La discussione sul ventennale del G8, promossa da alcuni protagonisti di quell’evento, proprio nel luogo fisico, il Diavolo Rosso, dove nel corso di quel lontano 2001 i “movimenti” astigiani posero i preliminari delle loro drammatiche giornate di Luglio, è stata molto più celebrativa di quanto gli stessi promotori avessero voluto.
Nella ricostruzione degli scenari di Genova e dintorni, che via via gli interventi componevano si è smarrita oppure è rimasta sullo sfondo senza particolare significato, la sfida radicale ai poteri della globalizzazione neoliberista condotta in quei giorni dal “movimento dei movimenti”; da quel soggetto collettivo che, dal Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre, con straordinaria ricchezza di pratiche sociali e di conoscenze, andava tracciando il futuro di “un altro mondo possibile”.
Più precisamente sono rimaste sullo sfondo le azioni dei “gruppi tematici” che nella giornata del 20 luglio, la stessa dell’assassinio di Carlo Giuliani, muovendosi da punti diversi della città, si sono diretti all’assedio della linea rossa, violandone più o meno simbolicamente le barriere. Dagli eredi della Comune di Parigi, a quelli della Riforma, dai militanti di Casarini, alle suore digiunanti del Cristo “campesino”, ciascuno in relazione alla propria esperienza e cultura, tutti hanno sperimentato la relazione “violenta”, implicita nel proposito di porre l’assedio alla cittadella dei ricchi. Dalla parte dei manifestanti, non una passeggiata ma contrasti, superamento di confini, presidi, occupazioni, ripiegamenti, ostruzionismo, sabotaggio nonché la fuga. Tutte le forme della resistenza attiva, agita con i corpi e infine sopraffatta dall’attacco violento delle varie polizie.




