domenica 26 giugno 2011

APPUNTI PER LA RIUNIONE DEL 28


Premessa
Abbiamo deciso di precisare il nostro punto di vista su alcune questioni già discusse o che si discuteranno il 28 e oltre, pensando di fare cosa gradita ai nostri interlocutori, che sappiamo interessati ad un serio confronto.

Il carattere sociale dell'emergenza abitativa.

Se non si coglie questo carattere, come purtroppo accade spesso nel corso di questa discussione, si cade fatalmente in misure che forse riducono provvisoriamente il danno ma allontanano la soluzione del problema e contribuiscono a scaricare sulle vittime la responsabilità e i costi della presente crisi.
L'emergenza c'è perché a suo tempo qualcuno ha pensato di affidare al mercato la tutela del diritto all'abitare. A distanza di un po' di anni il risultato è sotto i nostri occhi: non ci sono case popolari, o se ci sono lo sono in misura residuale, gli alloggi a canone calmierato sono offerti ad una fascia di bisogno abitativo che non si sovrappone a quella censita agli sportelli dell'assessorato e delle associazioni, le locazioni sul libero mercato sono inaccessibili per persone famiglie con redditi modesti o intermittenti. 
 
Ma c'è un altro aspetto di quella scelta, che dovrebbe muovere l'indignazione insieme alla necessità di prendere provvedimenti fuori dell'ordinario. All'emergenza abitativa e sociale di una parte della popolazione corrisponde, con l'ovvia mediazione del mercato, la ricchezza e l'opulenza di una altra parte della popolazione, quella sicuramente frequentata dalle corporazioni del mattone, della finanza creativa, ecc.
Chi non vede tutto ciò, questa ormai insopportabile disuguaglianza, solleva scandalo per la “occupazione” di un edificio residenziale di proprietà pubblica, abbandonato all'incuria e ai vandalismi in attesa di “valorizzazione” (via Allende) e non commenta con una sola parola i veri monumenti alla disuguaglianza che si stanno costruendo sull'area ex saffa, i due grattacieli, mirabilia di moderne e risparmiose tecnologie costruttive, per appartamenti da 4 mila euro a mq e ancora più costosi superattici, già tutti venduti (notizia riportata dalla Nuova Provincia)
E' vero che la presente crisi sociale non si risolve ai nostri tavoli (del Prefetto e dell'Assessore), ma ai nostri tavoli dovremmo avere almeno la consapevolezza di questo limite, dovremmo allontanare l'idea che l'emergenza abitativa possa ridursi a questione psicologica o di azzardo morale e dovremmo più propriamente parlare non di generiche famiglie ma di “famiglie fuori mercato” (o di “naufraghi dello sviluppo”), vale a dire famiglie che loro malgrado vivono situazioni di emergenza abitativa. C'è già abbastanza violenza in queste situazioni. Basterebbe ragionare un attimo sul dramma che nasce quando sono minacciate relazioni e affetti familiari, quando la residenzialità si dissolve e dissolve le relazioni sociali più ampie, per rendersene conto.
Con questa consapevolezza noi giudichiamo aberrante l'idea di rendere la vita scomoda alle famiglie facendone ruotare il domicilio in alloggi avuti dai privati o approntati dall'ente pubblico, per un uso limitato nel tempo. Le famiglie non sono valigie, non solo cavie per gli esperimenti di improvvisati psicologi con il culo al caldo e tutte le sicurezze di questo mondo garantite. Si può, si deve, sottoscrivere con i proprietari la clausola della restituzione in disponibilità degli alloggi, ma non si può far sottoscrivere alle famiglie la clausola della migrazione in emergenza. E l'ente pubblico non può distribuire chance truccate (la foresteria al Maina) alle famiglie che il problema hanno tentato di risolverlo da sole, occupando edifici pubblici dismessi o in attesa di “valorizzazione”. L'unica migrazione accettabile, fatti salvi tutti i requisiti socio/economici richiamati dalle legge sull'edilizia residenziale pubblica, è quella da casa a casa, dove per casa si intende un luogo in cui si possa ricostruire una residenzialità. Se questa condizione non è possibile, significa che il problema sociale resta aperto ed ognuno deve assumersi le proprie responsabilità.
Che fare ? Certo bisogna rimuovere la pigrizia mentale e avere coraggio, lo stesso coraggio che hanno le famiglie che per difendere il loro diritto e la loro dignità violano consapevolmente una legalità ingiusta e subiscono processi e condanne. La città e piena di edifici vuoti. Il gigantesco convento di clausura della Isnardine ospita tre suore, perché non può ospitare delle famiglie ? Gli edifici residenziali vuoti da anni, mai abitati, di via Bistolfi perché non requisirli ? L'edificio residenziale di via Allende, di proprietà pubblica, inchiodato alla sua primitiva inutile funzione (in città non ci sono caserme o distaccamenti militari), perché non fa muovere nei palazzi ministeriali l'opposizione politica di Asti ?
Tira davvero una brutta aria e sembra proprio che qualcuno tenti di usare l'emergenza per approssimare nuovi strumenti di controllo del conflitto sociale. L'idea di una emergenza continua in cui affogare lentamente le famiglie e il loro malessere non permetteremo che si faccia strada.

