domenica 17 ottobre 2021

RIMUOVERE POVERTÀ E DISUGUAGLIANZE

In Italia sono 5,6 milioni le persone in povertà assoluta. Sono 8 milioni le persone che vivono in povertà relativa. 1 persona su 3 è a rischio esclusione sociale. Sono i dati che fornisce la rete che promuove questa iniziativa ed è accertato che la loro distribuzione sul territorio nazionale si condensa nelle città grandi e medie. Asti è tra queste ultime e la popolazione a rischio di esclusione sociale si condensa soprattutto nelle periferie, attorno agli insediamenti di edilizia residenziale pubblica.

I dati forniti dagli enti, Comune ed Atc, vale a dire 647 famiglie in lista d’attesa nella graduatoria Atc e un patrimonio di edilizia residenziale pubblica di 1600 alloggi in gran parte vetusto, con decine di alloggi inutilizzati e altre decine utilizzati male, sono dati più che sufficienti per descrivere la situazione, ma non ne colgono le dinamiche. 

martedì 31 agosto 2021

DESTINATARI DI AZIONI ALTRUI

 

Frequento il bar di via Monti dal 95, ultimamente con qualche esitazione, perché ogni volta che varco quella soglia mi si apre un tunnel temporale su una realtà sociale assai diversa dalla presente. I rapporti che prima avevo intensissimi, nella sede del Coordinamento con gruppi di assegnatari o aspiranti assegnatari o, in tempi più recenti, era il 2008, nelle sedi della “programmazione partecipata” del Piano di Recupero Urbano (Centro sociale, Circoscrizione, scuola Gramsci), si sono ridotti al “ciao pascià”, o qualche altro nomignolo identificativo di una antica consuetudine, indirizzato a qualcuno spaparanzato ad un tavolino, seguito dal classico “chi non muore si rivede”.

Ciò che è sparito nel quartiere, non certo per mano divina, sono le forme di soggettività vissute in fabbrica e nel sindacato, scandite dai momenti dell’assemblea e del conflitto. Negli anni 90 ancora vi perduravano sebbene estenuate, più memoria di una generazione che già andava popolando la categoria dei pensionati, che motore della economia reale. Insomma, nel quartiere c’erano ancora brandelli di “autogestione”; c’era ancora un “noi” che escludeva derive piccolo borghesi, come le stigmatizzavamo allora, che conducevano “ognuno raccolto nel suo povero piccolo io”, ad una solitudine, somma di sentimenti negativi.

L’ASSEDIO

La discussione sul ventennale del G8, promossa da alcuni protagonisti di quell’evento, proprio nel luogo fisico, il Diavolo Rosso, dove nel corso di quel lontano 2001 i “movimenti” astigiani posero i preliminari delle loro drammatiche giornate di Luglio, è stata molto più celebrativa di quanto gli stessi promotori avessero voluto.

Nella ricostruzione degli scenari di Genova e dintorni, che via via gli interventi componevano si è smarrita oppure è rimasta sullo sfondo senza particolare significato, la sfida radicale ai poteri della globalizzazione neoliberista condotta in quei giorni dal “movimento dei movimenti”; da quel soggetto collettivo che, dal Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre, con straordinaria ricchezza di pratiche sociali e di conoscenze, andava tracciando il futuro di “un altro mondo possibile”.

Più precisamente sono rimaste sullo sfondo le azioni dei “gruppi tematici” che nella giornata del 20 luglio, la stessa dell’assassinio di Carlo Giuliani, muovendosi da punti diversi della città, si sono diretti all’assedio della linea rossa, violandone più o meno simbolicamente le barriere. Dagli eredi della Comune di Parigi, a quelli della Riforma, dai militanti di Casarini, alle suore digiunanti del Cristo “campesino”, ciascuno in relazione alla propria esperienza e cultura, tutti hanno sperimentato la relazione “violenta”, implicita nel proposito di porre l’assedio alla cittadella dei ricchi. Dalla parte dei manifestanti, non una passeggiata ma contrasti, superamento di confini, presidi, occupazioni, ripiegamenti, ostruzionismo, sabotaggio nonché la fuga. Tutte le forme della resistenza attiva, agita con i corpi e infine sopraffatta dall’attacco violento delle varie polizie.

mercoledì 18 novembre 2020

LA SOCIETÀ DELLA CURA

 

L’epidemia da Covid 19 ha messo drammaticamente in luce il carattere predatorio, di natura e umanità, del presente sistema neo-liberale. La gran parte della cittadinanza attiva della città ha mostrato di averne consapevolezza organizzando, nel corso dei mesi da marzo ad oggi, iniziative di difesa dei valori civici e dei diritti costituzionali e confermando il carattere fondativo di tutte le pratiche sociali a quelli conformi. Con le stesse sensibilità e gli stessi orientamenti, più recentemente, oltre 220 realtà associative e di movimento e oltre 800 persone attive individualmente, hanno dato avvio ad un percorso di convergenza, dichiarando l’insostenibilità di una società basata sull’economia del profitto e proponendo l’orizzonte alternativo di una società della cura. In un appello diffuso il 7 novembre, (Mobilitiamoci, nessuno deve essere lasciato indietro: https://societadellacura.blogspot.com/), rilanciando i contenuti del loro dibattito e della loro piattaforma, propongono un momento nazionale di approfondimento e di mobilitazione, in piazze reali o virtuali, per il 21 di novembre.

