domenica 31 luglio 2011

Politica, nel senso di polis


L'autogestione delle occupazioni e la pedagogia partecipativa delle relazioni tra l'Associazione e i cittadini che già ne condividono (o si apprestano a condividerne) le azioni, sono scelte politiche (nel senso di polis, agire insieme per il bene comune) che ci caratterizzano, sulle quali si gioca la nostra credibilità. Con tali scelte, inoltre, esercitiamo la nostra capacità di impedire che il conflitto, che ci oppone al sistema dei poteri, degeneri in problema di ordine pubblico. Al contrario, di quel conflitto dobbiamo far emergere tutto il contenuto sociale. Il che non esclude che i fautori di un ordine contrario alla giustizia possano momentaneamente prevalere, ma in questo caso saranno ancora le nostre scelte politiche a dettarci la risposta giusta. 

 
L'illegalità di alcune nostre azioni (le occupazioni, il contrasto degli sfratti) pone dei problemi di senso e di linguaggio (ne è un esempio la recente sentenza del giudice che riconosce “lo stato di necessità” e dunque cancella il reato della occupazione di via Allende) che non vanno lasciati al pregiudizio e alla grossolana propaganda dei nostri avversari. “Non tutto ciò che è legale è giusto” è uno slogan che usiamo spesso, che rimanda, come mai in passato, alla natura e alle modalità del “moderno” conflitto sociale, vale a dire opporsi a regole, che invadono senza alcuna mediazione gli spazi di vita delle persone e delle comunità, imposte da poteri senza alcuna legittimazione democratica. Tutte questioni che finora abbiamo affrontato solo in modo occasionale e che dovremmo invece affrontare in modo più sistematico. Come ci apprestiamo a fare con il seminario, già annunciato, sulla storia dei conflitti sociali.

Autogestione
con l'occupazione degli edifici di via Allende e di via Orfanotrofio, entrambi di proprietà pubblica, che agiamo in condizioni di “illegalità” per soddisfare il diritto all'abitare, altrimenti negato, di 17 famiglie, abbiamo di fatto avviato un programma di autogestione. Il termine autogestione è appropriato, sia in relazione al carattere pubblico (di tutti) della proprietà di tali edifici, che vogliamo mantenere, sia in relazione all'esercizio, di un diritto fondamentale della persona, quello all'abitare che è in corso d'opera. Il fatto di stabilire delle regole ispirate a quelle due finalità è come si dice un corollario, che acquista però un valore politico, ancor più avendo compreso in quelle regole l'obbligo a corrispondere un canone di locazione calcolato in percentuale sul reddito reale delle famiglie (reddito 0 canone simbolico e così via). E' fin troppo evidente il valore di quella regola (che tra l'altro riscopre una antica parola d'ordine del movimento di lotta per la casa) perché da una risposta al problema della presente volatilità dei redditi, lo stesso problema che è all'origine delle procedure di sfratto che hanno colpito le famiglie degli “occupanti”. Abbiamo già detto e lo ribadiamo, con l'autogestione intendiamo prefigurare una situazione di normalità, prossima a quella dell'edilizia residenziale pubblica. Sia le finalità che le regole dell'autogestione devono ovviamente essere condivise. Questa condizione, la condivisione, è il comportamento atteso da tutti quelli che partecipano a questa esperienza, pertanto non sono ammessi comportamenti difformi. Alcuni comportamenti difformi invece persistono (sia riguardo ai canoni di locazione, sia riguardo al buon uso degli edifici e delle loro pertinenze) e vanno affrontati, ridiscutendo, se necessario alcune regole, senza però stravolgerne il senso.

Pedagogia
Il rapporto tra volontari dell'associazione e famiglie/persone che avvicinano l'associazione per affrontare un grave problema abitativo, si caratterizza fin dall'inizio come un rapporto partecipativo, alla pari, e come tale viene proposto dai volontari dell'Associazione fin dai primi momenti del rapporto. Un rapporto che da luogo a scelte condivise, ad assunzioni di responsabilità, ad un agire comune in cui si riducono al minimo i comportamenti di delega e, all'opposto, di autorità, in cui i comportamenti opportunistici (furbizia, piccole strategie di interesse personale) andrebbero cancellati. L'opportunismo è il comportamento più insidioso per il successo delle nostre azioni, va considerato una sorta di nemico interno al soldo dei fautori della cultura oggi dominante. Sia dal punto di vista morale (ognuno per se e dio per tutti), sia da un punto di vista sociale (il mercantilismo più sfrenato, invasivo e privo di valori), questa cultura ha la responsabilità della macelleria sociale oggi in corso, la guerra dei ricchi contro i poveri, le abissali disuguaglianze, l'azzeramento dei diritti sociali. La guerra tra poveri, per contendersi le briciole del sontuoso pasto dei ricchi, è ancora purtroppo alle soglie delle nostre azioni, come abbiamo potuto constatare in alcune circostanze, e da soli, come associazioni, non possiamo scongiurarla. Possiamo farlo se il nostro sodalizio si allarga alle altre azioni che in questo momento gruppi di cittadini e associazioni agiscono in difesa dei diritti, per una economia solidale, per porre fine alla rapina del territorio. Perchè è evidente che qualunque persorso si immagini o si avvii per cambiare radicalmente questa società, non si potrà fare a meno della diffusione e della crescita di soggetti sociali che assumano subito compiti di natura politica (come già detto, nel senso della polis), come nel suo piccolo fa la nostra Associazione.

 Asti 31/07/11

Nessun commento:

Posta un commento

  FONDO DI RESISTENZA   con i pregiudicati della ex Mutua SOMMA VERSATA A TUTT'OGGI     7300 e...