L'accompagnamento sociale

Quanto detto sopra non toglie nulla alla necessità di un “accompagnamento sociale” delle famiglie in emergenza abitativa, sul quale però bisogna intendersi. L'associazione lo agisce (presume di agirlo) con le famiglie che “occupano” in via Orfanotrofio e in via Allende e il fatto che lo agisca in una situazione di “illegalità” non ne muta il senso e le finalità. Si tratta essenzialmente di sollecitare la responsabilità delle persone/famiglie in ordine al problema in se e in ordine al contesto sociale. Il che significa renderle protagoniste della loro storia, con/dividere progetti e soluzioni individuali e collettive, dotarle di strumenti per frequentare i vari mercati, delle locazioni e del lavoro, con il massimo di conoscenza e dunque di efficacia, compatibilmente con la situazione di crisi sociale presente. L'associazione definisce i risultati di un tale accompagnamento come “presa di coscienza” e non esclude, perché sono implicite nelle modalità su esposte, forme di controllo e di autocontrollo delle singole situazioni.

La questione delle riserve

* NL=Nuova legge, VL=Vecchia Legge
La questione delle “riserve” (art. 10 della NL, art. 13 della VL), vale a dire degli alloggi disponibili per far fronte alle emergenze abitative, già discussa nelle precedenti riunioni, merita qualche approfondimento.
Intanto va chiarita qual'è la normativa di riferimento perché, come è noto, la NL regionale ( n° 3 del 17/02/2010) non si è subito sovrapposta, sostituendola, alla VL regionale quella (n° 46 del 1995 e s.a.) ma si è data dei regolamenti attuativi (11 regolamenti) che, fino alla loro approvazione, lasciano la validità delle norme alla VL. C'è insomma un trapasso non ancora concluso, perché non tutti i regolamenti sono stati approvati, regolato da due indirizzi attuativi della regione Piemonte (Circolare della Presidente della Giunta Regionale 22 marzo 2010, n. 4/PET; art. 14 della L.R. 14 del 1/6/2010 per interpretazione autentica degli art. 54 e 58). Per quanto riguarda le riserve, lo stato dell'arte è dunque il seguente:
  • per quanto riguarda le % valgono quelle della NL che, all'art. 54 ne stabiliva il corso dal 1 gennaio 2011;
  • per quanto riguarda la classificazione di “emergenza”, il regolamento già approvato la descrive come sotto.