venerdì 9 ottobre 2020

PALAZZINA DI VIA ALLENDE. UNA ESPERIENZA PARTECIPATIVA CHE SI RIPROPONE IN TUTTO IL SUO VALORE

La richiesta di un uso sociale della palazzina di via Allende, opposta a scelte di abbandono e propositi di vendita, è stata pubblicamente argomentata, da parte della nostra Associazione, in più occasioni. Il fatto di appartenere al demanio, dunque alla categoria dei beni pubblici, dovrebbe rafforzare ancora oggi questa richiesta. Ora, apprendiamo che il governo cittadino ha intenzione di disporne per contrastare l’emergenza abitativa. Bene, l’ipotesi peggiore, circolata in questi giorni, cioè la vendita, sembra essere scongiurata.

Ma sarà proprio così ? Nel corso degli ultimi dieci anni, non c’è stato governo cittadino che non abbia manifestato la stessa intenzione. Eppure la palazzina è ancora lì, con gli ingressi sigillati per la ennesima volta: nell’ottobre del 2019, quando l’ultima famiglia degli occupanti aveva trovato domicilio altrove; in seguito, quando uno o più ignoti senza tetto, violando i primi sigilli, ne avevano fatto il loro domicilio di fortuna.

Guai ai poveri, vien da dire. Infatti, a ben vedere, anche nella ipotesi migliore, quella appena formulata dal governo cittadino, l’insieme dei problemi sociali che hanno fatto da contesto alla occupazione di quella palazzina, si riproporrebbe, assai più impegnativo di prima, per ammissione degli stessi assessori competenti. Vediamo dunque con chiarezza, ripercorrendo, per sommi capi, la vicenda decennale che ha preso corpo (e anima), nella palazzina e dintorni. 

venerdì 11 settembre 2020

ACQUISIRE PER USO SOCIALE IMMOBILE DI PROPRIETÀ DEL DEMANIO MILITARE


Noi cittadini/e e associazioni, attivi/e nella città di Asti, richiediamo che l'Amministrazione Comunale ponga in essere sollecitamente le necessarie procedure per acquisire l'immobile sito in Asti, Via Allende n. 13.

Il suddetto immobile, di proprietà del Demanio Militare e da tale struttura non più utilizzato, per alcuni anni è stato abitato da 6 nuclei familiari, con minori, sfrattati e senza possibilità di reperire sul mercato idonea abitazione, causa assenza reddito o reddito bassissimo.

Si è trattato senza dubbio di occupazione senza titolo. Al di là di quello che ognuno/a ne possa pensare, è un fatto che nella nostra città esista un drammatico bisogno abitativo non soddisfatto. Per singoli/e e nuclei familiari a basso - o zero - reddito, il libero e costoso mercato immobiliare non è una soluzione praticabile, e l'edilizia residenziale pubblica è stata progressivamente abbandonata ad una residualità evidente, con liste d'attesa lunghissime e, di fatto, assolutamente inefficaci a dare le risposte che servirebbero. 

venerdì 29 maggio 2020

Casa del Popolo “Bene Comune”. Ricontrattare il mutuo.

Molte esperienze aggregative, ispirate ai valori e alle promesse della Costituzione del 48, hanno attraversato questi spazi, talora domiciliandovi. Non a caso. Qui si respira una storia di famiglia, di quelle che legano sentimentalmente le generazioni. Il nome ben in vista sotto l’arcata di ingresso “Santa Libera”, rimanda ad una vicenda di dissidenza comunista del 900, quando la dissidenza non era mai l’impennata di qualche singolo, ma l’accreditarsi consapevole di una comunità di “liberi ed eguali”, vale a dire l’accesso alla Politica, quella della sovranità popolare. In quel caso, l’episodio ha arricchito, con altri, un confronto politico sottotraccia, che è giunto fino a noi ed ha alimentato la letteratura accademica e militante che va sotto il titolo, la “Resistenza tradita”.

Una storia che è finita, diciamocelo. Come la grande storia del “secolo breve”, in cui è inclusa. Ma quella del secolo non è finitaa tavolino”, nel corso di un confronto più o meno aspro nei toni, bensì in un processo politico e sociale, aspro di conflitti, meno aspro nei compromessi e infine concluso con la vittoria, senza fare prigionieri, di chi ha sempre sostenuto le “ragioni” del capitale, che è quel particolare rapporto sociale, e storico, in cui vengono messi “a valore” il lavoro e adesso, se possibile, la vita biologica stessa.

Quella storia del secolo, nel 2006, anno di apertura della Casa del Popolo, era già agonizzante. Però, come tutte le storie vere, ha lasciato memoria di sé, rimpianti, ferite, conti aperti. Ha lasciato delle tracce e da quelle, nel ribollire dell’immanenza e delle infinite possibilità del reale, come direbbe Filippo, filosofo errante della Casa, ha ripreso un nuovo corso. 

  FONDO DI RESISTENZA   con i pregiudicati della ex Mutua SOMMA VERSATA A TUTT'OGGI     7300 e...