cosicché oggi il mercato domina su ogni altra relazione sociale, la
disuguaglianza mina qualsiasi sviluppo, la democrazia si è corrotta.
POLITICHE URBANISTICHE
Ho
appena finito di leggere la lettera che Paolo Berdini ha inviato al
“Fatto” (integralmente sul sito del Coordinamento Asi-Est:
http://coordinamentoasti-est.blogspot.it/).
L’assessore all’Urbanistica argomenta i provvedimenti presi, a
sua firma, dalla giunta comunale di Roma. Alcuni si giustificano da
sé, come la costruzione di 3000 alloggi popolari (la
sottolineatura è mia), il ripristino delle regole per
l’affidamento degli appalti pubblici, il finanziamento di piani di
riqualificazione urbana di due periferie. Gli altri, i più discussi,
sono provvedimenti oppositivi di progetti di
trasformazione del territorio urbano, già certificati dalle giunte
precedenti o semplicemente annunciati, ma non ancora arrivati alla
fase esecutiva.
Un
esame, sia pure sommario, di tali progetti è sufficiente per avere
in totale trasparenza, sia il profilo dei committenti, sia le
finalità perseguite. Si tratta, dalla parte dei committenti, del
partito del mattone tra i più potenti del Paese. Una consorteria
di costruttori, finanzieri, proprietari fondiari, politici e
giornalisti di primo piano che, pur trovando nel corso dei decenni
dei fieri antagonisti, i sindaci Petroselli e Argan per esempio,
tiene tutt’ora in mano il diritto ad edificare la città. Si
tratta, dalla parte delle finalità, di un agire predatorio, che non
risparmia beni comuni e interessi pubblici.
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