Art. 6 del Regolamento
Sono considerate situazioni di emergenza abitativa, ai fini dell'applicazione dell'articolo 10 della l.r. 3/2010, quelle dei nuclei che:
  1. sono assoggettati a procedure esecutive di sfratto o a decreto di trasferimento conseguente a procedura esecutiva immobiliare o a rilascio dell’abitazione coniugale a seguito di sentenza di assegnazione all’altro coniuge;
  2. devono forzatamente rilasciare l’alloggio in cui abitano a seguito di ordinanza di sgombero o in conseguenza di eventi calamitosi che lo rendano inutilizzabile;
  3. abitano un alloggio dichiarato, dalla competente azienda sanitaria locale, non idoneo all'abitazione, in relazione alle condizioni di salute di uno o più degli occupanti;
  4. si trovano nella condizione dl profughi o rifugiati;
  5. risultano ospiti da almeno tre mesi di dormitori pubblici o di altra struttura alloggiativa procurata a titolo temporaneo dagli organi preposti all'assistenza pubblica.

Dunque, i comuni “sono autorizzati ad assegnare un'aliquota non eccedente il 25 per cento, arrotondata all'unità superiore, degli alloggi che si rendono disponibili su base annua, al di fuori delle graduatorie di cui all'articolo 5, per far fronte alle situazioni di emergenza abitativa previste con il regolamento di cui all'articolo 2, comma 5. I comuni ad alta tensione abitativa sono autorizzati ad assegnare un'ulteriore aliquota non eccedente il 25 per cento degli alloggi che si rendono disponibili su base annua, di cui almeno la metà per far fronte alla sistemazione di nuclei familiari soggetti a sfratto esecutivo”.
La sottolineatura è nostra: degli alloggi che si rendono disponibili su base annua, dunque tutti gli alloggi, quelli di risulta e quelli di nuova costruzione, non solo quelli di risulta.
La Giunta del Comune di Biella, in armonia con il dettato e lo spirito della legge ha deliberato, a febbraio di quest'anno, di assegnare alle emergenze l'intera quota di legge (50 %) degli alloggi disponibili su base annua. Crediamo che sia da seguire questo orientamento. Quello proposto nella discussione (assegnare alle emergenze abitative una quota o l'intero degli alloggi di “risulta”) è assai meno limpido ed efficace, perché presuppone un chimerico rispetto dell'ordine della graduatoria, dunque una falsa giustizia distributiva.

La istruttoria delle emergenze

Va fatta subito, definendone modalità e criteri (intanto ci sono quelli stabiliti dal Regolamento appena citato), escludendo dal relativo elenco, le famiglie che occupano gli edifici di via Allende e via Orfanotrofio, che invece devono essere incluse, quando utilmente collocate in graduatoria, tra quelle alle quali, normalmente e nell'ordine della graduatoria, si offrono le case popolari in disponibilità.
In particolare per quanto riguarda le famiglie di via Orfanotrofio, facciamo notare che quelle utilmente collocate in graduatoria, da 2 a sette punti, sono sette su undici. Qualunque esodo si possa immaginare delle famiglie che occupano, fatti salvi i requisiti delle leggi in materia di edilizia residenziale pubblica, non può che essere da casa a casa.
Per quanto riguarda via Allende in particolare, dove il regime proprietario e l'originale funzione ammettono in alternativa all'attuale uso sociale, solo la vendita o cartolarizzazione, ciò che l'associazione e le famiglie si aspettano, ed è ciò su cui non tralasceranno qualsiasi azione, è il mantenimento del carattere pubblico dell'edificio, il passaggio di proprietà al Comune e la gestione all'atc, la permanenza o l'esodo da casa a casa delle famiglie.
Va subito detto che Il carattere simbolico di tutta la vicenda della occupazione/autogestione di via Allende è altissimo e mette in discussione la credibilità di tutti quelli che dichiarano ai tavoli e ai quattro venti di voler affrontare concretamente il problema della mancanza di alloggi popolari o a canone sociale. Tanto per non dimenticare c'è ad Asti il precedente degli alloggi inpdap, in gran parte consegnati alle immobiliari, e il tentativo fallito delle associazioni di mantenerli di proprietà pubblica. Il contesto era diverso e tutti erano presi da entusiasmo per le politiche finanziarie e le vendite del patrimonio pubblico.
Chi mantiene ancora oggi lo stesso entusiasmo possiamo ben considerarlo fuori di cervello. E chi si fa schermo della attuale legislazione fa finta di non vedere che non tutto ciò che è legale è giusto.

Il Ferrotel

Il gioco dei ruoli nella riunione a cui l'associazione non è stata chiamata e il trattamento giornalistico che ne è seguito, hanno cancellato dei precedenti che vale per sommi capi ricordare. La palazzina, anche quella abbandonata da anni all'incuria e ai vandalismi, è stata occupata da un kollettivo giovanile (le Pecore Nere) e trasformata in un dignitosissimo e socialmente utile centro di libere attività ludiche e culturali. La palazzina è stata sgombrata con un violentissimo intervento delle forze dell'ordine (una compagnia di militari in armi opposta a cinque ragazzini che si cullavano nel sonno), in quel caso indubitabilmente e simbolicamente usate come cani da guardia della possidenza e della proprietà immobiliare. Tornato in attesa di valorizzazione (con 52 mila m2 di aree “al servizio delle ferrovie” e circa 7000 m3 di edilizia residenziale variamente distribuita su quelle aree), e nell'attesa murato è tornato d'attualità nel novembre del 2009 sul tavolo di una riunione sollecitata dalle Associazioni (Coordinamento Asti-Est, Associazione Amal, Varie&Eventuali, AISAP, Collettivo Sherwood, Associazione A Sinistra, Cobas Asti.). alla riunione tenutasi presso l'assessorato all'urbanistica hanno partecipato: Assessore Urbanistica, Assessore Servizi Sociali, Direttore Atc, Funzionario ferrovie, Funzionario finanziaria ferrovie, Funzionario Fondazione, Associazioni Coordinamento e A Sinistra.
L'ipotesi caldeggiata, soprattutto dal funzionario delle ferrovie, è stata la seguente: Comune e Ferrovie avrebbero convenuto sul valore mercantile delle aree in questione, successivamente uno cambio di destinazione d'uso di una parte delle aree avrebbe compensato la vendita del restante al Comune. Restava da stabilire come e da chi verrebbe finanziato sulle aree di proprietà del Comune il centro di accoglienza o altra opera di interesse pubblico. L'atc ha dichiarato di non avere risorse economiche, i funzionari del Comune idem, la Fondazione ha dichiarato una disponibilità vincolata ad un progetto di social housing; si è ipotizzata qualche risorsa dal piano casa regionale. Questa ipotesi è stata trasferita in una sorta di protocollo, sottoscritto dai presenti, di cui si è persa la traccia.
Nel corso della stessa discussione, sempre in una ipotesi “di convenienza reciproca”, si è valutata l'eventuale utilizzazione di tutti o di parte (quelli dei caselli non ancora demoliti) dei m3 disponibili. Con un trasferimento di volumetria sul ferrotel, e con un intervento di ristrutturazione e ampliamento si sarebbero potuti ottenere 30 alloggi di erp.
Sarebbe in ogni caso interessante sapere che fine ha fatto quel protocollo e che sul nuovo, dato per certo dai giornali, l'esame/confronto fosse esteso alla associazioni, la nostra compresa, Stop al consumo di territorio compresa.

Assegnazioni fuori graduatoria con convenzioni a tempo

Anche in questo caso va chiarita la normativa di riferimento. La NL (art. 10 comma 3) prevede il ricorso alla convenzione a tempo come una eccezione del generale regime di convenzionamento, infatti riserva la provvisorietà della sistemazione abitativa alle “situazioni di particolare urgenza” e anche in deroga dei requisiti di cui all'art. 3. A rimarcare l'eccezione, le convenzioni a tempo non possono essere prorogate o rinnovate.
Prevedere sistemazioni provvisorie per tutte le assegnazioni fuori graduatoria è un orientamento che tradisce in pieno lo spirito della legge inoltre postula una mobilità delle famiglie completamente fuori contesto.
Nel presente contesto di crisi sociale dire “emergenza abitativa” è assolutamente fuorviante, bisognerebbe dire, con un linguaggio molto più aderente alla realtà “fuori mercato”. Oggi, il 90 % delle emergenze abitative è rappresentato da famiglie in cui si lavora senza diritti, dunque con redditi nulli, modesti e intermittenti, che impediscono di varcare la soglia di accesso al mercato delle locazioni.
Da questo punto di vista, tutte le assegnazioni con convenzione a tempo al momento scadute, dovrebbero essere trasformate in convenzioni a tempo indeterminate. Fatti salvi ovviamente i requisiti di accesso di cui all'art. 3.

La graduatoria in vigore

Un esame della graduatoria oggi in vigore, delle assegnazioni fatte e delle rinunce, mostra che il rispetto dell'ordine della graduatoria è stato una chimera e ha premiato le famiglie meno numerose e senza anziani o handicap. La tipologia delle famiglie in graduatoria è infatti assai varia e a questa varietà, ancor più nelle ristrettezze presenti, non corrisponde affatto una varietà di alloggi disponibili. Il risultato è che restano penalizzate e senza assegnazione le famiglie numerose o che comprendono anziani o handicap, perché gli alloggi che si rendono disponibili sono di piccola superficie o hanno barriere architettoniche.
La scelta fatta dall'assessore di far firmare alle famiglie interessate una liberatoria delle norme del “Regolamento delle procedure di assegnazione degli alloggi di edilizia sociale, in attuazione dell'art.2, comma 5, della LR 17 febbraio 2010, n°3” e assai discutibile. Bisognerebbe invece procedere (non lo si è mai fatto) con un programma di cambi forzosi, come prevede anche la NL, per eliminare le situazioni di sottoutilizzazione degli alloggi (che sono certamente più di cento) nonché con interventi di eliminazione delle barriere architettoniche.

Art. 10. del Regolamento
(Modalità di rinuncia all’alloggio)
  1. I concorrenti utilmente collocati in graduatoria non possono rinunciare all’alloggio ad essi assegnato, salvo nel caso in cui questo non risulti adeguato alla composizione del loro nucleo in riferimento ai parametri stabiliti nell’allegato B.
  2. I concorrenti utilmente collocati in graduatoria possono, inoltre, rinunciare all’alloggio ad assi assegnato, qualora presenti barriere architettoniche incompatibili con la situazione di invalidità di uno o più dei componenti il nucleo o non risulti idoneo in relazione alla presenza nel nucleo di documentate gravi situazioni dl salute.
  3. In caso di rinuncia ad alloggio inadeguato ai sensi dei commi 1 e 2. il concorrente non perde il diritto a future assegnazioni di alloggi e mantiene la propria posizione nella graduatoria, per il periodo di validità della stessa.

La liberatoria annunciata può mettere una toppa ma serve soprattutto a nasconder problemi che in seguito potrebbero aggravarsi. Sarebbe intanto necessario che le rinunce fossero documentate nel corso delle successive riunioni.


L'osservatorio
Sarebbe intanto necessario portare all'esame delle prossime riunioni i dati da subito reperibili, ne elenchiamo alcuni:
L'andamento degli sfratti esecutivi in città (Prefettura)
Il numero degli alloggi sottoutilizzati (atc)
Il numero e le motivazioni delle rinunce degli alloggi (Comune)
Il numero delle assegnazioni provvisorie (art.26 NL) (Comune)
Il numero delle decadenze in atto (art.27 NL) (Comune)
Il numero dei contratti di locazione sottoscritti tramite l'agenzia CASA
Il numero delle emergenze abitative variamente censite dalle associazioni, dal Comune
Dati sulle tutele attivate dalla Caritas


Asti 25/06/11
per il Coordinamento Asti-Est, Egle Piccinini, Luca Squilia, Mario Malandrone, Samuele Gullino, Oreste Borra

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